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Melley e Centi: "Perché non è stata fatta una zona rossa nel Ponente portando così tutti in arancione?"

Question time

La Spezia - Si aggiunge il question time richiesto sulla gestione dell'emergenza Covid da parte della Regione dai consiglieri Guido Melley e Roberto Centi all'ordine del giorno della prossima seduta di consiglio comunale. Lunedì sera, in diretta sul canale YouTube del consiglio spezzino, l'assessore alla Sanità Filippo Ivani risponderà al quesito posto da Leali a Spezia: "Perché la Regione non ha istituito una zona rossa nel Ponente evitando il passaggio di tutta la Liguria in arancione?"

Di seguito riportiamo il testo dell'intervento che accompagna la richiesta.

Gestire una pandemia su scala nazionale è un’impresa oggettivamente molto difficile e coniugare la necessità di provvedere alla tutela della salute e nel contempo di salvaguardare le giuste esigenze delle più disparate attività economiche è compito davvero arduo a tutti i livelli decisori.
Nel nostro Paese proprio in ordine alla questione delle limitazioni ed alle restrizioni sui movimenti delle persone e sull’apertura al pubblico di molte attività commerciali (bar e ristoranti ma non solo) si sono prodotti profondi contrasti nei rapporti tra il Governo centrale e le Regioni. Anche in questi ultimi giorni abbiamo assistito a reciproche accuse per le decisioni assunte sui diversi territori in relazione all’andamento del contagio rilevato in base all’oramai famoso indice RT.
In Liguria la questione si è riproposta in maniera evidente nella prima quindicina di febbraio, quando sono via via peggiorati i dati rilevati su base regionale per l’indice RT a causa in particolare di un aumento dei contagi nelle zone del Ponente ligure.
Dal primo febbraio in tutto il territorio regionale sono stati registrati quasi 5.000 nuovi contagi, ma di questi quasi 1.200 solo nella provincia di Imperia: in termini percentuali 1 nuovo contagio su 4 e venuto allo scoperto nell’’imperiese dove vive però 1 ligure su 8.
Si è dunque verificata una impennata del virus in quelle zone del ponente ligure (anche a causa dei movimenti transfrontalieri con la vicina Francia) e c’era da aspettarsi una immediata iniziativa di carattere sanitario per arginare la diffusione del virus da parte della Regione in collaborazione con i Comuni interessati, la Prefettura e lo stesso Ministero della Salute.
Per almeno dieci giorni non si sono invece registrate azioni incisive per contenere la crescita dei contagi nell’imperiese e questa situazione ha condotto all’innalzamento incontrollato dell’indice RT su scala regionale, che ha poi comportato il passaggio di tutta la Liguria da “zona gialla” a “zona arancione” a partire da domenica 14 febbraio sino alla fine del corrente mese.
Il passaggio a “zona arancione”, comunicato dal Ministero sabato 14 febbraio dopo aver elaborato i dati liguri e senza un minimo preavviso, ha comportato provvedimenti di natura restrittiva che hanno penalizzato in particolare i ristoranti, i bar e le strutture ricettive che avevano confidato su una prima parziale ripresa delle proprie attività.
Immediatamente il Governatore Toti ha scaricato la colpa delle decisioni assunte sul Ministro della Salute Speranza imputandogli un’assenza di sensibilità nei confronti degli operatori della ristorazione e dei pubblici esercizi, seguito a ruota da fedeli amministratori pubblici di centrodestra liguri tra cui il Sindaco della Spezia Peracchini.
Nel frattempo però in altre Regioni avvenivano cose diverse.
Per circoscrivere aree territoriali con contagi in forte crescita alcune Regioni hanno istituito “zone rosse” delimitate, allo scopo comunque di non dover aumentare le restrizioni sul restante territorio regionale: cosi è successo in Lombardia, Umbria, Marche dove l’ente regionale ha concertato con i Comuni interessati e le rispettive Prefetture le nuove limitazioni da introdurre.

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