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Ultimo aggiornamento: Martedì 19 Febbraio - ore 22.40

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La minoranza: "Asti in conflitto di interessi". Lui: "Cataloghi donati"

Alcuni gruppi di opposizione chiedono all'assessore di fare un passo indietro sulla scia di un articolo apparso su un giornale locale. La risposta: "Non ho più ruoli in Brain o Startè, e sono stati risparmiati soldi pubblici".

Chieste le dimissioni
La minoranza: "Asti in conflitto di interessi". Lui: "Cataloghi donati"

La Spezia - Botta e risposta tra l'opposizione e l'assessore alla Cultura Paolo Asti. Da una parte alcuni gruppi di minoranza hanno infatti chiesto le dimissione del membro della giunta sostenendo che si siano verificati episodi riconducibili al conflitto di interesse. Dall'altra Asti risponde di non aver nulla da nascondere, e rigetta ogni accusa.

"Siamo oltre il conflitto di interesse, Asti si dimetta se conserva ancora un minimo di decenza". Così Federica Pecunia, Pd, Guido Melley, LeAli a Spezia, Massimo Lombardi, Spezia bene comune, Paolo Manfredini, Partito Socialista, Luigi Liguori, Spezia bella, forte e unita, nel corso della giornata, facendo riferimento a uno "scenario inquietante, oscuro ed ambiguo, frutto di gestione personalistica della cosa pubblica. Forse Asti pensa che fare l’assessore significhi occupare le istituzioni, organizzare eventi che coinvolgono società private ed associazioni a lui riconducibili, scavalcando completamente procedure e regole amministrative". Il riferimento dei consiglieri di opposizione è a un articolo pubblicato da un quotidiano locale in cui l'assessore viene indicato come titolare di troppi ruoli nel comparto culturale (avendo avuto incarichi all'interno della società Brain e dell'associazione Startè) e di aver in qualche modo sovrapposto l'ambito pubblico con gli interessi privati, nell'organizzazione di due mostre al Camec e nella fornitura dei relativi cataloghi.

"Ci chiediamo se esistono atti che conferiscono incarico formale alla società di Asti per l’organizzazione delle due mostre al Camec citate; se esistono atti che comprovano i passaggi e le destinazioni di denaro delle sponsorizzazioni “minori”. E chiediamo formalmente di renderli pubblici e consultabili. L’unica cosa seria che può fare Asti, oltre a chiarire alla città la sua posizione in queste vicende, è dimettersi. Chiediamo al Sindaco Peracchini se era a conoscenza della situazione, di esprimersi in merito e di revocare le deleghe ad Asti", concludevano i consiglieri di opposizione.

Corposa la risposta di Asti: "Colgo nelle intenzioni dei firmatari della richiesta di dimissioni non la volontà di apprendere informazioni ma quella di un processo sommario. La politica ne ha visti molti in questi anni e quindi non mi stupisce, anche se colgo che il documento è privo delle firme di alcuni gruppi di opposizione a cui, insieme ai cittadini, voglio prontamente offrire alcuni chiarimenti".
"Per quanto riguarda Brain srl, ho consegnato le dimissioni da amministratore il 18 giugno 2018 - spiega l'assessore - e in sede assembleare sono state recepite il 27 dicembre scorso con la nomina del nuovo amministratore. Brain, da quando ho assunto l’incarico di assessore, non ha mai intessuto rapporti di natura commerciale e/o servizi con il Comune della Spezia o istituzione ad esso collegata e neppure con le società risultate presenti in catalogo come sponsor o sostenitrici. Brain è una casa editrice e come tale edita cataloghi che sono messi in vendita (basta passare nelle librerie del centro) e da qui ottiene i ricavi per far fronte ai costi. Brain srl non ha mai organizzato alcuna mostra al Camec o nei musei cittadini. Brain ha donato al Camec 100 cataloghi relativi alla mostra di Andrea Bianconi e 100 relativi a quella di Pietro Bellani. Un omaggio non dovuto, né richiesto, ma che ha permesso di creare un notevole risparmio all’amministrazione che solitamente ne stampa 500 (quota minima necessaria per ottimizzare i costi) per mostra lasciando poi che centinaia di queste giacciano nei magazzini. I costi sono tutti identificabili in base a determine di spesa. Preciso che fin dal suo atto costitutivo Brain esclude per il suo amministratore un compenso economico e così è stato per tutto il mio mandato.
In merito a Startè - continua Asti -, preciso che, così come da verbale del 17 marzo 2018, ho rassegnato le mie dimissioni e con me è decaduto il precedente comitato direttivo.
Come ha riportato nel mese di marzo anche la stampa nazionale, ha assunto l’incarico di presidente con direttivo completamente rinnovato il professor Valerio Dehò docente di Estetica all’Accademia di belle Arti di Bologna e il comitato direttivo successivamente ha nominato un comitato scientifico di chiara fama. Trovo infamanti, nei confronti del chiarissimo professor Dehò le accuse rivolte alla riconducibilità a me di Startè. Sono reo, questo sì, di averla costituita e fatta crescere negli anni. Startè è un’associazione che, facendo rete, ha sedi in Italia, tra cui a Bologna presso lo studio del professor Dehò in Via Zago 7 e a Stoccolma e in altre città del mondo avvalendosi della disponibilità ad essere ospitate negli studi dei suoi sostenitori".

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