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L'associazione degli esuli: "Foibe non vicenda politica ma identitaria"

Il delegato spezzino Manco prende le distanze dai ringraziamenti a Casa Pound.

L´associazione degli esuli: `Foibe non vicenda politica ma identitaria`

La Spezia - "Alla nostra associazione non interessano le appartenenze politiche, ma soltanto i contenuti e la condivisione degli stessi che trattano della tragica storia della nostra gente. Perché il ricordo di questa tragedia, così come i morti, non possono e non devono avere un colore politico. Prendo, pertanto, le distanze da qualsiasi forma di attribuzione politica si volesse dare all’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, nonché dalle parole di chiunque non sia stato autorizzato a parlare per essa, nei discorsi istituzionali così come in quelli privati". A scrivere è Andrea Manco, delegato dell'ANVGD per la Spezia. Righe che vogliono mettere a tacere la polemica politica nata dopo le celebrazioni del Giorno del Ricordo di questa mattina in Sala Dante. Prende la parola Armenio Amorino, profugo di Pola, e ringrazia Casa Pound. Di fronte il sindaco Massimo Federici, sindaco dell'amministrazione di sinistra che ha organizzato la giornata. Che si toglie la fascia e va via.
Uno strappo che Manco prova a ricucire, prendendo sostanzialmente le distanze da Amorino. "All’interno della nostra associazione ci sono esuli e persone di destra, di centro e di sinistra, che hanno come unico scopo quello di ricordare e tenere vivo il ricordo di quella che fu la pulizia etnica perpetrata dai comunisti jugoslavi di Tito, e che ha subìto in Italia un depistaggio storico per troppi anni. Ma anche di ricordare il profondo amore verso l’Italia dimostrato dalle 350mila persone che scapparono da quelle terre per rimanere italiane, e vive".

"La nostra associazione è la maggiore rappresentante sul territorio nazionale degli italiani fuggiti dall'Istria, da Fiume e dalla Dalmazia al termine della seconda guerra mondiale sotto la spinta della pulizia etnica delle milizie jugoslave e lo spettro delle foibe; ne derivò l'esodo di 350.000 persone di ogni ceto sociale e la morte violenta di migliaia di innocenti nelle foibe. A 70 anni da quegli eventi, prima e seconda generazione degli esuli istriani, fiumani e dalmati in tutta Italia collaborano e si confrontano per il riaffioramento di quella pagina di storia italiana negata per decenni per motivi di politica internazionale. Ne consegue anche la battaglia quotidiana per il mantenimento dei valori culturali e tradizionali di quelle terre a cui sono stati strappati, agevolata dalla Legge 92/2004 di istituzione del Giorno del Ricordo che ogni 10 febbraio riporta sotto i riflettori quei dolorosi eventi ma nel contempo anche i valori di identità nazionale a cui gli Esuli istriani, fiumani e dalmati sono legati, e fa del Giorno del Ricordo un momento di riflessione per tutta la Nazione, in cui le parole foibe ed esodo istriano, fiumano e dalmata vengono ravvivate nel loro significato più drammaticamente profondo ma nel contempo in una fiduciosa prospettiva.
La nostra disponibilità a partecipare a convegni, cerimonie e dibattiti è sempre stata aperta a tutti e verso tutti, indipendentemente dalla loro appartenenza politica, e sempre lo sarà. A destra come a sinistra. Perché solo ricordando, tutti assieme, si potranno superare quelle barrire ideologiche che sono state per troppo tempo la causa del nostro oscuramento storico e culturale. La nostra, infatti, non è una vicenda politica, ma identitaria".

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La Spezia, 11 febbraio 2017 - 11/02/2017






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