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Ultimo aggiornamento: Martedì 18 Giugno - ore 15.50

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Indebitamento pro capite in calo da nove anni

Dai 758 euro a persona del 2010 si è gradualmente arrivati ai 460 euro del 2018. Nei servizi pubblici a domanda individuale qualcosa non torna nei conti alla voce "Teatro, musei e sale polivalenti".

I mutui comunali residui
Indebitamento pro capite in calo da nove anni

La Spezia - I 95.378 residenti del comune della Spezia del 2010 chiusero l'anno con un fardello ideale di 758,75 euro di indebitamento ciascuno. A costituire questa somma era l'importo che il Comune doveva ancora pagare per i mutui accesi negli anni precedenti. Facendo un semplice calcolo nove anni fa Palazzo civico doveva alle banche qualcosa come 72 milioni di euro. Lo si legge nel bilancio consuntivo dello scorso anno, che sarà presto discusso in consiglio comunale. Il 2018 si è chiuso con un indebitamento pro capite pari a 460,67 euro, a fronte di una popolazione di 93.229 spezzini. L'ammontare dei mutui residui era dunque poco inferiore ai 43 milioni di euro. Sarebbe sbagliato, però, pensare che la contrazione del debito sia avvenuta in un sol colpo.

Nel 2011 l'indebitamento era di 740,42 euro a testa, sceso a 691,32 nel 2012 e ulteriormente diminuito nel 2013, per un valore di 657,49 euro. Negli anni seguenti il trend
veniva confermato: 623,34 euro nel 2014, 577,74 nel 2015, 513,48 nel 2016 e infine 485,20 euro nel 2017. Un calo costante, dettato dalle politiche della spending review, accompagnato da una parallela discesa in termini demografici.

Rimanendo sui numeri del bilancio consuntivo del 2018 ci si imbatte anche nella tabella della copertura dei servizi pubblici a domanda individuale, ovvero quelle attività gestite direttamente dal Comune di cui non c'è obbligo istituzionale, che vengono utilizzate a richiesta dell'utente e che non sono state dichiarate gratuite per legge nazionale o regionale.
Per quanto riguarda la residenza per anziani Mazzini e per i centri diurni Palazzo civico aveva previsto una spesa di 4 milioni e 164 mila euro e un gettito di 2 milioni e 870mila euro, per una copertura stimata del 68,91 per cento. Le cose sono andate diversamente, con una spesa di 5 milioni e 338mila euro e un gettito di poco superiore ai 3 milioni, pari a una copertura effettiva del 56,56 per cento.
E' andata meglio per quel che riguarda gli asili nido, dove si prevedeva una copertura del 27,35 per cento, derivante da un gettito di 361mila euro su una spesa di un milione e 319mila. Il costo del servizio per il Comune è stato di un milione e 399mila euro e il gettito pari a 429mila, equivalente a una copertura del 30,7 per cento.
Ha rispettato le aspettative anche la copertura delle spese delle refezioni scolastiche, dove a fronte di una spesa di 2 milioni e 867mila euro ci sono state entrate per un milione e 793mila euro: la copertura prevista era del 63,54 per cento, praticamente uguale a quella reale, pari al 62,53 per cento.
Ottimo l'aumento della copertura per i servizi inerenti gli impianti sportivi. A inizio anno il Comune stimava una spesa di un milione di euro ed entrate per 290mila, mentre al 31 dicembre i costi sostenuti sono stati solamente 483mila euro, a fronte di 235mila euro di gettito. La copertura è passata così dal 27,26 per cento atteso al 48,67 per cento realizzato.
Non è andata altrettanto bene per i soggiorni estivi per anziani, minori e disabili. La spesa è passata dai 30mila euro previsti ai 37mila effettivi, mentre il gettito è sceso da ottomila a poco più di 5mila euro. La copertura è scesa così dal 26,53 per cento previsto al 15,06.
Chiude l'elenco dei servizi pubblici a domanda individuale la voce relativa a teatri, musei e sale polivalenti. Ma c'è un però, perché deve essere stato commesso qualche errore nel riportare le cifre.
L'amministrazione comunale scrive infatti che era prevista una copertura del 22,04 per cento per la spesa attesa di 2 milioni e 951mila euro: il gettito preventivato era infatti di 650mila euro. Nella colonna accanto si legge però che il gettito è stato superiore (746.219,19 euro) e la spesa sostenuta inferiore (1.947.780,75 euro). La copertura realizzata dovrebbe quindi essere ben superiore al previsto, precisamente dovrebbe essere del 38,3 per cento, mentre viene riportato un dato equivalente al 22,63.
La domanda sorge spontanea: dove sta l'errore? Nel calcolo della percentuale o nella trascrizione delle somme di denaro? E dire che la pratica è stata licenziata ieri dalla commissione Bilancio senza che nessuno dei consiglieri sia intervenuto con un quesito o una considerazione...

Aggiornamento del 19 aprile: leggi qui la precisazione rispetto all'errore presente nel documento.

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