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Incontro-dibattito sul ddl Pillon, con la madre di Federico Barakat

giovedì 29 da Caran
Incontro-dibattito sul ddl Pillon, con la madre di Federico Barakat

La Spezia - Il Comitato “No Pillon” della Spezia prosegue la sua mobilitazione per il ritiro del disegno di legge su divorzio e affido dei figli, proposto dal senatore leghista Simone Pillon (nella foto), che rischia di riportare indietro di mezzo secolo il diritto di famiglia poiché rende più difficile e costoso separarsi e mette in pericolo la protezione dei figli all’interno delle relazioni familiari, soprattutto nei casi in cui ci sia violenza.

Dopo la manifestazione che si è svolta il 10 novembre scorso sotto i portici di via Chiodo, giovedì 29 novembre è previsto il primo incontro-dibattito di approfondimento su contenuti del disegno di legge che attualmente è all’esame della commissione Giustizia della Camera. L’appuntamento è per le ore 17,30 presso la Sala Caran, in via Genova 1, dove interverranno la senatrice Anna Rossomando, vicepresidente del Senato e membro della commissione Giustizia di Palazzo Madama, Maria Serenella Pignotti, neonatologa, pediatra e medico legale che svolge sua attività presso l’ospedale pediatrico Mayer di Firenze, e Antonella Penati, presidente della onlus “Federico nel cuore”, da lei stessa creata per ricordare il figlio Federico Barakat che il 25 febbraio del 2005, quando aveva solo 8 anni, fu ucciso a coltellate dal padre durante un incontro “protetto” presso la Asl di San Donato Milanese.

Un fatto di cronaca sconvolgente che avrebbe potuto essere evitato se le istituzioni, servizi sociali, forze dell’ordine e tribunale dei minori, avessero preso sul serio gli allarmi della madre del bambino sulla pericolosità dell’uomo che si era reso protagonista di soprusi, violenze e stalking che allora non era ancora punibile come tale (la legge su questo reato fu approvato solo nel 2009). Per l’uccisione di Federico finora nessuno ha pagato: il padre si è tolto la vita subito dopo e gli assistenti sociali sono stati assolti dalla Corte di Cassazione. Il caso adesso è al vaglio della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, a cui la donna si è rivolta per ottenere giustizia.

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