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Il grido d'allarme di Ipasvi: "Possibili conseguenze della manovra sulle cure erogate"

Il grido d'allarme di Ipasvi: "Possibili conseguenze della manovra sulle cure erogate"

La Spezia - "Il ruolo di Ordini e Collegi, in particolare di quelli che rappresentano le professioni sanitarie, è duplice: da un lato devono promuovere il riconoscimento professionale dei propri iscritti, e dall'altro rimarcare la necessità di prestazioni sanitarie dignitose".
Francesco Falli, presidente di Ipasvi La Spezia, commenta gli effetti preventivabili della manovra economica sulle cure erogate: "Gli interventi in questo senso non hanno una valenza politica pura, di schieramento: essi nascono a seguito dell'analisi di provvedimenti potenzialmente produttori di cambiamenti significativi nel sistema sanitario nazionale".
"Ne costituisce un esempio la manovra economica varata dal Governo nei giorni scorsi: lasciando doverosamente alle organizzazioni sindacali il compito di valutare il blocco delle retribuzioni, come Collegio Infermieri spezzino non possiamo fare a meno di notare i pericoli che derivano, sul piano della qualità delle cure, da un limite del turn over:nella Pubblica Amministrazione sono previste quote non superiori al 20%.
Come potrà un ospedale che in un anno perde 15 o 20 Infermieri mantenere allo stesso livello le prestazioni dell'anno precedente con 3 o 4 nuovi assunti?
Verranno obbligatoriamente chiusi reparti e accorpati servizi, proprio come si verifica ad ogni estate-ma in questo caso sarà per sempre".
"Ci auguriamo - continua l'accorata nota - che le prime osservazioni, anche di elevati responsabili della compagine di Governo, sulla possibilità di derogare questi rigidi limiti in campo sanitario siano seguite dai fatti. Seguire la via del risparmio e del raziocinio dei costi è ottimo anche per noi: in questi anni, siamo stati tutti testimoni di forti sprechi, dunque non c'è -da parte nostra- una contrarietà ideologica, anzi.
Ci domandiamo però se è opportuno rischiare, con gli effetti combinati della manovra e dell'adeguamento pensionistico all'Europa (donne in pensione a 65 anni), un drastico calo nelle dotazioni organiche di professioni sanitarie notoriamente composte in larga misura da donne: si pensi, appunto, alle Infermiere; alle Ostetriche; alle Assistenti sanitarie".

"E non si può negare un effetto negativo: chi resta a fare i turni in corsia, a 65 anni di età anagrafica, rischia di dover essere assistito, più che di poter prestare una assistenza di qualità. A favorire la fuga dai turni la storica assenza del riconoscimento, alla professione sanitaria di Infermiere, della qualifica di ''attività usurante'', certamente anche per una richiesta mal tarata, in quanto la possibilità di tale riconoscimento dovrebbe, a nostro avviso, non riguardare l'intera categoria, che è composta anche da dirigenti, coordinatori,e assegnati ad attività non di assistenza diretta,ma limitata a particolari ambiti e contesti (turni, situazioni particolarmente usuranti,esposizioni ad agenti nocivi, radiazioni, gas anestetici)".

"Va spesa ancora una doppia valutazione su dati consolidati e certi,riconosciuti da tutti:il valore della formazione ed il valore della prevenzione degli errori sono ormai patrimoni acquisiti, al punto che rappresentano un requisito per l'accreditamento delle strutture sanitarie. Eppure, la manovra prevede un taglio del 50% ai fondi della formazione aziendale (corsi di aggiornamento), in netto contrasto con altre leggi vigenti (la 229 del 1999) che invece prevedono, per i professionisti sanitari, l'obbligo di partecipare al programma nazionale di educazione continua in medicina.
Nelle cause di errore sono indicate, da autorevoli studiosi o dallo stesso sito ufficiale del Ministero della Salute, lo stress (che si può sviluppare anche con turni di servizio ripetuti, dovuti a personale assente e non sostituito), il mancato aggiornamento (difficile da effettuare se si taglia la metà dei corsi aziendali), il clima ambientale legato al luogo di lavoro. Proseguendo su questa rotta, il rischio, concreto, è che si lavorerà con minor motivazione e maggior conflittualità. Il contesto sanitario, invece, ben merita la costruzione preventiva di tutte le circostanze possibile atte a garantire al cittadino livelli civili di assistenza, cura, riabilitazione".
"Chiediamo alle forze politiche - si chiude la nota - una analisi attenta del ruolo, indispensabile, del personale sanitario infermieristico in termini di quantità e qualità: la prestigiosa rivista scientifica medica,la statunitense JAMA, ha titolato pochi anni or sono: ''meno Infermieri esperti, più morti nelle degenze americane''.
Un allarme crudo, ma ricco di significato.

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