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Ultimo aggiornamento: Martedì 14 Agosto - ore 22.39

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Il Pd ligure spiega il Rei, il M5s all'attacco: "Ennesima elemosine di Stato"

Il Pd ligure spiega il Rei, il M5s all'attacco: "Ennesima elemosine di Stato"

La Spezia - Accesso al Rei e polemiche. Mentre il Partito democratico regionale presenta le dinamiche per accedere al fondo, il Movimento 5 stelle definisce insufficiente la proposta presentata dal governo centrale.
In una nota, a seguito di un conferenza stampa che si è tenuta oggi, il Pd ligure ha come detto illustrato il nuovo strumento che verrà introdotto dal 1° gennaio 2018. Secondo i dati Istat del 2016, in Italia, un milione e 619 mila famiglie (circa 4,7 milioni di individui) vivono in condizioni di povertà assoluta. Si tratta del 7,9% della popolazione. A essere maggiormente colpite sono le famiglie con minori.
In Liguria, sempre secondo i dati Istat del 2016, le persone povere sono 104.324, di cui 24 mila minori e circa 41 mila famiglie. Nello specifico i dati Inps 2016 per la Liguria ci dicono che nella nostra regione, l’anno scorso, sono stati presentati 24 mila Isee sotto i 3 mila euro; 10 mila Isee sotto i 5 mila euro; 12 mila Isee compresi nella fascia 5 mila e 7 mila 500 euro.
“Si tratta lo strumento di contrasto alla povertà che sostituisce il Sostegno all'inclusione attiva (Sia) e l'Asdi, l'Assegno di disoccupazione – si legge in una nota del Pd -. Il Rei consiste l'assegno mensile che può variare da 190 ai 485 euro (a secondo della composizione del nucleo familiare) per una durata massima di 18 mesi, mentre dovranno passare almeno 6 mesi dall'ultima erogazione prima di poter fare una nuova richiesta. I beneficiari sono le famiglie con Isee inferiore a 6 mila euro e con figli minori o disabili, donne in stato di gravidanza o disoccupati ultracinquantenni. Per accedere a questo contributo è necessaria l’adesione a un progetto personalizzato per il superamento della condizione di povertà”.
La dotazione economica del Rei, a livello nazionale, è di 1,7 miliardi per il 2018 e 2,2 miliardi per il 2019. Si tratta di una misura strutturale. Una quota del fondo, 277 milioni nel 2018, sarà destinata a rafforzare la rete dei servizi sociali, per consentire alle persone a cui è rivolto il Rei di accedere a quest’opportunità (visto che le misure sperimentali di contrasto alla povertà degli anni scorsi – come il Sia – avevano scontato proprio una scarsa adesione da parte di una buona fetta di possibili beneficiari).
La quota del Rei che spetterebbe alla Liguria, secondo una stima basata sulla ripartizione del precedente Sostegno di inclusione attiva (e cioè del 2,1% del fondo totale) sarebbe di 31 milioni e 122 mila euro.

I nodi liguri. Per il Partito democratico i punti cruciali per la Liguria sono tre. “Per prima cosa, siccome c’è l’esigenza di allargare la platea dei beneficiari, il Gruppo del Pd aveva presentato una proposta di legge per chiedere alla Regione di stanziare altri 2,5 milioni di euro. Una misura che avrebbe garantito un sostegno economico e un progetto di reinserimento lavorativo ad altre 625 mila famiglie liguri. Ma la Giunta Toti non ha neppure voluto discutere il provvedimento. Altre Regioni, come la Toscana, hanno integrato il Rei”.
“La Giunta ligure, inoltre, deve approvare un atto di programmazione per adottare il Rei e far funzionare la rete dei servizi - si legge -: un anello fondamentale per l’effettivo successo di questo strumento. Solo informando le famiglie che possono beneficiare del Reddito di inclusione, infatti, la misura potrà raggiungere l’obiettivo per cui è stata ideata. Nel passato le domande presentate e approvate per misure simili in via sperimentale sono state inferiori rispetto alle attese. Facendo un esempio pratico, potremmo analizzare i risultati della sperimentazione avviata nel 2012 di una misura di contrasto della povertà limitata alle famiglie residenti nelle città italiane con più di 250 mila abitanti (si parlava di una somma mensile variabile fra i 231 e i 400 euro per un anno). Lo stanziamento, a livello nazionale, era di 38,2 milioni di euro, necessari a raggiungere 9623 nuclei familiari dei 129398 considerati eleggibili in base ai requisiti. In quel frangente le domande presentate furono 17484, ma ne risultarono idonee soltanto 6899, per un impiego di fondi pari a 26,4 milioni, abbondantemente al di sotto dello stanziamento. Non è un caso, quindi, che per il Rei il Governo abbia deciso di dedicare una parte del fondo (277 milioni su 1,7 miliardi a livello nazionale) proprio a rafforzare la rete.
In questo caso la Giunta regionale ligure svolge un ruolo determinante, anche se al momento, a due mesi dall’entrata in vigore del Rei e a meno di un mese (primo dicembre) della data a partire dalla quale si possono presentare le prime domande, dobbiamo constatare che la Liguria appare ancora impreparata. La Regione, quindi, faccia la sua parte e si sbrighi ad approvare l’atto di programmazione e a organizzare, anche grazie allo stanziamento dedicato al rafforzamento dei servizi (8,5 milioni per Liguria), un intervento capillare ed efficace, per raggiungere e aiutare tutti coloro che possono beneficiare del Rei”.

“Infine - conclude il Gruppo del Partito Democratico in Liguria - , nei prossimi giorni il nostro partito darà il via a una campagna informativa in tutta la regione – tramite l’affissione di manifesti – per far conoscere il più possibile il Reddito di inclusione”.

Botta e risposta tra Movimento cinque stelle e Partito democratico. Per il M5S Liguria l'introduzione del Rei in questo modo è “un'elemosina di Stato”.
“Ancora una volta il Partito Democratico - si legge nella nota del Movimento - getta fumo negli occhi dei cittadini rilanciando anche in Liguria il Reddito di inclusione, un provvedimento anche utile ma assolutamente frammentario e insufficiente per combattere la povertà nel nostro paese. Bastano le cifre per capire che i conti non tornano: il Reddito di inclusione promosso dal Governo a trazione dem all’interno del Bilancio darebbe un sostegno ad appena 400mila famiglie delle quasi 3 milioni che si trovano oggi in Italia al di sotto della soglia di povertà. Un’elemosina di stato che crea poveri di serie A e poveri di serie B e che non incide abbastanza su una piaga ormai dilagante e fuori controllo, anche grazie alle politiche del Partito Democratico in materia di lavoro e di pensioni”.
“Se davvero ci fosse la volontà di aiutare i cittadini italiani e liguri in difficoltà - proseguono -, basterebbe votare a favore della proposta nazionale di Reddito di cittadinanza del MoVimento 5 Stelle, di cui beneficerebbero 2 milioni e 760mila famiglie, pari a circa 8,3 milioni di persone, con contributi che arrivano fino a 1950 euro al mese per una famiglia in difficoltà con due figli a carico. Le coperture esistono, serve solo la volontà politica per farlo. Purtroppo tanto il centrodestra quanto il centrosinistra anche qui in Liguria hanno mostrato il loro vero volto, votando contro la nostra Proposta di legge di Reddito di cittadinanza ligure, che avrebbe garantito 400 euro al mese per 7000 liguri che vivono al di
sotto della soglia di povertà relativa minima”.
“Anche in questo caso le risorse c’erano - spiegano ancora dal Movimento cinque stelle -, come abbiamo dimostrato, ma il Pd (come Toti) allora preferì alzare un muro, preferendo fare propaganda politica e senza mai entrare davvero nel merito della proposta. Oggi quello stesso partito se ne esce con quest’aspirina somministrata ad un malato grave. Ben venga che qualcosa si muova: evidentemente la lunga battaglia del MoVimento 5 Stelle sul tema ha finito per partorire il topolino. Meglio di niente, ma sempre troppo poco”.

Non è tardata la risposta del Partito democratico che definisce “un aiuto a Toti” la ritrosia del Movimento nei confronti del Rei.
“La polemica dei grillini sul Reddito di inclusione, oltre a essere l’ennesimo aiuto a Toti, è pura propaganda - scrivono dal partito -. Perché il reddito di cittadinanza proposta, a livello nazionale, dal Movimento 5 Stelle costerebbe alle casse dello Stato 16 miliardi all’anno, quasi una finanziaria (e addirittura se fosse un reddito di cittadinanza reale il costo lieviterebbe a 350 miliardi di euro, tre volte il fondo sanitario nazionale). E quindi è chiaro che si tratta di una proposta impossibile da attuare. Il Reddito di inclusione proposto dal Governo e diventato legge è, invece, il primo vero importante strumento di lotta alla povertà messo in campo da decenni e si concentra su tutti coloro che vivono una situazione di grave bisogno. Lo stanziamento del Governo punta ad aiutare le famiglie con Isee inferiore a 6000 euro l’anno con minori a carico, 2disabili o in cui viva un disoccupato di età superiore ai 55 anni”.
Un aiuto concreto e non un libro dei sogni. Tra l’altro i dati forniti dai 5 Stelle sulla povertà sono completamente errati - scrivono dal Pd -. Secondo l’Istat le famiglie italiane in povertà assoluta (dato 2016) sono 1 milione e 619 mila e non 3 milioni. Sono semmai gli individui, che vivono in stato di povertà a essere oltre 4 milioni. Detto questo il Pd oggi ha voluto informare i cittadini di una misura reale di contrasto alla povertà a cui le persone possono accedere a partire da gennaio. Per il momento, dopo quasi 5 anni in Parlamento, il Movimento 5 Stelle è rimasto fermo alle proposte impossibili”.

A margine, il focus sui requisiti economici per il Rei

Ecco nel dettaglio quali requisiti occorre avere per accedere al Rei:
-valore Isee inferiore a 6 mila euro
-valore ISRE inferiore a 3 mila euro (cioè il reddito effettivamente disponibile, per esempio detratto l’affitto)
-un valore del patrimonio immobiliare inferiore a 20 mila euro, esclusa l’abitazione principale
-un valore del patrimonio mobiliare inferiore a 6 mila euro accresciuto di 2 mila euro per ogni componente del nucleo dopo il primo, fino a 10 mila euro
-nessun componente del nucleo intestatario di auto o moto acquistati nei 24 mesi precedenti la richiesta del beneficio.
-nessun componente intestatario di navi o imbarcazioni da diporto.

Inoltre, in via transitoria, sono richiesti alternativamente alcuni requisiti sulla composizione del nucleo:
-presenza di un minore,
-presenza di persona con disabilità e almeno un suo genitore,
-donna in stato di gravidanza accertata,
-presenza di un lavoratore di età pari o superiore a 55 anni in stato di disoccupazione che abbia cessato di beneficiare dell’intera prestazione per la disoccupazione.

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