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Il Pci spezzino: "Dove non ci sono diritti i lavoratori sono costretti a chinare la testa"

Caporalato nei cantieri
Il Pci spezzino: "Dove non ci sono diritti i lavoratori sono costretti a chinare la testa"

La Spezia - La vicenda emersa nelle ultime ore alla Spezia dove la Guardia di Finanza, a cui rivolgiamo un doveroso ringraziamento, ha sgominato un'organizzazione criminale di caporali che, approfittando del loro stato di bisogno, impiegava operai in attività pesanti e pericolose come la saldatura, la stuccatura e la verniciatura di super yacht pagandoli quattro o cinque euro l’ora senza permettergli ferie, nè riconoscergli straordinari, nè tantomeno la malattia fino a non retribuire chi rimaneva a casa, anche per positività al covid, dimostra, ulteriormente, come certe situazioni non riguardino solo la categoria dei braccianti e dei lavoratori agricoli ma siano molto diffuse sul territorio nazionale coinvolgendo molti altri settori lavorativi dove sfruttamento e minacce sono all'ordine del giorno.

Purtroppo, laddove non ci sono diritti, molti lavoratori sono costretti a chinare la testa per mangiare e per vivere, disposti ad accettare condizioni prive di tutela e dignità, a lavorare troppe ore di seguito senza riposo, a turni massacranti o a viaggi senza sosta.

Non c’è differenza nel mercato del lavoro quando il coltello dalla parte del manico lo ha chi ritiene legittimo lo sfruttamento e la legge, spersa in una miriade di contratti atipici di cui anche certa "pseudo" sinistra è complice, consente che lo sfruttamento della forza lavoro sia legittimo.

E' evidente come, nella nostra epoca, la cultura del lavoro, quella coscienza di chi ha il potere di fermare il Paese, quella capacità di sentire su di sé il dolore degli sfruttati, dei deboli, degli ultimi sia tutta da ricostruire e noi, Comunisti, abbiamo il compito di lavorare in quella direzione per rendere i problemi degli uni, i problemi degli altri; i problemi della società, collettivi.

Abbiamo il dovere di operare per rivendicare il diritto al lavoro e ricostruire una fondamentale coscienza di classe nel Paese riorganizzando i lavoratori nella consapevolezza che il problema é uno: la mancanza di diritti e di garanzie che permette di aumentare il profitto a chi fa del capitalismo la sua arma.

A noi il compito di rifiutare la rassegnazione a che tutto ciò sia inevitabile, quasi normale, di pungolare i Sindacati affinché nel Paese ci sia una reazione che imponga al Governo di mettere al centro dell’agenda politica la questione del rilancio del lavoro in piena sicurezza, le tutele per i lavoratori, l'istituzione di un salario minimo garantito adeguato al costo della vita

Solo dai diritti passa, infatti, il diritto a lavorare per vivere e a non soffrire o morire di lavoro, di qualunque nazionalità sia colui che in quel momento sta contribuendo al progresso della società di questo Paese.

L’episodio spezzino è emblematico della condizione in cui versa il mondo del lavoro, delle mancate tutele dei lavoratori in termini di diritti alla sicurezza, alla salute e a un'equa retribuzione, della facilità con cui la criminalità organizzata riesce a muoversi ed infiltrarsi all'interno del sistema degli appalti e dei subappalti nelle cui evidenti lacune il caporalato trova terreno fertile sul quale operare, della condizione di ricatto e omertà verso i propri sfruttatori che i lavoratori stranieri sono costretti a subire sotto la minaccia della perdita del lavoro e, quindi, del permesso di soggiorno.

Il Partito Comunista Italiano, oltre a sollecitare maggiori controlli nei luoghi di lavoro, soprattuto in periodi di emergenza come questi, auspica che la giustizia faccia il suo corso con una pena severa per la condotta criminale dei caporali e dei loro complici e, esprimendo massima vicinanza ai lavoratori, confida in un dovuto ed equo risarcimento nei loro confronti visto ciò che hanno subito in questi anni.

PARTITO COMUNISTA ITALIANO
Federazione della Spezia

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