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Il Pci di Porto Venere: "Palmaria un paradiso naturale. Questo masteplan non s'ha da fare"

fabio carassale
Il Pci di Porto Venere: "Palmaria un paradiso naturale. Questo masteplan non s'ha da fare"

La Spezia - “Diciamo no al masterplan, diciamo ancora una volta NO alla speculazione edilizia sull’Isola Palmaria! Salviamo l’isola Palmaria dal “modello Capri” e dai “red carpet” del Presidente Toti, dalle “white dinners” e dai “raduni x vip” del Sindaco Cozzani, iniziative che contrastano con la nostra storia e tradizione e che banalizzano le nostre vere peculiarità!” Lo scrive in una nota Fabio Carassale del Pci di Porto Venere che prosegue: “L’Isola Palmaria è una piccola isola della Liguria, in provincia della Spezia posta ad avamposto del “Golfo dei Poeti” facente parte del Comune di Porto Venere; L’isola riveste un enorme valore ambientale e storico culturale, il primo valore e’ certificato dall’essere Parco Naturale Regionale, zona SIC e area marina protetta, il secondo è dato dalla presenza di notevoli strutture difensive e fortezze di fine 1800.  Quest’isola, preservata nel tempo dalla speculazione edilizia anche per i vincoli militari esistenti, è stata liberata a suon di dinamite nel 2009 dall’ecomostro denominato “scheletrone”, unico esempio di sfregio edilizio all’isola compiuto nella sua storia e fortunosamente bloccato da un procuratore “d’assalto” nei primi anni ’70, purtroppo anche a seguito di un incidente mortale dove perse la vita un lavoratore dell’impresa costruttrice”.
“Questo paradiso ambientale -  scrive - costituito dalla famosa macchia mediterranea e da flora e fauna endemica, ora rischia di essere sottoposta ad un piano di valorizzazione dei tanti immobili demaniali non più in uso alla Marina Militare, transitati dal Demanio dello Stato in proprietà al Comune di Porto Venere, piano che prevederebbe anche la svendita e la privatizzazione di molti di questi beni attraverso operazioni edilizie e cambi di destinazione d’uso che, da quanto dichiarato dal Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, porterebbero quest’isola a diventare una sorta di “Capri della Liguria”; una visione aberrante e speculativa. Nei giorni scorsi pomeriggio, a Porto Venere, c’è stata la presentazione del cosiddetto “Masterplan per l’Isola Palmaria”, forte è stato il dissenso pervenuto ai rappresentanti istituzionali presenti, dissenso che ha molte anime e sfaccettature politiche, sociali, tecniche ed economiche, locali e non, ed è giusto che sia così quando si vuole mettere le mani su un patrimonio dell’umanità di rara bellezza e di fondamentale importanza per l’ecosistema e la tutela della biodiversità”.
“Il nostro punto di vista, da Comunisti, -  prosegue - pero’ non può che essere coerente con la ricerca, anche a livello internazionale, di un ambientalismo mirato alla salvaguardia del pianeta ma capace anche di fare emergere le contraddizioni e le responsabilità di una visione capitalistica della società basata essenzialmente sul profitto per pochi a scapito dell’intera umanità e a scapito del pianeta. Quello che emerge dallo “scenario 5 bis” del Masterplan, non previsto nella fase di redazione dello stesso ma scelto da una cabina di regia di autocrati, escludendo qualsiasi passaggio istituzionale negli enti democraticamente eletti, è lo scenario più impattante per l’ecosistema, quello che purtroppo armonizza i vari appetiti speculativi sull’isola, pronta ad essere sfruttata turisticamente sulla falsa riga di quanto già accade nelle limitrofe Cinque Terre (facenti parte dello stesso sito unesco) dove il turismo è divenuto insostenibile e dove il territorio serve solo ed esclusivamente quale quinta scenografica”.
“Anche il modello normativo e di governo della Palmaria -  scrive ancora - divenuta ora “area strategica regionale” e che vedrà la nomina di un Commissario Straordinario, che molto probabilmente porterà ad eliminare i passaggi democratici ed agevolare imposizioni normative, è da ritenersi inaccettabile in quanto non si ravvisano urgenza e necessità di “poteri straordinari”!  L’isola ha invece necessità di una bonifica dei siti militari abbandonati, di una bonifica delle situazioni di degrado civili, di lasciare spazio alla sua completa rinaturalizzazione, di dare gambe e energie al Parco Regionale (colpevolmente destrutturato negli ultimi anni e senza più nessuna risorsa umana dedicata), di garantire i servizi minimi essenziali alla popolazione residente e ai frequentatori; ma per realizzare tutto questo non è necessario un masterplan che prevede interventi, in massima parte edilizi, per circa 25 milioni di euro”.

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