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Il Dibba nel gelo per il no: "Andate e moltiplicatevi"

L'anchorman del Movimento cinque stelle arringa i trecento sotto il palco di Piazza Cavour: "Renzi è peggio di Belusconi. Il problema non è la Costituzione: sono questioni di soldi".

Il Dibba nel gelo per il no: `Andate e moltiplicatevi`
La Spezia - Un freddo glaciale per un comizio elettoral-referendario a tinte penstallate. Una Piazza Cavour raccolta in giubbottoni, sciarpe e cappelli multicolori, circa trecento cittadini hanno raggiunto il palco del "Io voto no tour", il treno no stop che sta girando l'Italia a sostegno del no dei Cinque stelle. E se a Sarzana hanno calato il garante Beppe Grillo, nel comune capoluogo arriva quell'Alessandro Di Battista, anchorman ormai conclamato del movimento, uomo di lingua e di piazza. Pubblico eterogeneo, qualche faccia nota, buona partecipazione soprattutto quando l'atmosfera inizia a scaldarsi. Terenzio Dazzini, il più giovane dei consiglieri comunali spezzini, apre la serata raccogliendo i primi consensi e aprendo l'intervento di Alice Salvatore, la consigliera regionale che sfidò Paita e Toti all'ultima tornata: "Ci stanno raccontando un sacco di balle, ci stanno ingannando. In Regione dicono che con la riforma si arriverebbe ad una sanità pubblica egualitaria. Falso perché basta un consiglio regionale virtuoso per fare questo. Anziché accordarsi con Verdini o De Luca. A questi signori che hanno fatto la Buona Scuola, non permettiamo di mettere le mani sulle nostre leggi". La gente avvolta nei propri indumenti, partecipa, discute, mentre sul palco si susseguono ritmati gli interventi dei parlamentari di passaggio dal Golfo.

Lo slogan ripetuto è quello che si propone nei passaggi televisivi: la truffa della vecchia politica che propone falsità pur di mantenere e anzi aumentare il proprio potere. Non rinunciano all'angoscia, come la chiamano loro, dei cittadini indipendenti e onesti.
"Fanno le riforme perché stanno perdendo consenso. Convincete la gente ad andare a votare spiegando cosa è la riforma". "Chi vuole la riforma sono quei poteri forti che manipolano e gestiscono i mercati finanziari".

Tanti giovani, soprattutto fra i 25 e i 30 anni, la cosiddetta generazione 0. Attenzione e applausi: a loro parlano persone soltanto di una decade più grande rispetto a loro e l'esposizione è chiaramente enfatica. Gli sprechi, la qualità e velocità delle leggi, il problema "non è la Costituzione". La senatrice Paola Taverna, di greve disinvolta espressione, apre il gran finale in mano al Dibba: "Un uomo di 91 anni non può guidare il cambiamento. L'articolo 70 è una follia, non percepiscono niente del reale. Ce la facciamo per una volta a non fargliela passare? Sono 40 anni che ci pigliano per il culo, io voglio tornare a casa, a fare la mamma. Questa è una rivoluzione". Eccolo Di Battista, accolto da una botta di "grande Dibba", decine di smartphone tesi per ricordi multimediali: "Le cosche sono ovunque anche qui in Liguria. Questi soggetti altamente pericolosi sono in Parlamento. Il problema sono quelli che pur di mantenere la poltrona accettano di stare vicino ai primi". Bacchetta seccamente Violante, definito non coraggioso per non essersi espresso contro il partito su De Luca. "Loro votano perché così devono votare, se ne vergognano e te lo vengono a dire a tu per tu. Questioni di soldi, di finanziamenti e di decreti per questo o quell'altro imprenditore che sgancia soldi e detta la linea politica". Chiama prodotti tossici i provvedimenti, scorrendoli uno per uno: "E' come se uno che ti ha rubato in casa per trent'anni ti proponesse di cambiare la serratura della tua porta di casa, curandosi delle tue chiavi. Hanno paura del cittadino che s'informa, che si muove, che è qualcosa di più di una persona che sta sul divano davanti alla televisione. È così che si sfalda la sanità pubblica in funzione di arricchire quella privata che rende il favore pagando questa o quella campagna elettorale".

Infine l'attacco al premier: "Renzi è più pericoloso di Berlusconi - riattacca -, schierarsi è dura ma necessario. Oggi ci tocca girare l'Italia per difendere il diritto di voto. Schierarsi vuol dire perdere delle relazioni, ma anche magari cambiare vita, camminare a testa alta, orgoglioso per ciò che stai facendo. Loro sono legati ai finanziatori e alle nomine partitiche, abituati agli agi dei palazzi, alle reverenze, ai privilegiodipendenti, e se il popolo perderà la possibilità di votare perderà anche la sovranità. Andate e moltiplicatevi". Sipario.
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Il pubblico presente al comizio di Alessandro Di Battista e Paola Taverna Archivio CDS


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