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Ultimo aggiornamento: Giovedì 17 Agosto - ore 22.31

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Grillo: "Nel '72 io c'ero. Oggi il Pd non ha compattezza e credibilità del Pci di allora"

L'ex senatore, uno dei padri del centrodestra, commenta la svolta: "Ci battevamo contro un partito radicato. Dopo la compattezza elettorale, Peracchini dovrà collaborare in un territorio storicamente in mano loro. E fare ciò che promette".

Grillo: `Nel ´72 io c´ero. Oggi il Pd non ha compattezza e credibilità del Pci di allora`

La Spezia - Secondo piano di Via Tommaseo, civico 18, pieno centro città. Il 30 maggio del 1972 la Democrazia Cristiana vinceva le elezioni e contemporaneamente metteva in scena un autentico suicidio politico. Quella che sarebbe dovuta essere la nuova maggioranza non si presentò in consiglio comunale perché impegnata a litigare internamente. Corsi e ricorsi storici che uno storico anti-comunista come Gigi Grillo non può aver dimenticato: "Quella sera io c'ero e ricordo perfettamente i motivi di quella lite, una questione di poltrone. Il candidato vincitore aveva semplicemente promesso a troppi consiglieri un posto da assessore: cinque posti soltanto per quindici candidati. Alle 5 del pomeriggio nella storica sede dalla Democrazia Cristiana scoppiò la rivolta che finì sui giornali nazionali. Ecco perché toccò al commissario prefettizio Giuseppe Foti. Con Valerio Cremolini e Gaetano Russo entrai comunque in consiglio comunale e per dodici anni ho combattuto battaglie da capogruppo senza mai arrivare alla svolta. E' una vittoria che richiama persone che si sono battute per decenni come Bruno Massi, il dottor Vasco, il maestro Peroni, lo stesso Sergio Melley. Eravamo un bel gruppo, facevamo le 3 del mattino in consiglio comunale, senza prendere alcun gettone di presenza".

Una svolta che accade oggi.
"Ho scritto un messaggio a Peracchini, gli ho fatto i complimenti: ha condotto una campagna esemplare, presentandosi come un moderato e una persona attenta ai problemi della città. Sono soddisfatto per la positività del tanto agognato ricambio generazionale, mi rammarica non esserci da protagonista ma ai miei tempi c'era un Pci compatto, che ci credeva fermamente, che costruiva consenso. Oggi il Pd non è la stessa cosa".

Se, in luogo della candidata Chiarandini, Peracchini si fosse candidato cinque anni fa cosa sarebbe successo?
"Avrebbe probabilmente perso perché le condizioni erano molto differenti. Renzi ha prodotto divisioni enormi, il Pd si è via via sempre più isolato e in queste circostanze si è consumato il divorzio. Il più grande merito del centrodestra è essersi presentato all'appuntamento compatto".

Quali saranno i problemi più grandi per il nuovo sindaco?
"A Genova e Spezia esistono realtà molto omogenee. I comuni sono da sempre utilizzati come fucine per far crescere i propri gruppi dirigenti. Vengono meno alcuni centri di potere, ma chi ha ereditato la struttura farà i conti con il radicamento. Non solo: i dirigenti pubblici non si improvvisano e in circostanza siffatte può non essere semplice lavorare con chi indipendente non è. Il Comune è una macchina complessa, bisogna saper collaborare".

Come un sindaco può cambiare la storia di un territorio?
"Facendo poche cose, concrete, rendendosi conto da subito quali siano le risorse economiche a disposizione. Mi spiego: se si attarderà a spiegare un concetto vacuo come il "polo della difesa" invece di parlare della compresenza di un arsenale marittimo e di un cantiere navale, si perderà del tempo. L'approccio è fondamentale, per dare occupazione in breve tempo".

Altre idee?
"Oggi il Golfo registra la prossima chiusura della centrale termoelettrica. Negli anni '60 quando Enel si insediò la città non aveva alternative. Altra questione la Snam: se si vuole parlare di nautica seriamente, bisogna allontanarla dal Golfo. Si può fare a Ventimiglia senza perdere nemmeno un posto di lavoro. E perché no, fare la spiaggia in diga, che non costerebbe chissà quale cifra, per mandare al mare gli spezzini, e riprendere il famoso progetto del tunnel per Monesteroli, a suo tempo elaborato dall'ingegner Ferrari, finanziandolo con il project financing".

Giovanni Toti è il principe delle campagne elettorali. Quello che tocca diventa ora, pare.
"Devo dire che è un grandissimo comunicatore. E' stato bravo come governatore a portare la Liguria alla ribalta nazionale, è la sua miglior qualità. Dopo di che mi auguro che assieme a tutto questo, si dedichi di più al governo regionale. E' giovane, può ancora crescere, deve portare avanti il lavoro nella regione che governa, perché per Milano o Roma c'è tempo".

E Salvini: più un leader o una mina vagante?
"Se c'è un dato omogeneo in queste elezioni amministrative è che a vincere è la protesta. La gente sente la crisi, lo stesso Visco quindici giorni fa, ha chiarito che ci siamo ancora perfettamente dentro. Una crisi che non si vedeva dall'Unità d'Italia. La gente è preoccupata e penalizza chi governa. A livello nazionale il malcontento è stato colto da Grillo che non ha nulla da proporre e non ha prodotto una classe dirigente; a livello locale saltano i governi che sono in sella. Salvini è stato bravissimo a contribuire alla vittoria, poi si tratterà di vedere se saranno capaci a seguire e rispettare una linea comune. Ricordo la fatica che facemmo con Berlusconi nel '94 a mettere d'accordo Fini e Bossi nell'allora coalizione che vinse le elezioni".

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