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Franciosi e lo strappo di Renzi: "Qui abbiamo intrapreso un percorso per riunire il centrosinistra"

La coordinatrice provinciale di Italia Viva 'difende' le scelte nazionali del suo partito ma chiarisce che i territori non c'entrano: "Sono convinta che si possa stare tutti insieme, bisogna ricostruire un sentimento comune".

l'intervista
Franciosi e lo strappo di Renzi: "Qui abbiamo intrapreso un percorso per riunire il centrosinistra"

La Spezia - "Capisco i dubbi sull'azione del governo che ha sollevato Matteo Renzi. Sono dubbi che abbiamo anche qui: penso al tema dei trasporti, al Mes, argomenti su cui il governo non ha preso decisioni chiare. E sinceramente l'evoluzione degli eventi mi è sembrata piuttosto lineare". Il giorno dopo è quello dei commenti, dei telefoni che bollono, degli screenshot che passano di occhi in occhi: tutti a chiedersi che cosa succederà ora al governo e pure al centrosinistra italiano, uscito piuttosto malconcio dagli anni '10 e ancora alla complicata ricerca di un equilibrio tra le sue anime. Antonella Franciosi, avvocato e coordinatrice provinciale, insieme a Gianluca Tinfena, di Italia Viva La Spezia giura che il piano nazionale non inficerà il lavoro portato avanti al tavolo provinciale del centrosinistra che, idealmente, dovrebbe condurre all'appuntamento elettorale della primavera del 2022 quando si rinnoverà il consiglio comunale della Spezia: "Sono realtà diverse. Io mi auguro che continueremo il percorso che abbiamo iniziato presentandoci uniti nella lista per la recente tornata delle Provinciali, dove peraltro le cose sono andate bene: come Italia Viva abbiamo contributo per circa un quarto dei voti al successo di questa lista. Sono convinta che si possa stare tutti insieme, perché siamo progressisti, perchè sono più gli aspetti comuni che le differenze. Bisogna ricostruire un sentimento, individuare soluzioni e risolvere i problemi. Il Movimento Cinque Stelle? Non c'è preclusione verso di loro, siamo alla Spezia e non a Roma e all'inizio di un percorso: non c'è nemmeno il nome di una persona su cui puntare, ora dobbiamo lavorare sulla base comune. Nessuno di noi ha pensato che fosse un benee dividersi".

La destra gongola, nel frattempo. Appolloiata sull'argine del fiume ad attendere il cadavere passare, senza nemmeno grosse pressioni: non è un fatto inedito che non sia la minoranza a determinare la fine di una legislatura ma dissidi all'interno della maggioranza. E' giù successo: "Purtroppo il centrosinistra ha storicamente il problema della frammentazione ma non credo che in questo caso Italia Viva abbia voluto, come dire, spaccare il capello in quattro visto che alcune delle contestazioni mosse a conte sono state condivise anche dal Partito Democratico: recovery plan, servizi segreti, Mes sono esempi chiari. Renzi inaffidabile per gli alleati? Mi dispiace se la pensano così', mi pare che nei toni e nei modi le parole di Renzi fossero condivisibili perché se vogliamo chiedere soldi all'Europa dobbiamo anche dire perchè". Mentre per comuni e regioni è difficile vedere sindaci o presidenti cadere, a Roma succede quasi sempre: "E' sempre stato così perché la legge elettorale è diversa e negli enti locali si va ad eleggere una maggitroanza più stabile a differenza dell'Esecutivo nazionale. L'unico neo è che così una minoranza non tocca palla e mi pare che anche su questo Renzi abbia martellato a dovere con la proposta del sindaco d'Italia. Ma sappiamo tutti come andò".

Ancora un passo indietro alla conferenza stampa di ieri: "L'evoluzione della crisi è stata lineare, dicevo, perché sono stati chiesti dei chiarimenti e Conte ha risposto con una chiusura netta come se avere informazioni sui soldi del Recovery fosse una specie di attentato alla lesa maestà. Poi, dopo il colloquio fra Mattarella e Conte, la situazione è cambiata repentinamente, i responsabili non sono stati più cercati e il Pd, probabilmente, ha fatto capire al governo che non sarebbe stato disposto ad una maggioranza politica leggera. Renzi in conferenza stampa mi pare abbia frenato sulla crisi, ma io non mi aspettavo che Conte accettasse le dimissioni delle ministre ma che affrontasse il problema in un tavolo politico. Non mi spiego neppure l'ostilità del Pd verso Italia Viva che mi sembra abbia modulato in modo assennato i momenti della, eventuale, crisi. C'era tutto il tempo perché il Recovery oggi sembra solo un elenco di buoni propositi e di spese da fare qua e là".

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