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Enel, Forcieri interpella Toti: "Tappeti rossi e fumi neri non vanno d'accordo"

Il capogruppo di Avantinsieme a ruota libera sul tema del futuro della centrale e dell'area: "Inversione di tendenza preoccupante, anche perché l'azienda trova ventre molle nella politica. Possiamo attrarre investimenti, il porto lo dimostra".

l'opinione

La Spezia - Lunedì 10 giugno, pochi minuti dopo le 21, il consiglio comunale spezzino si riunirà in seduta straordinaria per affrontare le questioni legate al futuro della centrale Enel. Sino a qualche mese fa l'argomento era la destinazione dell'area di Vallegrande, da individuare per offrire alla città prospettiva di sviluppo e modernità, ovviamente dopo le necessarie bonifiche del suolo. L'ipotesi di una permanenza dell'azienda con un gruppo a turbogas è saltata fuori dapprima come indiscrezione e poi, sempre di più, è andata consolidandosi, sia nel dibattito politico che nelle mosse di Enel, che ha recentemente avanzato al ministero dell'Ambiente la richiesta ufficiale di installare un impianto del genere alla Spezia.
Nell'autunno scorso il parlamentino spezzino si riunì in seguito alla presentazione di un documento da parte di Lorenzo Forcieri, capogruppo di Avantinsieme, e la richiesta di incontro di lunedì prossimo non ne riporta la firma solamente per una questione burocratica.

Un anno di attesa per discutere la sua mozione su Enel, un lungo dibattito e poi tutto sembra essere cambiato...
"Siamo di fronte a un cambio di prospettiva rispetto a una situazione che sembrava consolidata e certificata anche da parte dalla stessa Enel, ovvero che nel 2021 sarebbero cessate le attività di produzione di energia nel sito della Spezia, tanto che si iniziò a parlare di smantellamento, bonifiche e riconversione dell'area. Era una discussione che verteva solamente su che cosa fare dopo!"

E poi?
"Poi non si sa bene cosa sia successo: forse sono mutate le strategia dell'azienda, o l'atteggiamento dell'amministrazione... così, di punto in bianco, ci siamo trovati a discutere non più su cosa fare dell'area, ma sulla riproposizione di una nuova centrale a gas, quindi sempre a combustibile fossile e al di fuori dei ragionamenti sulle rinnovabili e sull'economia circolare, tutto quello di nuovo di cui si era parlato e di cui Enel stessa è protagonista altrove ma non qui alla Spezia".

Lei ha infatti sempre chiesto che Enel rimanesse sul territorio, ma non nel modo in cui sembra voler restare oggi...
"Come gruppo consiliare abbiamo sempre rivendicato il mantenimento di un ruolo di Enel a Spezia anche dopo la dismissione della centrale, sulla base di quello che l’azienda mette in campo nel mondo, a partire dagli investimenti sulle rinnovabile, sulla mobilità elettrica, settori in cui è molto presente. Pensiamo che un colosso come Enel possa infatti interloquire meglio di altri con i grandi player mondiali della smart e green economy: un atto dovuto per un territorio che per decenni ha dato molto per la produzione di energia per l’intero sistema nazionale. Questo avrebbe dato garanzie per il personale di Enel sia nella fase della dismissione che nell'avvio di altre attività".

Che fare ora?
"Questa inversione di tendenza è preoccupante e negativa per il territorio e per tutti i cittadini. La politica non deve avere tentennamenti e deve creare un fronte unito e forte tra Comune, Provincia e Regione per dire no ad una nuova centrale, un no senza se e senza ma, per dire ad Enel che vogliamo che rimanga per una riconversione ad attività green e smart e per attività che possano traguardare ad una economia del futuro, ma non per la produzione di energia da fonti fossili. Occorre una posizione netta, senza se e senza ma, contraria alla permanenza della centrale e che consenta di riprendere il ragionamento sulle tante opportunità di utilizzo futuro dell’area Enel. Tutto questo rientra nei programmi di Enel, come dimostra Futur-e, ed è quello che l'azienda fa all'estero, dove si distingue per la produzione di energia green. Se in Italia prosegue con i vecchi sistemi di produzione è forse perché trova nella politica italiana un ventre più molle di quello che trova in altri Paesi. Proviamo per una volta a guardare verso il futuro: questo sarebbe un ritorno al passato. Semplicemente, inaccettabile!

Per costituire un fronte comune del genere ci vorrebbe certamente l'impulso da parte del Comune, ma al momento la maggioranza sembra non voler fare marcia indietro rispetto a quella apertura alla centrale a turbogas contenuta nell'ordine del giorno votato qualche mese fa.
"Questa nuova maggioranza manca di visione e di una progettualità ampie e generali. In tanti settori non mi pare si discosti molto dagli ultimi anni della gestione precedente. Anzi, su questo punto rischia persino di fare peggio. Anche se non mi pare siano tutti molto convinti di questa posizione. Non dimentichiamo che tra loro c’è chi proponeva Spezialand e che lo stesso sindaco è stato eletto sulla base di un programma che prevedeva la dismissione della centrale. Anche Peracchini sembra contrario, ma si sente impossibilitato a fare qualcosa ed ha un atteggiamento quanto meno rinunciatario, pensando che il Comune non sia in grado di cambiare le cose. Io penso invece di sì, e rivolgo un appello anche al presidente della Regione Giovanni Toti che su molte questioni ha dimostrato di essere più avanti di altri del suo stesso schieramento. Auspico che si faccia promotore e paladino di un processo di riconversione che sia coerente con l'idea di una Liguria turistica, accogliente, senza aziende insalubri, un modello che lui e la sua amministrazione hanno voluto lanciare. Tappeti rossi e fumi neri non vanno certo d’accordo! Con una sua netta presa di posizione contro la permanenza della centrale oltre il 2021, il fronte sarebbe molto più forte e porterebbe certamente Enel a riprendere il discorso della dismissione, quello che era sul tavolo prima che venisse estratto questo coniglio dal cilindro".

Nel frattempo il porto, suo ultimo campo di lavoro prima del ruolo di consigliere comunale, prosegue sulla strada tracciata negli anni scorsi per quel che riguarda il Prp. L'ultimo atto è stata la firma della presidente Battistello sull'atto di sottomissione.
"L'accordo con Contship per l'ampliamento del Molo Garibaldi è frutto di un accordo quadro stipulato nel 2015 con i terminalisti del Garibaldi e di Calata Paita e si è concretizzato nella stipula dell'atto sostitutivo del 2016 che, nell’ambito della concessione rilasciata, ha impegnato Contship a investire oltre 200 milioni di euro per realizzare opere portuali nello scalo spezzino. Questo è un risultato importante: è la prima volta che un privato realizza opere demaniali per circa 100 milioni e che consente così all'Autorità Portuale di investire in opere fredde come i dragaggi, viabilità o altre che non possono essere addebitate ai privati. Sono contento si sia riusciti a superare le resistenze degli ultimi concessionari del Canaletto i cui ripetuti ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato hanno fatto perdere alla sistemazione del porto tempo prezioso. Basti pensare che l'adeguamento tecnico funzionale con cui si è deciso di fare l'ampliamento del Garibaldi verso levante e l'utilizzo della banchina ovest per le crociere è stato adottato nel 2015! E' una buona notizia che la nuova dirigenza dell'Adsp abbia proseguito su questa strada che ha come interesse esclusivo l'interesse generale del nostro porto e della città. Speriamo che presto si possano ultimare i lavori per l’elettrificazione delle banchine e i procedimenti definiti nella concessione a Tarros, che daranno al porto quell'assetto che con il Prp e l’ATF è stato definito negli anni trascorsi. Un disegno che si potrà realizzare con investimenti italiani, ma anche tedeschi (per Contship) e turchi (per Arkas), a dimostrazione della capacità di questo territorio di attrarre risorse private, nazionali ed internazionali.
Lo stesso percorso virtuoso potrebbe essere stimolato per il grande processo di dismissione e reindustrializzazione dell'area Enel".

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