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Distretto turistico, Erba: "Peracchini si fermi e non scelga al buio"

L'ex assessore, fautore di un sistema turistico d'area vasta, commenta gli intendimenti di Palazzo civico e si chiede: "Dove sono tutti quelli che sostenevano il progetto?".

Distretto turistico, Erba: "Peracchini si fermi e non scelga al buio"

La Spezia - Da qualche ora all'ex assessore Luca Erba fischiano le orecchie. Come mai? Perché ha ripreso piede il dibattito sul distretto turistico - che abbia o meno questo nome -, una soluzione sulla quale il giovane esponente Pd ha puntato forte negli ultimi mesi di era Federici, 'sbattendosi' tra Spezia e Roma per un ambizioso disegno d'area vasta, capace di tener dentro Cinque Terre, Garfagnana, entroterra lunigianese el Golfo dei poeti. Un progetto bacchettato l'altro giorno in Confartigianato (QUI) dal successore di Erba a Palazzo civico, l'assessore Paolo Asti, che ha dato le coordinate di quelle che saranno le mosse dell'amministrazione in materia di programmazione turistica. E stamattina il nome di Erba è risuonato nel consiglio comunale di Santo Stefano per bocca del sindaco Paola Sisti (QUI), contrariata da quanto letto su CdS in merito agli intendimenti del capoluogo, ai quali ha contrapposto - elogiandole - le idee e il percorso messi sul tavolo nei mesi scorsi dal consigliere Pd. Con il quale, a questo punto, facciamo due chiacchiere.

Erba, l'altro giorno in Confartigianato lei è stato il classico convitato di pietra. Che ne pensa di quanto emerso al convegno? Cioè Spezia, Porto Venere, Lerici e Ameglia uniti in uno sforzo comune di programmazione turistica.
"Ritengo che la posizione dell'amministrazione spezzina sia ideologica e viziata dal pregiudizio, e credo si tratti, come al solito, di un 'Sì signore' di Peracchini verso Genova, che sul turismo ha interessi fisiologicamente distanti dai nostri. L'amministrazione tira una riga netta su una proposta perché impostata da chi governava prima, dal centrosinistra. Una proposta che coglieva il punto, tenendo insieme pubblico e privato in una governance multilivello e ovviando all'attuale vuoto istituzionale - la riforma delle Province fatta dal centrosinistra, va detto, è stata un errore - che rischia seriamente di danneggiare le aree periferiche del territorio provinciale. Un sistema complesso, frutto di studio e approfondimento, non una sintesi a freddo - né naturalmente un cerchio chiuso, ma qualcosa di modificabile e perfettibile -, che aveva raccolto attorno a uno stesso tavolo diversi partner: tutte le associazioni di categoria, gli operatori del turismo, i Comuni, i Parchi, l'Autorità portuale allora guidata da Forcieri, Confindustria. Tra l'altro nel coordinamento di Confindustria allora c'era anche Asti, e la sezione turismo dell'associazione industriali, guidata da Fabrizio Trivelloni, era d'accordo con il disegno del distretto. Oggi mi chiedo dove siano e cosa pensino tutti questi soggetti e realtà che con interesse ci spronavano ad andare avanti".

Quindi secondo lei che si dovrebbe fare?
"Andare avanti, approfittando del lavoro fatto dalla precedente amministrazione e dal senatore Massimo Caleo, concludendo l'iter burocratico finalizzato all'istituzione del distretto turistico. Davvero, dall'amministrazione Peracchini mi aspettavo un po' più di maturità. Immaginano un soggetto ristretto - che guarda solo al marketing, pur importante, e non alla programmazione -, quando in giro per il Paese le zone turistiche vanno verso i distretti per molteplici ragioni, come la semplificazione amministrativa e le maggiori possibilità di intercettare finanziamenti".

Ma il distretto al quale punta lei non è un po' troppo vasto? Spezzino, Cinque Terre, Lunigiana, Garfagnana...
"Troppo vasto? Al contrario! Forse non lo è abbastanza... Immaginiamo il grandissimo potenziale che avrebbe l'area a cui pensavamo per il distretto, da tutti i punti di vista: culturale, naturalistico, enogastronomico. Una vera risorsa in ottica 'turismo emozionale', che non è una definizione con cui riempirsi la bocca... è qualcosa di vero, ed è quello che chiede il mercato. Per fare un semplice esempio: nel distretto turistico che immaginavamo ci sarebbero stati quarantadue castelli pubblici".

Il sindaco Sisti oggi ha lanciato una 'controproposta': un distretto lunigianese-garfagnino.
"Sì, ma il problema è che c'è anche altro. C'è la Val di Vara, per esempio. Pensiamo al grande lavoro fatto negli anni per il biologico, da non disperdere. Il punto è che non bisogna spaccare, ma unire. Dopo aver letto delle intenzioni del capoluogo, i territori stanno cominciando a farsi sentire. Ho ricevuto messaggi preoccupati. Le periferie della provincia temono di essere abbandonate".

Consigliere, siamo in chiusura: lanci il suo messaggio.
"Vorrei dire a Peracchini di fermarsi un attimo e non ragionare per schieramenti. Sta prendendo una decisione al buio. Forse non gli è chiaro di cosa parliamo. Incontri me e le associazioni di categoria, i territori, tutti quei soggetti interessati al distretto. Buttare via il distretto significa non capire il ruolo che può giocare La Spezia nella programmazione turistica".

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