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De Benedetto: "La sinistra non può restare unita senza un confronto sui grandi temi"

De Benedetto: "La sinistra non può restare unita senza un confronto sui grandi temi"

La Spezia - Credo che a sinistra sia arrivato il momento di riflettere, perché non è pensabile poter credere di interpretare la politica come il luogo dell’immediata risposta elettorale né tanto meno della ricomposizione di una classe dirigente che spesso appare distante e lontana dai cittadini.
In questo contesto politico molto delicato sarebbe del tutto impropria un’iniziativa mediatica rivolta unicamente alla composizione del fronte elettorale, magari connaturata da un europeismo di facciata, che rimandi a rappresentazioni o a polarizzazioni artificiose, costruite ad uso e consumo del gioco mediatico. Europeismo peraltro ormai svuotato dai suoi reali significati, incapace di rivedere i suoi trattati, distante dai principi di solidarietà sociale che pure ne suggerirebbero gli orizzonti.
E’ in questo senso improponibile l’idea di ricostruire un fronte comune - se non intendendolo come una pura ricomposizione degli accordi interni al ceto politico - senza sviluppare una riflessione sui temi che aprono alla visione della società. Della sua struttura economica, degli squilibri tra capitale e lavoro, dell’arretramento delle politiche di welfare, del ruolo geopolitico del Paese, della funzione dell’Europa nei grandi processi di mediazione internazionale, come per esempio la crisi venezuelana.
Non è pensabile l’esistenza di un’opposizione senza orizzonte, pronta ad andare in cortocircuito addirittura sul ruolo centrale assunto del leader della Cgil, attaccato da Calenda durante le sua continue aperture a Forza Italia. E non è neppure concepibile che la sinistra rinunci alla sua autonomia culturale in un contesto che chiede di recepire il processo di semplificazione ideologica che misura attualmente il consenso mediatico.
La sinistra non può’ rinunciare a contrastare innanzitutto le disequità sociali che nascono dalla verticalizzazione dei processi economici, spesso sovrastanti rispetto alla reale capacità della politica di compensare e mediare le diseguaglianze tra i cittadini. E’ inutile dividere strumentalmente la visione dello spazio Europeo tra sovranismi e antisovranismi, poiché a sinistra non è contemplata la possibilità di una regressione nazionalista e della funzione del stato in senso autoritario. Si avverte, al contrario la necessità di riportare la costituzione dei popoli al centro dei processi economici e al di sopra dei limiti che ne pregiudicano la sovranità. In questo senso, è chiaro ed evidente che la marginalità politica del parlamento europeo non è al momento in grado di registrare un luogo di mediazione e di sintesi sulle ingiustizie generate dai grandi processi finanziari o sulle gravi controversie di internazionali, come emerge dalla recente mozione sul Venezuela, redatta senza unanimità effettiva e prescindendo dalle valutazioni conclusive di Onu e Osa.
Manca dunque un dibattito generale, che è invece l’unico possibile luogo di ricostruzione dei significati, prima ancora che delle alleanze o dell’aspirazione ad un’unitarietà, ormai scollegata da ragionamenti specifici, percepibile quindi come mera strumentalità elettorale.
La regressione che sta riguardano la società italiana è in procinto di spingerla verso processi che dirigono l’attuale senso di impotenza e la rabbia - sentimenti in parte determinati dall’avanzare dell’austerity e alle dinamiche autoreferenziali su cui si è regolata la gestione del potere politico negli ultimi anni- verso sintesi sutoritarie, emozionali, irrazionali,.
Il ruolo di chi ha invece un’opinione alta della politica e della democrazia è quello di leggere i sintomi del disorintamento popolore, pur respingendone con forza gli slogan o le semplificazioni irricevibili, e’ quello di tornare a lottare per i diritti sociali dei cittadini, che sono fatti di scelte concrete, di servizi irrinunciabili, di lavoro e di speranze, a guardar bene, non ancora assopite.

Se intendiamo ripartire tutti insieme, facciamolo da qui.

NICOLA DE BENEDETTO
Assemblea nazionale e segretaria regionale di Sinistra italiana

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