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Ultimo aggiornamento: Sabato 25 Marzo - ore 23.11

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Crisi Sisti, Carli exploit e caccia ai franchi tiratori

Il sindaco di Santo Stefano non è nemmeno il primo tra i candidati non eletti, e forse paga la prestazione di Natale. Sinistra Dem intanto esulta. Occhi puntati sul capogruppo Liguori.

Crisi Sisti, Carli exploit e caccia ai franchi tiratori

La Spezia - Dopo una tornata elettorale ci sono i comunicati, i ringraziamenti, i sorrisi, i titoli di coda, gli happy ending. Tutto regolare e assolato. E poi ci sono i mormorii, le ombre cinesi, i sussurri - più che le grida - del day after. In casa Pd non mancano mai, e il post elezioni provinciali lo conferma. D'altra parte, un po' di subbuglio è d'obbligo, visto che la lista di centrosinistra ha perso un consigliere passando da 7 a 3 a 6 a 4. Dalle parti di Sinistra Dem - la corrente di cui fanno parte l'europarlamentare Brando Benifei e l'assessore Luca Erba - c'è convinto entusiasmo per il risultato dell'ingegnere classe 1992 Michael Carli, terzo eletto della lista - e secondo del Pd - con quasi 6.800 voti pesati. Uno score ritenuto tutt'altro che scontato. Perché Carli - giovane e entrato nel consiglio comunale di Lerici da appena quattro mesi - doveva vedersela con figure ben più note e navigate. E invece è andata bene, e chi lo ha fortemente voluto come candidato sottolinea come a Lerici - dove il centrosinistra nel 2015 si è presentato spaccato in tre alle comunali, perdendole - il 24enne esponente della Sinistra Dem sia riuscito a conquistare il voto di Fresco e Ornati, consiglieri di opposizione non Pd. Ora i benifeiani gonfiano il petto, pronti a confrontarsi a testa alta in consiglio con l'unico esponente orlandiano, Natale, con i paitian-renziani Resasco e Venturini e con il sindaco Pd di Arcola Emiliana Orlandi, vicina a Caleo.

Se c'è un Carli che, assieme ai suoi sostenitori, sorride, c'è una Paola Sisti nel pieno di una situazione complicata. Alle (in parte annunciate) frizioni interne alla maggioranza e alla coalizione che guida in qualità di sindaco di Santo Stefano si va infatti ora ad aggiungere lo smacco elettorale. I muri delle stanze democratiche, se potessero, probabilmente sottolineerebbero come il desiderio di Davide Natale (il più votato della lista e del Pd) di arrivare davanti a tutti - anche per lenire la ferita delle regionali, quando restò fuori da De Ferrari per un soffio - abbia finito per lasciare alla Sisti le briciole, vale a dire l'estromissione da Via Veneto; una ragionata ripartizione dei consensi avrebbe permesso a entrambi gli orlandiani - sia la Sisti, sia l'ex assessore all'ambiente spezzino - di sedere in consiglio provinciale. La bruciatura, per la sindaca, si fa ancora più dolorosa se si pensa che non è nemmeno la prima dei non eletti: questo scettro consolatorio ce l'ha la renziana Barbara Michi, consigliere a Bolano, pronta a subentrare a Riccardo Venturini quando il consigliere comunale spezzino, il prossimo maggio, arriverà al capolinea. E i muri di prima, forse, suggerirebbero che quella della "Sisti prima dei non eletti" era proprio la strategia prediletta, poi saltata perché sul primo cittadino santostefanese - per il quale si preparano forche caudine quotidiane - sono confluiti davvero troppo pochi voti (e chiaramente non tutti quelli dei 'suoi' consiglieri e assessori).

Abaco alla mano, poi, si capisce che le distanze tra centrosinistra e centrodestra si sono accorciate per due voti del consiglio comunale spezzino: uno non espresso - quello del Pd Fabrizio Andreotti (nei mesi scorsi proposto dagli orlandiani come segretario comunale) che in questi giorni è in vacanza - e uno che è finito al centrodestra. Il nome di questo portatore d'acqua alla causa di Giampedrone, Costa e Fratelli d'Italia? Tanti occhi sarebbero puntati su Stefano Corsini, consigliere legato all'assessore allo Sport Patrizia Saccone, che da tempo ha un rapporto non semplice con il sindaco Massimo Federici.

Infine, ci sarebbe in arrivo un cartellino rosso, pronto a sfilarsi dal taschino di renziani spezzini. A carico di chi? Nientemeno che di Luca Liguori, capogruppo Pd in consiglio comunale, che sarebbe colpevole di aver votato per l'orlandiano Davide Natale. Un 'tradimento' destinato a fruttare a Liguori la fuoriuscita dalla segreteria provinciale e il passaggio sotto quell'ala orlandiana con la quale, nei mesi scorsi, non sono mancati cenni d'intesa.

E dalle parti del centrodestra, che si dice? Sono ore di soddisfazione. E probabilmente anche di presa d'atto che, al netto dei valori non esaltanti di Ncd Area popolare a livello nazionale, la premiata ditta Andrea Costa - in questo caso con il fidato e assai votato Kristopher Casati - è una componente di cui, in ottica locale, è difficile fare a meno, se si puntano bottini di rilievo. Gli entusiasmi post voto paiono far dimenticare quei dictat contro gli alfaniani pronunciati a ridosso del referendum costituzionale da Fratelli d'Italia e Lega Nord (che a questo giro non aveva alcun suo esponente tra i sei candidati dal centrodestra per Via Veneto). Ma il referendum è acqua passata e, soprattutto, ha stravinto il no.

Scossette, segnali di fumo, sguardi incrociati, danze di uccelli migratori al crepuscolo. Questo sono i rumors del post voto. Dai quali emerge un'ultima considerazione: benché ieri si trattasse una competizione elettorale volta a rimpolpare un organismo che di politico ha poco, la politica locale non ha rinunciato a spremersi in ruvide disfide e prove di forza. Anche a costo di lasciare a terra qualche evitabile ferito.

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