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Crisi Acamtel, i sindacati chiedono chiarezza

Le tre sigle confederali: "Non ci sono ufficialità e riscontri sul piano di Eutelia"

La Spezia - "Nella cronaca recente appariva d’improvviso un articolo in cui veniva espressa la volontà della nuova proprietà di Eutelia spa di investire e rilanciare la società spezzina di telecomunicazioni Acamtel. Stupefatti apprendiamo dalla stampa tempi e modi di investimento in un piano di rilancio dell’azienda che non ha nessuna ufficialità e riscontri concreti".
Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, ovvero le tra maggiori sigle sindacali dell'apparato delle telecomunicazioni, ribadiscono di non aver mai discusso nè con i commissari, nella precedente fase, né con la nuova proprietà, di Eutelia, nella fase attuale. "Oggi Acamtel riesce ad erogare i servizi e gestire l’operatività aziendale con le proprie risorse e lo straordinario apporto dei lavoratori rimasti, tuttavia il calo di fatturato espone Acamtel ad un rischio di liquidità che potrebbe portare al fallimento, nell’assenza di ammortizzatori sociali. La paventata volontà di investimenti della nuova proprietà a partire da agosto, anche qual’ora veritiera, sarebbe assolutamente inutile, in quanto le difficoltà finanziarie potrebbero non consentire di arrivare a tale data e quindi il piano industriale deve essere immediato".
I sindacati denunciano la situazione di grave crisi aziendale e sollecitano l’incontro presso la Prefettura della Spezia, alla presenza dei soci Acam e Eutelia, richiedendo a quest’ultimi di definire una posizione chiara sul futuro dell’Azienda e dei lavoratori coinvolti: "La situazione è aggravata dal fatto - prosegue la nota a firma Matteo Bellegoni, Salvatore Capone e Sara Frilli - che le segreterie nazionali delle scriventi organizzazioni sindacali hanno già esperito la richiesta di incontro alla nuova proprietà Eutelia per definire il piano industriale e discutere dei livelli occupazionali, in quanto la volontà della nuova proprietà è quella di ridurre drasticamente il personale in modo unilaterale su tutte le sedi.
Tale richiesta è rimasta inevasa e le organizzazioni sindacali hanno formalizzato l’apertura delle procedure di raffreddamento, presso il Ministero del Lavoro, per arrivare alla proclamazione di uno sciopero nazionale".
Lunedì 30 gennaio 2012 alle 17:25:41




























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