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Civil card ai bimbi stranieri e una spinta ai vuoti a rendere

Il centrosinistra chiede all'amministrazione di non interrompere la pratica avviata nel 2014 da Federici. I Cinque stelle pensano a sgravi e incentivi per premiare chi guarda alla sostenibilità ambientale.

PRIMA SERATA
Civil card ai bimbi stranieri e una spinta ai vuoti a rendere

La Spezia - Da una parte il centrosinistra che chiede la prosecuzione di un impegno simbolico a favore dei figli di stranieri nati a Spezia, dall'altra il Movimento cinque stelle che spinge perché si immaginino degli sgravi economici per chi sperimenta la virtuosa logica del 'vuoto a rendere'. Questo il succo delle due mozioni in discussione in occasione del prossimo consiglio comunale spezzino, in programma lunedì 9 aprile dalle 20.45.

Il testo sottoscritto da Federica Pecunia, Paolo Manfredini e Luigi Liguori, capigruppo di Pd, Psi e 'Spezia bella forte unita', rammenta che nel gennaio 2014 l'amministrazione Federici ha istituito la Civil card, un riconoscimento simbolico da consegnare a tutti i bambini figli di stranieri residenti alla Spezia. Una mossa che mira a inclusione e integrazione, al netto della necessaria attesa del 18° anno di età per l'effettivo raggiungimento della cittadinanza italiana. Le tre forze di opposizione con la mozione, protocollata da tempo e ora pronta ad essere discussa, intendono impegnare il sindaco Pierluigi Peracchini e la sua giunta a proseguire con la distribuzione delle card. "Con questo gesto - scrivono i tre consiglieri - l'amministrazione comunale spezzina sottolineava il fatto che chi è nato nella nostra città è già considerato spezzino e italiano a tutti gli effetti".

Per gli esponenti del centrosinistra "i ragazzi nati da genitori stranieri che vivono la loro infanzia e adolescenza in Italia, possono e devono contribuire in maniera significativa a definire il livello e la qualità futuri del capitale umano della nostra comunità. Per mettere a frutto la ricchezza che queste giovani generazioni rappresentano è indispensabile predisporre meccanismi efficaci di integrazione, a partire dal riconoscimento della cittadinanza italiana. Abbiamo l'obbligo di fare in modo che le seconde e le terze generazioni possano contribuire a tutti gli effetti alla crescita e allo sviluppo di quella che è, a pieno titolo, la loro patria. Il capitale umano è infatti la più grande risorsa di cui ogni Paese dispone. La dimensione locale è quella che traduce l'integrazione in vita quotidiana, permette di mettere in pratica diritti e doveri civici e di aprire spazi di cittadinanza attiva. Chi è cresciuto, se non addirittura nato in Italia, se ne sente parte per aver sviluppato la consapevolezza e la dignità di appartenere a questo Paese, per averne assunto la cultura e lo stile di vita, attraverso la socializzazione e l'integrazione fin da bambini. Le seconde generazioni si trovano dunque nella posizione di poter mediare tra culture diverse e realizzare quei legami tra comunità di origine e popolazione autoctona che facilitano la convivenza a vantaggio di tutti. L'acquisizione della cittadinanza e con essa della piena titolarità di diritti e doveri costituisce una tappa fondamentale del percorso verso la piena integrazione, in attesa di una evoluzione del diritto sulla cittadinanza verso un modello di ius soli".

"E' indispensabile - conclude il terzetto Pecunia, Liguori, Manfredini - porre le condizioni affinché l'Italia di domani sia un Paese in cui i bambini e le bambine portino con orgoglio la memoria della storia e dei luoghi di origine dei loro nonni e dei loro genitori e, allo stesso tempo, siano fieri di essere cittadini italiani. Cosi come è fondamentale che l'identità italiana non si disperda, ma si rafforzi e si arricchisca nell'incontro con chi proviene da altre culture e che questo incontro avvenga sempre nel rispetto dei valori sanciti dalla nostra Carta Costituzionale. In tal modo si potrà contribuire a costruire un Paese moderno, sicuro e accogliente, libero dalle paure, fondato sulla valorizzazione del merito, solidale nei confronti del mondo che più soffre e garante di libertà e di democrazia".

La mozione dei Cinque stelle, sottoscritta dalle consigliere pentastellate Del Turco e De Muro, parte dal presupposto che per chi si da al 'vuoto a rendere' non ci siano incentivi o riconoscimento particolarmente accattivanti. In altre parole, una benemerenza e l'iscrizione a un registro - questo, spiegano le grilline, prevede il Ministero - non sono questa gran molla. Per questo il duo invita Palazzo civico ad approvare "forme di incentivo economico, quali l'adozione della tassa sui rifiuti Tari", per esercenti, produttori e distributori che vogliano sperimentare un "sistema di restituzione di specifiche tipologie di imballaggi destinati all'uso alimentare".

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