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Ultimo aggiornamento: Martedì 17 Gennaio - ore 22.39

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Cavarra: "Colpa nostra, ma il futuro del Pd è solo con Renzi"

Suo sostenitore della prima ora Alessio Cavarra commenta l'esito del referendum: "Non si possono dare colpe ai cittadini, non ci siamo fatti capire. Assurdo vedere esponenti del partito esultare per la sconfitta".

Cavarra: `Colpa nostra, ma il futuro del Pd è solo con Renzi`

La Spezia - Nella Sarzana che fin dall'inizio aveva creduto in Matteo Renzi e ne aveva sostenuto l'ascesa assecondandone il progetto politico, l'esito del referendum costituzionale di ieri assume un valore ancora più significativo. Anche qui infatti come in molti altri comuni della provincia il “No” ha stravinto, attestandosi al 58,37%, prendendosi ciascuno dei seggi cittadini con ampi margini, anche in quelli più vicini ad esponenti locali del Pd come Baudone, Michelucci e il sindaco Cavarra. All'indomani della sconfitta e delle dimissioni del premier è proprio quest'ultimo – che Renzi aveva nominato anche coordinatore dei comitati della Liguria - a commentare risultati nati anche da una divisione interna da tempo molto nitida anche nel nostro territorio. Analisi di chi non ha intenzione di scendere dal carro dell'ormai ex presidente del consiglio ma anzi ne individua l'unica guida possibile all'interno del partito.

Cavarra l'Italia ha detto no alla riforma proposta da Renzi, era ipotizzabile un esito di questo tipo dalle urne?
“E' stato un referendum dal risultato in parte inaspettato. Quando si è soli contro tutti bisogna mettere in conto il rischio di perdere ma non con un divario così eclatante. Però dobbiamo smetterla di dire che non siamo stati capiti, è un errore pensare che la colpa sia degli italiani che non hanno compreso la portata di questa riforma. E' evidente come da parte nostra sia mancata la capacità di spiegare e far capire l'azione riformatrice di Matteo Renzi. Allo stesso tempo è importante tener conto di quel 40% che ha votato per lui e per il referendum proposto dal Partito Democratico che potrà avere un futuro solo confermando la sua leadership”.

La direzione nazionale in programma mercoledì rischia però di inasprire ulteriormente i toni di un frattura interna che ha portato molti big del Pd a sostenere le ragioni del No. E' in discussione anche la sua guida del partito?
“Sinceramente leggere i tweet e le dichiarazioni di importanti esponenti del partito che hanno esultato per le dimissioni di Renzi mi ha un po' destabilizzato. Mi sarei aspettato un atteggiamento diverso mentre è stato chiaro come in molti nel Pd non vedessero l'ora di poter celebrare la sua sconfitta. Spero che nei prossimi giorni possa esserci un chiarimento, l'auspicio è che si possano serrare le fila e ripartire da subito anche se con queste premesse si rischia di arrivare già mercoledì ad una dura resa dei conti. Come detto credo che il nostro futuro sia con Matteo Renzi e con l'idea di un partito maggioritario”.

A Sarzana il “no” ha vinto in tutti i seggi, in alcuni casi anche con distacchi molto consistenti. Un segnale non trascurabile in un territorio nel quale il radicamento del Pd e del centrosinistra è molto forte
“Ritengo che voto politico e referendario non possano essere equiparati. Nella giornata di ieri sono venuti meno gli equilibri tradizionali, tanto che molti concittadini che hanno sempre sostenuto il nostro schieramento e che lo faranno anche in futuro hanno invece votato contro la riforma costituzionale. Penso che dal punto di vista politico sia stato diverso rispetto ad un voto come ad esempio quello delle ultime regionali”.

Nel 2013, in tempi non sospetti, Renzi ha sostenuto Cavarra e viceversa ed il legame con Sarzana in questi anni è sempre stato molto solido. Che effetto le ha fatto ascoltare il discorso di ieri sera e l'annuncio delle sue dimissioni da premier? Quanto ha pesato la 'personalizzazione' iniziale di questo referendum?
“Nel discorso post scrutini ho visto un Matteo diverso rispetto a quello che conosciamo tutti. Mi ha sorpreso vederlo così emozionato ma ha creduto moltissimo in questi 1000 giorni di governo e ovviamente sperava in un risultato ben diverso. Ho capito il suo rammarico, per la prima volta era riuscito a mettere in condizione gli italiani di ridurre i costi della politica ma non si è fatto capire. Quello di aver personalizzato eccessivamente il referendum è stato un errore ma forse anche senza quella sua frase ad inizio campagna elettorale il risultato non sarebbe cambiato. Su questa riforma ci aveva messo la faccia fin dall'inizio e dal momento in cui il consenso della popolazione non è arrivato le dimissioni sono diventate inevitabili. Altra cosa però è il partito, qui deve continuare con la determinazione che non è mai venuta meno".

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