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Castagna (Pd): "La forza di un progetto culturale per far della Liguria una regione d'Europa"

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La Spezia - "La Regione, in quanto tale, non ha molte competenze culturali. Quelle poche sono a loro volta disseminate in molti rivoli. In Liguria, in particolare, in questi anni è mancato un progetto culturale di spessore. Eppure, un rilancio sociale ed economico del territorio non può che essere innervato certo sulle infrastrutture, come dicono in tanti e in tante, ma non ci si può fermare lì: ci vuole qualcosa di più ampio". Così Francesca Castagna, candidata del Pd al Consiglio regionale che continua: "Non basta neppure il contributo (sempre più modesto, a quanto si sa) al festival della mente e ad iniziative simili: il rischio è quello di andare avanti a spot, senza un disegno organico in grado di fare appunto da idea di base del rilancio. Se guardiamo la Liguria, vediamo che essa è una regione piccola, una delle più piccole (il che porta già di per sé molti problemi economici e finanziari), ma estremamente frammentati. Ha quindi bisogno di un’idea unificante, e questa idea non può essere il valore centrale ed unificante della Repubblica di un tempo, cioè di Genova".

E ancora: "Guardiamo più in dettaglio: Genova ha il suo porto, ma le merci che arrivano (come quelle che arrivano a Spezia e Marina di Carrara) devono raggiungere mercati di sbocco lontani, e quei mercati sono in Europa; Imperia è una provincia piccola con un dialetto che non è italiano, ma provenzale, legato all'antica e nobile terra degli Occitani: Europa nel più alto e nobile segno di tradizione culturale; Spezia – ed in particolare la Val di Magra – si sente molto più toscana e a volte emiliana (come nella parlata) che ligure. Ma non ha senso rivendicare mutamenti istituzionali o autonomie poco realistiche. Ci vuole, anche qui, la cultura, quella cultura che si collega con l'economia e che faceva dire a Dante “Europa” parlando della terra dei suoi amici Malaspina: due volte sole nomina l'Europa, e una è qui La Liguria è insieme Alpi e Appennini, e tutto il suo entroterra, nella sua crisi e nella sua nobiltà, ha una dimensione europea, come nei tanti scrittori che ne hanno parlato (come Caprotti, Elena Bono, Maggiani). In conclusione: non ci sarà futuro per la Liguria certo senza l'Italia, ma soprattutto senza l’Europa. Particolarismi e identità locali possono essere utili ed anzi benvenute, ma solo se inserite in una visione più ampia: quella di “Liguria Regione d’Europa”.
A cominciare dalle scuole, la Liguria deve promuovere questo progetto. E anche negli enti locali, nel confronto con le associazioni culturali, comprese quelle dei nostri emigrati in tanti paesi europei. Inutile dire che il Recovery Plan europeo deve avere anche una dimensione culturale, legata alla promozione dell'identità digitale: la Regione deve essere pronta a fare la sua parte, e ad essere, se volesse esserlo, tra le prime in Europa".

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