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Bindi: "Alla mafia devono dire di no tutti: il politico, l’avvocato, il commercialista"

Bindi: `Alla mafia devono dire di no tutti: il politico, l’avvocato, il commercialista`

La Spezia - Il 3 settembre 1982 moriva per mano della mafia il generale Dalla Chiesa. Sono passati trentaquattro anni da allora. E nel frattempo la mafia ha cambiato pelle. E’ diventata sempre più pervasiva della nostra realtà economica e sociale, anche al Nord. Già nel 1900 Don Sturzo diceva: “La mafia ha i piedi in Sicilia ma la testa forse a Roma. La mafia diventerà più crudele e disumana, dalla Sicilia risalirà l’intera penisola per portarsi anche al di là delle Alpi”.

Diritti - “Laddove lo Stato viene meno ai suoi doveri di riconoscimento dei diritti dei cittadini, le mafie arrivano come benefattrici perché danno sicurezza, lavoro, proteggono all’interno di territori particolarmente difficili, garantiscono un vero e proprio welfare attraverso montagne di soldi di cui dispongono – ha spiegato la presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi - La verità però è che le mafie sono le vere sfruttatrici del Mezzogiorno, che lì conducono le loro condotte criminali, trasferendo poi i soldi ricavati al Nord e all’estero. La mafia in questi anni ha riversato nell’economia, di fatto drogandola, un quantitativo di denaro pari al Pil di uno stato di medie dimensioni”.

Mafia - Ed è proprio il senso di una battaglia condivisa da tutta la società quello su cui preme la presidente Bindi: “Alla mafia devono dire di no il politico, l’avvocato, il commercialista perché non esiste fatto sociale, economico e politico del nostro Paese che sia indenne da questo condizionamento – riflette la presidente della Commissione parlamentare Antimafia - Ecco perché la storia della mafia dovrebbe essere studiata a scuola e perché, grazie a un accordo con l’Università, abbiamo istituito un dottorato sulle mafie. Perché anche dalla conoscenza e consapevolezza diffusa parte la battaglia contro la criminalità organizzata”.

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