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Ultimo aggiornamento: Giovedì 17 Agosto - ore 17.20

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Battistini e Pastorino: "A Spezia mancati segnali di discontinuità"

Battistini e Pastorino: `A Spezia mancati segnali di discontinuità`

La Spezia - «È ora di smetterla con l’italianissima recriminazione per cui, quando si perde una partita, è sempre colpa di qualcun altro: l’arbitro fazioso, il campo bagnato, i riflettori che non illuminano, il pallone che cambia traiettoria. E via ad accampare scuse. Per iniziare una discussione seria, si accettasse, invece, che l’attuale formula del centrosinistra è superata. Era necessario fare un’analisi chiara su come abbiano lavorato le giunte uscenti a Genova e a La Spezia, valutare i limiti dell’azione di governo commisurandole alle politiche nazionali; soprattutto, mettere in campo elementi di rottura e discontinuità reale che dicessero all’elettorato “si volta pagina”, stavolta per davvero. Invece in entrambi i casi si è puntato sull’usato sicuro. Nulla di offensivo nei confronti di chi si è impegnato in questa battaglia: persone certamente di qualità, che però sono state percepite in continuità con un’azione di governo divenuta ai più intollerabile. Le idee messe in campo erano francamente deboli, inadeguate ai disagi e ai bisogni dei cittadini». Lo dichiarano i consiglieri di Rete a Sinistra / LiberaMente Liguria Gianni Pastorino e Francesco Battistini, commentando l’esito dei ballottaggi alle elezioni amministrative di Genova e La Spezia.
«A Genova - proseguono - non c’è stata alcuna proposta di riforma della macchina comunale, cosa di cui invece si sentiva un gran bisogno; si è persa l’idea che nella città più vecchia d’Europa i servizi alla persona debbano essere accessibili e capillarmente distribuiti. E non è stato affrontato il fatto, spaventoso, che in pochi anni è quintuplicato il numero dei giovani under 34 che hanno lasciato la città.
Anche a La Spezia non c’è stato un segno di discontinuità con la giunta precedente, contraddistinta da uno scontro interno tra poteri e una contrapposizione pesante con la città stessa, aprendo un baratro fra i rituali dell’amministrazione e le legittime istanze del cittadino. Caso eclatante è la sistemazione di Piazza Verdi: un progetto in cui protagonista è stato l’arrogante decisionismo della maggioranza, a scapito di una pubblica opinione che invece doveva essere ascoltata di più. Altri esempi: l’epurazione di parti consistenti della giunta per mere esigenze delle correnti di partito, o il duello reiterato fra Sindaco e Autorità Portuale, in totale dispregio di un indirizzo sinergico.
Ora è davvero necessario far fronte comune, riunire le forze di sinistra alternative al PD; perché, mentre noi stiamo qui a discutere, il governo nazionale non trova soldi per le politiche sociali ma nel frattempo impegna miliardi per foraggiare le banche, discute per limitare il diritto di sciopero e si ostina a difendere provvedimenti indifendibili, come la Buona Scuola, la Delrio e il Jobs Act, tra i peggiori degli ultimi trent’anni. In linea con l’assemblea del Brancaccio, ci impegneremo su tutto il territorio ligure per far convergere liste civiche e comitati territoriali su un progetto di opposizione al governo e di proposta rappresentativa dei tessuti sociali di riferimento.
Smettere di parlare di massimi sistemi e affrontare le questioni del quotidiano, avanzando ricette e soluzioni. Fino ad oggi, come forze di sinistra, ci siamo impegnati fin troppo a guardare a noi stessi: chiusa questa vicenda, la sfida da raccogliere è guardare all’interesse del Paese, mettere da parte differenze, distinguo e patenti di purezza per tornare a parlare con chi ha bisogno. Risolvere problemi: questo è ciò che la politica deve fare».

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