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Battistini: "Sappiamo quando e come possiamo andare al mare ma non come curarci"

i dubbi del consigliere
Battistini: "Sappiamo quando e come possiamo andare al mare ma non come curarci"

La Spezia - "Quando definiamo Asl5 la “Cenerentola della Sanità ligure” che, per altro, non brilla neppure nelle altre Province, subito partono accuse di disfattismo da parte dei principali artefici di questa innegabile realtà. Oggi, a oltre venti giorni dalla pubblicazione, da parte di Alisa, delle linee guida per il riavvio delle attività ambulatoriali, non esiste un piano che definisca come queste linee saranno applicate, nel concreto, nei presidi ospedalieri e territoriali della provincia spezzina". Così Francesco Battistini, consigliere regionale di Italia in comune/Linea Condivisa che aggiunge: "E’ evidente come la cronica carenza di personale di Asl5, già critica prima dell'emergenza Covid, anche rispetto a quei valori regionali che sappiamo essere inferiori alla media nazionale, non voglia essere in alcun modo affrontata. Il risultato, inevitabilmente, sarà un aumento delle attività in convenzione e la mobilità passiva: curiosamente i due punti critici, da sempre, della sanità ligure, specialmente, come nel caso spezzino, di quella di confine. Una scelta che ha contraddistinto, marcatamente, i cinque anni dell’amministrazione Toti, con i risultati economici che abbiamo segnalato a più riprese, e con dati ufficiali allarmanti, indicando ogni volta come porre rimedio con benefici immediati e percepibili sia per le asfittiche casse della nostra sanita’ che per i tempi di attesa".

"Si è scelto di utilizzare anche questa fase di fine (?) emergenza per proseguire e acuire questa anomalia e oggi, a Spezia, sappiamo quando e come possiamo andare al mare e a prendere un aperitivo, ma non quando, dove e come andare in una struttura pubblica a prenderci cura della nostra salute. Ci vengono in mente due ipotesi: la prima e’ che la direzione sanitaria di Asl5 ritenga meno rischioso per la salute dei cittadini frequentare spiagge, piscine, ristoranti, bar, supermercati eccetera piuttosto che le strutture sanitarie locali. La seconda è che in realtà anche i luoghi di svago e divertimento, di cui abbiamo assoluta necessità, sia da un punto di vista sociale e mentale, che da un punto di vista economico, non siano, al pari delle strutture sanitarie non utilizzate, esenti da rischi e che solo le necessita’ di propaganda elettorale di Toti abbiano pesato sulla decisione di riaprire tutto. Entrambe queste ipotesi ci paiono oltremodo preoccupanti e i dati forniti dalla Fondazione Gimbe sulla situazione della Liguria, non contribuiscono a diminuire queste preoccupazioni".

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