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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 22 Maggio - ore 18.00

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Ato idrico: il consiglio si spacca sul sub ambito, che passa all'unanimità

I consiglieri Saccone, Biagi, Nobili e Mori lasciano l'aula in polemica con la mozione per tariffe agevolate per i piccoli Comuni proposta da "La Spezia popolare". Dopo una lunga discussione la firmano tutti i presenti, per spazzare via le bandierine

Ultima seduta con Cozzani presidente
Ato idrico: il consiglio si spacca sul sub ambito, che passa all'unanimità

La Spezia - L'ultimo consiglio provinciale presieduto da Giorgio Cozzani è stato il palcoscenico di un acceso scontro politico, prima, durante e dopo l'assemblea.
Il punto più importante all'ordine del giorno era l'approvazione della delibera sull'articolazione tariffaria dell'Ato idrico per il quadriennio 2016 - 2019, atto licenziato senza particolari frizioni in commissione, sul quale però si è innestata a poche ore dall'inizio del consiglio una mozione presentata dal gruppo "La Spezia Popolare" con la quale la commissione stessa viene impegnata a redarre una proposta per la rimodulazione agevolata della tariffa per i residenti nei piccoli Comuni dell'entroterra.
Dopo aver tentato di trovare la quadra rispetto al contenuto della mozione i consiglieri di maggioranza Patrizia Saccone e Andrea Biagi hanno scelto di non partecipare alla seduta del consiglio. Una decisione motivata in seguito con queste parole: "La mozione propone una tariffa idrica agevolata per i Comuni dell'entroterra della Val di Vara e della montagna e, inevitabilmente un aumento a carico dei cittadini della Spezia e della Val di Magra.
A tutti piace diminuire le tariffe, purtroppo vanno proporzionate secondo un principio di equità. L'approvazione di quella mozione avrebbe consentito a un notaio del comune di Carro, di pagare meno di un operaio residente a Melara".
La mozione, in realtà, non parla di Val di Vara o altri territori, ma nell'applicazione dei parametri previsti dalla legge regionale di riferimento finiscono effettivamente solamente località della Val di Vara: si tratta di Beverino, Sesta Godano, Brugnato, Calice al Cornoviglio, Rocchetta Vara, Pignone, Zignago, Carro e Carrodano, in quanto rispondenti a tutti i parametri previsti dalla Regione. I paletti non differenziano i Comuni in base alla collocazione geografica, ma in base a parametri di popolazione (al di sotto dei 3mila abitanti e al di sotto di una data densità per chilometro quadrato), di valore immobiliare medio e di approvvigionamento idrico (almeno il 70 per cento della fornitura da sorgente presente sul territorio).
Inoltre la ricaduta in termini di aumenti per gli utenti degli altri Comuni - è stato spiegato dal dirigente Marco Casarino nel corso del consiglio - sarebbe estremamente limitata.
E, in ogni caso, sarà l'Assemblea dei sindaci, il prossimo autunno, ad approvare o bocciare la creazione di questa sorta di sub ambito.

Svolto l'appello, i mal di pancia sono proseguiti: questa volta sono stati i consiglieri di opposizione a chiedere un ulteriore confronto sull'argomento e l'inizio dei lavori è stato sospeso per consentire lo svolgimento di una conferenza dei capigruppo. La riunione si è protratta per oltre mezz'ora e nel frattempo, poco prima che la seduta riprendesse, anche la consigliera Pd spezzina Dina Nobili ha lasciato l'aula.

Approvate alcune delibere tecniche con voti unanimi, è stato il momento di affrontare il quarto punto all'ordine del giorno, quello sull'articolazione tariffaria dell'Ato idrico. L'atmosfera si è dimostrata immediatamente bollente e anche il consigliere di minoranza Domenico Mori ha raccolto le sue carte e ha abbandonato la sala del consiglio.
Gli animi non si sono placati e lo stesso presidente Cozzani ha invitato i popolari Francesco Ponzanelli, Antonio Solari e Claudia Gianstefani non "mettere etichette" e a "rispettare gli altri consiglieri". Per Solari, però, la presentazione della mozione in parallelo alla delibera era "un'occasione unica". Senza tanti giri di parole il capogruppo dell'opposizione di centrosinistra Simone Sivori ha accusato i tre consiglieri di "La Spezia popolare" di voler andare sui giornali per farsi belli a pochi giorni dalle elezioni, sfruttando l'approvazione di una mozione in parte già contenuta nel testo della delibera e inerente un argomento del quale lo stesso Sivori si era più volte fatto portavoce.
Il presidente ha fatto notare che il significato politico del documento avrebbe avuto maggiore forza se fosse stato approvato da tutto il consiglio e che, non a caso, quattro consiglieri avevano lasciato l'aula, i tre del capoluogo e Mori, di Castelnuovo Magra.
L'impasse era totale, con i popolari arroccati sulle loro posizioni, sino al momento in cui Cozzani, sancendo ancora una volta la frattura con la componente politica guidata da Andrea Costa, ha annunciato la sua astensione sul provvedimento, se non addirittura il voto contrario. "Non accetto diktat", ha sbottato Ponzanelli, alzandosi e minacciando di andarsene. Immediata la risposta, non certo pacata, del presidente della Provincia: "Io non accetto che si sia persa un'ora di lavoro per una mozione che avete proposto solamente per mettere la vostra bandiera su questo tema. Se ne è parlato più volte e non sono state presentate mozioni in attesa che tutto il consiglio fosse d'accordo. La vostra non è politica, è scorrettezza. Questa è una marchetta a 10 giorni dal voto! Per quanto mi riguarda - ha sentenziato - non si discutono mozioni che non erano iscritte all'ordine del giorno".
Mentre si consultava il regolamento per capire come stessero le cose i popolari hanno ribaltato sull'opposizione la colpa di aver presentato una mozione e un'interrogazione sul tema del biodigestore, uno dei temi elettorali più scottanti del momento. "Sono state entrambe ritirate", ha replicato immediatamente Andrea Licari.
A quel punto è saltato fuori l'uovo di Colombo, quando Solari ha proposto di far sottoscrivere la mozione a tutti i presenti. Sono seguiti alcuni minuti di discussione, mentre Ponzanelli e lo stesso Solari facevano la spola al telefono, forse per concordare la linea da tenere con i vertici del partito.
"Se aveste coinvolto prima anche gli altri gruppi forse ora avremmo il consiglio al completo e una approvazione all'unanimità", ha concluso Cozzani, mentre venivano apposte le firme di Sivori, Licari e Andrea De Ranieri, rimasto in silenzio per tutto il tempo, un po' per linea politica, un po' perché prossimo presidente della Provincia in sostituzione di Cozzani.

Quando finalmente gli animi si sono placati Gianstefani ha presentato il contenuto della delibera sull'articolazione del piano tariffario. "E' un obbligo di legge stabilito da Arera, entro il 15 maggio. Al suo interno non c'è alcun indirizzo politico e abbiamo voluto aggiungere che la commissione monitorerà l'andamento di questi adeguamenti sull'utenza".
"Grazie per la discussione, anche se animata. Cercherò in futuro di rendere più partecipi i colleghi che possono condividere iniziative di questo tipo", ha dichiarato Solari, in qualità di primo firmatario della mozione, guardando e rivolgendosi a Sivori.
E alla fine, tra sorrisi tirati e sguardi di sottecchi, delibera e mozione sono state approvate all'unanimità, cambiando il retrogusto dell'ultimo consiglio provinciale di Giorgio Cozzani.

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