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Asti a Cavallini: "La figura di Agostino Bronzi non è stata dimenticata"

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Asti a Cavallini: "La figura di Agostino Bronzi non è stata dimenticata"

La Spezia - Ricordo che Carlo Baudone, segretario del P.S.I. e assessore regionale, definiva pubblicamente, in modo bonario, “Famigliaccia” quella dei Cavallini. In una accesa riunione di un comitato direttivo li ricordo capaci di predire, sbagliando, a Sauro Baruzzo che, senza il loro appoggio, non avrebbe prese neppure una preferenza, in una tornata elettorale regionale del finire degli anni ’80, nel loro feudo elettorale di Fossitermi. Una gestione dunque personalistica del consenso e della rappresentatività che, così come allora, ancora oggi prova a esercitare Flavio Cavallini, con il suo intervento a cui per dovere di verità debbo rispondere a nome, oltre che mio anche per conto del sindaco Peracchini. La figura di Agostino Bronzi, non può essere dimenticata nè la è stata.
Già laureato in legge a 23, Bronzi fu subito socialista e per 16 anni esule in Francia, fino a quando, rientrato in Italia nel 1939, fu protagonista nella IV Zona durante la resistenza. Fu presidente della Provincia, Senatore, ma soprattutto Sindaco della Spezia designato dal Comitato di Liberazione. Credo che proprio per tutto questo, a onorare la sua figura, gli sia stato concesso il privilegio di avere intitolata la sala in cui si riunisce la Giunta Comunale e dove vengono celebrati i matrimoni in rito civile. Naturalmente nulla impedisce all’amministrazione di dedicargli anche una via o una piazza. Ritengo però che la cosa, visto la figura di Bronzi, sia materia di cui si può occupare il Comitato Unitario della Resistenza, così come avvenuto per altre candidature legate da comune impegno Partigiano, accolte da questa e altre amministrazioni. Naturalmente Cavallini poteva chiedere al gruppo socialista in comune, rappresentato da Paolo Manfredini, così come alla segreteria socialista, oltre che a semplici cittadini di supportare la sua richiesta. Se non lo ha fatto è certamente per strategia, quella di voler essere mosca cocchiera di un attacco all’amministrazione Peracchini sul caso Escrìva, dimenticando però che a differenza di altre amministrazioni, quella che lui attacca è la stessa che due mesi prima aveva intitolato meritatamente lo slargo proprio a fianco a Torquato Cavallini di cui è stato nipote, concedendogli tra l’altro in modo inusuale di tenere proprio un discorso ufficiale dopo che la figura del professore era stata rammentata dal figlio. Cambiano i tempi ma Flavio Cavallini no, resta sempre un “socialista” capace quanto meno di distinguersi dimenticando che la sala giunta fu da lui stesso individuata come luogo idoneo a ricordare il primo Sindaco della nostra città dove tutti gli altri lavoreranno nel suo ricordo.

Paolo Asti

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