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Associazioni partigiane ricordano Carlo Alberto Dalla Chiesa

centenario della nascita
Associazioni partigiane ricordano Carlo Alberto Dalla Chiesa

La Spezia - Il 27 Settembre 1920 nasceva a Saluzzo, nella Caserma dei Carabinieri comandata dal padre, Carlo Alberto Dalla Chiesa, il cui nome riprendeva quello della via in cui era situata la Stazione dell'Arma, quasi a presagirne e a determinarne il destino, oltre che ad omaggiarne il tratto sabaudo. La sua gioventù, come quella di tanti suoi coetanei, fu segnata in particolare dagli eventi drammatici della seconda guerra mondiale. Dopo aver prestato servizio come sottotenente in Fanteria ed aver riportato due Croci di guerra al Valor Militare, nel 1942 era transitato nei Reali Carabinieri ed assegnato alla Tenenza di San Benedetto del Tronto, con incarico di comando. Qui, dopo aver interrogato prima di tutto la propria coscienza, trovò, all' indomani dell' 8 settembre 1943, quella risposta che, rivelando la forte tensione morale a cui era stata improntata l'educazione familiare ricevuta, avrebbe poi indirizzato la sua intera esistenza. Per meglio comprendere il clima di quei giorni, in cui tanti giovani, cresciuti negli anni della dittatura, poterono finalmente divenire arbitri consapevoli delle loro vite, decidendo autonomamente cosa fare e da che parte stare, ci aiutano le significative parole rivolte attraverso Radio Bari, che trasmetteva dunque dall'Italia liberata, dal Tenente Colonnello Mario Bianco, che, sfuggito alla deportazione dei Carabinieri in Germania, era riuscito a passare le linee ed era stato nominato Sottocapo di Stato maggiore: "Carabinieri! Chi vi parla è un vostro Ufficiale...Non vi sto a descrivere la mia contentezza nel constatare che nell'Italia meridionale l'Arma è in piena efficienza, salda al suo posto di dovere, come sempre...Chi vi ha detto che l'Arma non esiste, ha mentito. Chi ha insinuato che l'Arma non è più all'altezza delle sue tradizioni, non è nel vero. Chi ha affermato che nelle giornate di settembre l'Arma non è stata capace di un solo gesto degno di menzione onorevole, ha bestemmiato...Apolitica
per tradizione e per convinzione, l'Arma rimane fedele alla missione che il Sovrano e il Popolo le hanno commessa...Questa è la grande ora in cui si forgiano Sono perciò questi convincimenti, questi stessi sentimenti, quelli che inducono Dalla Chiesa a schierarsi senza esitazioni, fino ad aderire pienamente alla Resistenza, nella fattispecie nella banda di Spartaco Perini, un Alpino sopravvissuto alla Campagna di Russia, che comandava una formazione con base a Colle San Marco, minuscola frazione di Ascoli Piceno. Scrive Andrea Galli nel suo "Dalla Chiesa": "Il giovane Carabiniere guidava assalti ai convogli tedeschi per interromperne la marcia, rubare armi e munizioni. Più tardi iniziò a soccorrere sistematicamente i prigionieri inglesi riusciti a evadere dai campi di custodia...Dalla Chiesa aiutò i prigionieri ad attraversare il mare su gommoni e a raggiungere le imbarcazioni condotte da altri partigiani, ormeggiate al largo e destinate al Sud Italia, già controllato dagli Alleati...Si disse che c'era un sostanzioso premio in denaro per chi l'avesse fatto catturare. Nel caso, vivo o morto non importava granché: contava solamente che la smettesse con quelle dannose sortite insieme alla banda dell'Alpino.
La fuga via mare fu provvidenziale anche per Dalla Chiesa, quando informazioni attendibili avevano dato i tedeschi ormai pronti a una retata su vasta scala per catturarlo." Perini dovette insistere non poco ma la sua fermezza indurrà infine Dalla Chiesa ad accettare l'idea di mettersi in salvo proprio poco prima dell'operazione di cattura e dell'attacco nemico che causerà con i suoi sviluppi decine di dolorosissime perdite. Soffermarsi su questi aspetti forse meno conosciuti della sua biografia ci aiuta a comprendere attraverso quali prove e quali "passaggi" si sia compendiata la sua "paideia'" e ci consente perciò di coglierne più appropriatamente la straordinaria levatura della personalità. Quello che sarebbe avvenuto negli anni successivi non è dunque che il riflesso determinato da questa matrice, secondo esiti che si sono succeduti coerentemente con quelle premesse e che lo avrebbero quindi condotto fino al ruolo di Vice Comandante Generale dell'Arma - esattamente come suo padre - e non oltre, solo perché, all'epoca, la carica apicale era riservata ad Ufficiali provenienti dalle fila dell'Esercito-. Nel dopoguerra fu chiamato a combattere il banditismo in Campania e in Sicilia e dopo successivi incarichi a Firenze, Como, Roma e Milano, tra il 1966 e il 1973 fu inviato nuovamente in Sicilia a contrastare la mafia con il ruolo di Comandante della Legione Carabinieri di Palermo. Generale di Brigata a Torino dal 1973 al 1977, fu grande protagonista della lotta contro le Brigate Rosse e, su sua proposta, venne costituito il famoso "Nucleo Speciale Antiterrorismo " di cui fu l’anima ed insieme la mente e il braccio. Promosso Generale di Divisione, nel 1978 fu designato Coordinatore delle Forze di Polizia e degli agenti informativi per la lotta contro il terrorismo, con quei poteri che purtroppo non gli furono conferiti utilmente nel 1982, nell'ultimo incarico in veste di Prefetto di Palermo, quando lo Stato ricorse a lui con l'auspicio che come era riuscito a debellare il terrorismo potesse ora contrastare e sconfiggere la mafia, in una stagione di fuoco che aveva mietuto numerose ed eccellenti vite. Come è noto, purtroppo Dalla Chiesa venne tragicamente assassinato il 3 settembre dello stesso anno, a pochi mesi dal suo insediamento, assieme alla consorte Emanuela Setti Carraro e all'agente di scorta Domenico Russo, perito a qualche giorno di distanza per le ferite riportate. La motivazione con cui gli fu conferita la Medaglia d'Oro al Valor Civile recita: "Già strenuo combattente, quale altissimo Ufficiale dell'Arma dei Carabinieri, della criminalità organizzata, assumeva anche l'incarico, come Prefetto della Repubblica, di respingere la sfida lanciata allo Stato Democratico dalle organizzazioni mafiose, costituenti una gravissima minaccia per il Paese. Barbaramente trucidato in un vile e proditorio agguato, tesogli con efferata ferocia, sublimava con il proprio sacrificio una vita dedicata, con eccelso senso del dovere, al servizio delle Istituzioni, vittima dell'odio implacabile e della violenza di quanti voleva combattere. Palermo 3 settembre 1982".
A distanza di 38 anni da quel giorno ci sentiamo di dire che la Sua Opera è sopravvissuta alla Sua dipartita terrena perché Essa vive e rivive, giorno per giorno, in tutti coloro che, a cominciare dai suoi amatissimi Carabinieri, per lui naturale estensione della Famiglia - e perciò autenticamente "Famiglia di Famiglia"- servono lo Stato al meglio delle loro capacità e possibilità, avvertendo come il privilegio di poterlo fare non potrà mai essere pareggiato da un compenso più grande. Il Generale appartiene dunque, a pieno titolo e con pieno merito, alla ristretta cerchia degli Immortali della Storia d'Italia e il Suo Esempio non cessa di spronarci, ad ogni livello, per dare il meglio di noi stessi. Dalla Chiesa credeva nell'importanza imprescindibile della Scuola per la piena acquisizione dell'educazione più autentica, ovvero quella volta all'interiorizzazione più limpida degli Ideali eterni ed indissolubili della Libertà e della Giustizia, che devono ispirare e guidare nitidamente la nostra condotta. Ecco perché oggi, in questo giorno in cui celebriamo la nascita di un così grande ed illustre Italiano, vorremmo che ogni connazionale, ogni persona, si fermasse in silenzio per qualche istante di intimo ed orgoglioso raccoglimento, non per obbligo, né per comando, ma solo per la più sincera riconoscenza e la più profonda ammirazione".

Associazione partigiana "Mario Fontana - giustizia e libertà" La Spezia
Federazione italiana associazioni partigiane La Spezia

Il presidente Paolo Galantini


(immagine di archivio)

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