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Ultimo aggiornamento: Martedì 25 Aprile - ore 22.04

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Amministrative, Erba: "Senza sinistra non c’è futuro"

Intervento del giovane esponente del Pd: "Il nostro partito non è esente da colpe, ma avrà l'umiltà e la capacità di fare proprie le proposte per un centrosinistra unito intorno a un progetto di città".

Amministrative, Erba: `Senza sinistra non c’è futuro`

La Spezia - La fase storica che stiamo vivendo inevitabilmente produce la necessità di una attenta riflessione. Senza sinistra non c’è futuro. Il quadro internazionale rappresenta concretamente gli effetti di una svolta a destra. Trump e le precise scelte in politica estera, l’innalzamento (si potrebbe anche dire il prolungamento) di muri e la composizione della sua squadra di governo sono elementi che tratteggiano il volto di una destra che si ripropone senza vergogna; chiudere il paese ad altri stati e rafforzare un modello da esportare nel mondo. Quale modello? Il modello della destra più radicale ed estremista, la destra che in Italia trova i suoi riferimenti nella Lega Nord e in Fratelli d’Italia. La Liguria, per certi aspetti, non è un piccolo modello di questa impostazione? Sportelli anti-gender, una visione nel campo sanitario che guarda alla privatizzazione più discriminante, esponenti politici del Consiglio Regionale, ad oggi ancora impuniti, che dichiarano “se mio figlio fosse gay lo brucerei in un forno”, gli stessi che poi si fanno vedere senza alcuna vergogna in prima fila durante le cerimonie del giorno della memoria organizzate lo scorso 27 gennaio nella nostra città.

Anche il mio Partito, il Partito democratico, non è esente da colpe. Sul piano culturale si sono fatti dei passi indietro, abbiamo indebolito un filo di collegamento con un popolo che identificava, il Pd e il centro sinistra unito, come strumenti politici in grado di arginare e contenere la spinta delle destre nella società, che li riteneva campo politico pronto a costruire modelli di uguaglianza e campo di battaglia per la conquista di nuovi diritti. A livello nazionale abbiamo deciso che venisse cancellato il finanziamento pubblico ai partiti senza affrontare, con il necessario coraggio, un dibattito sul perché una democrazia rappresentativa sia retta dal modello della rappresentanza politica mediata e costruita dai corpi intermedi; abbiamo abolito le circoscrizioni e svuotato le province senza ipotizzare un modello di rappresentanza alternativo che guardasse seriamente al decentramento e alla partecipazione, abbiamo indebolito il ruolo del sindacato aprendo un conflitto durissimo che ha prodotto la messa in discussione delle motivazioni storiche della sua stessa esistenza. E tutto questo ha prodotto un effetto a catena anche sui territori. Alleanze storiche a sinistra rotte in nome della vocazione maggioritaria costruita in un sistema tripolare (Sic!). Dopo il 1993 c'è stata una interpretazione via via sempre più radicale della riforma elettorale degli enti locali. Impostazione che ha contribuito ad indebolire l’idea stessa della rappresentanza e della funzione delle forze politiche all’interno dei consigli comunali. Tutto ciò, con vari livelli di responsabilità, ha prodotto la situazione che viviamo oggi nella nostra città. Si può ripartire da qui, da questa consapevolezza per un confronto leale. La destra, in barba alle contraddizioni, organizzerà una coalizione che terrà al proprio interno tutto e il contrario di tutto. Un perimetro politico che sarà composto dalla destra cattolica di Alleanza popolare, da Forza Italia e il suo sistema di potere che ha già prodotto i suoi primi effetti nel Comune di Portovenere, passando per Fratelli D’Italia che alle scorse regionali tentò l’arrembaggio contro Toti sostenendo la lista Musso, soggetto politico che invece oggi si scopre fedele sostenitore (un colpo di scena politico) del Presidente forzista. Tutto ciò sarà condito in salsa leghista perché gli equilibri regionali sono chiari e impongono che la golden share sia saldamente custodita nelle mani del carroccio. Inutile dire che il linguaggio politico utilizzato e i modelli amministrativi che la Regione sta portando avanti rappresentino un disegno pericoloso; linguaggi di un fascismo moderno che proverà a completare l’opera cercando di conquistare in tutti modi il governo di Genova e Spezia. Proprio perché ho ben chiari anche gli errori che sono stati commessi dal Pd in termini di relazione politica con gli alleati naturali della coalizione, e avendo ben presenti le questioni di merito amministrativo che dovranno essere concertate per una stesura collegiale di un programma politico, ritengo che la strada davanti a noi sia molto stretta: o si tenta la ricostruzione di una coalizione sociale che corregga la rotta e gli errori commessi, oppure, si correrà il rischio di una dispersione elettorale che faciliterà il compito della destra unita, prima di tutto, da uno spirito revanscista della peggior natura. Ho sempre odiato la retorica del “voto utile”, perciò non partirò da qui per rivolgermi alle forze politiche alla sinistra del Pd, al contrario, chiedo un confronto libero dal pregiudizio che sia basato sul rispetto e la consapevolezza di ciò che rappresentiamo e che possiamo ancora rappresentare per questa città. Voglio essere molto diretto: se come credo, non si rifiuta aprioristicamente la possibilità di un percorso comune, si sciolgano le riserve e si propongano i confini programmatici della coalizione; da qui sono sicuro che il mio Partito sarà in grado di ricominciare una discussione vera. Si può fare anche un altro passo? Io credo di si, se esiste un profilo autorevole in grado di incarnare valori e sentimenti di un popolo che guarda ancora al mondo del centro sinistra lo si proponga. Senza infingimenti prepariamo il terreno di questa discussione per tenere il centro sinistra unito.

Davanti a noi, solo per citarne alcune, troveremo le sfide di una riconversione industriale di un pezzo della città, forme di produzione che dovranno necessariamente essere compatibili con il rispetto dell'ambiente e della salute dei cittadini. Ci saranno le sfide del nuovo ospedale del Felettino e un processo di riorganizzazione dell'industria del turismo; il ruolo del porto nelle vesti dell'interlocutore che abbiamo conosciuto in questi anni, la nascita di grandi opere come la variante Aurelia o la nuova biblioteca Beghi. Una città inserita in un contesto globale, che ci impone un cambio di passo, deve avere una classe politica pronta ad interpretare il cambiamento.

Sono certo che il Partito democratico avrà l’umiltà e la capacità di fare proprie le proposte delle forze politiche, che tutti noi riteniamo essere interlocutori validi e autorevoli, per un percorso che deve vedere il centro sinistra unito intorno ad un progetto di città.

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