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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 23 Agosto - ore 12.04

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Alleanze, aut aut della sinistra: "Il Pd prenda le distanze da Paita"

Sinistra italiana, Possibile e Rifondazione comunista prendono posizione: "Attacco inaccettabile, così non ci sediamo al tavolo del dialogo". Candidato civico e niente primarie resteranno comunque paletti che non si toccano.

Alleanze, aut aut della sinistra: `Il Pd prenda le distanze da Paita`

La Spezia - Una marcia indietro da parte dei vertici del Pd spezzino rispetto alle dichiarazioni di ieri Raffaella Paita, altrimenti sarà rottura immediata e definitiva di ogni trattativa. La sinistra spezzina, rappresentata da Rifondazione comunista, Possibile e Sinistra italiana reagisce così alle parole che la capogruppo Pd in consiglio regionale ha affidato ieri pomeriggio a un post sul suo profilo Facebook e a una nota inviata ai giornali (qui), precisando poco dopo di riferirsi alla scissione annunciata da D'Alema (qui). A poche ore dalla direzione provinciale che si terrà questa sera in Via Lunigiana, la mossa di Paita infiamma l'atmosfera politica cittadina, e mette in forte discussione la prosecuzione del dialogo imbastito dal segretario provinciale Federica Pecunia con i massimi esponenti dei partiti di sinistra.

"Vogliamo fare chiarezza nei rapporti col Pd luce dell'uscita della capogruppo regionale, che ha cercato maldestramente di porre rimedio alle sue parole. Per lei - afferma Michele Fiore, esponente di Possibile - le sinistre sono il male del mondo. Al contrario, siamo forze che sul territorio lavorano compatte da oltre due anni, con risultati positivi come la campagna referendaria, condotta nel merito, e l'esito che ne è conseguito. La Paita ci accusa di aver fatto perdere le Regionali al Pd, ma non è vero: senza Rete a sinistra sarebbe arrivato terzo. Non c'è antipatia, almeno non da parte nostra: ci sono diverse visioni delle cose, anche nelle tematiche politiche nazionali. E da parte sua c'è stata un'escalation che è arrivata a sfiorare l'insulto".
Il portavoce di Possibile rivendica il lavoro svolto per creare "un'alternativa al governo di questa città. Da parte nostra - sostiene - c'è una volontà propositiva e generosa. Altri restano fermi a guardare in loro stessi, schiavi delle dinamiche interne e con poca attenzione ai bisogni dei cittadini. Noi invece abbiamo chiamato a raccolta associazioni, e comitati e dialoghiamo con altre forze politiche, compreso il Movimento cinque stelle". Ma il tema di fondo è il rapporto col Pd. "Ci tira per la giacchetta, quando siamo in camera caritatis - aggiunge Fiore - ma poi in assemblea nazionale Paita dice che il Pd deve avere vocazione maggioritaria, e su Facebook arriva addirittura ad attaccarci. E alla Spezia il Pd è fondamentalmente paitiano, la segreteria è solo renziana. Vogliamo capirlo, però, se il Pd è solo la Paita... Siamo stati contattati dal segretario Pecunia, di cui apprezziamo lo sforzo, per un tentativo di ricucitura che ormai giudichiamo impossibile. Saremmo andati al prossimo incontro, in settimana, avremmo parlato con un'unica voce, avremmo ascoltato, ma alla luce di quanto accaduto ieri non siamo più disponibili, a meno che non ci sia una forte presa di posizione, che isoli la sortita della Paita come schizofrenia personale".
Un ultimatum che lascia dunque uno spiraglio di dialogo, senza però alcuna garanzia di alleanza. Il quadro verso le elezioni, dunque, resta di difficile (se non impossibile) ricomposizione, a causa di dichiarazioni che Fiore non esita a definire "sciocche".
"Le Comunali si giocano su due turni, non ha senso attaccare così la sinistra. Al primo turno c'è il tema della rappresentanza, ma al secondo i nostri elettori, che sarebbero orientati verso un candidato Pd piuttosto che verso uno di centrodestra, potrebbero essere spinti a rimanere a starcene a casa. Non c'è un tentativo di far vincere la destra o Grillo, noi - conclude Fiore - abbiamo un progetto che viene da lontano, ma siamo coerenti e non ci vendiamo per quattro posti di governo. Non abdichiamo alle nostre idee per ragioni di bottega. La Paita è riuscita in un pochi secondi a trasformare una situazione difficile in impossibile".

Parole dure, quelle di Fiore, alle quali sono seguite quelle di Massimo Lombardi, segretario provinciale di Rifondazione comunista, che va oltre alla necessità di isolare le ultime dichiarazioni di Raffaella Paita per poter proseguire nel dialogo tra soggetti politici in atto.
"Con l'ultima giunta - spiega - si sono annientanti i rapporti tra il Palazzo e i cittadini: abbiamo visto una amministrazione asservita a logiche di potere fortissime, che ci hanno portato a uscire. C'è stato il tentativo di imbavagliare il dissenso, lo scambio critico, e oggi ci sono fronti di contrapposizione inquietanti. Guardiamo con preoccupazione alle liste di Casapound e Forza nuova. Il progetto della sinistra è quello di fare la differenza, abbiamo obiettivo comune, programmatico, fatto di valori della sinistra. E ieri siamo rimasti allibiti, nel leggere che il nostro scopo è facilitare destra e Movimento cinque stelle. Senza parlare della tristezza della smentita che è seguita. Si vede che la Paita non crede in quello che dice, ma le parole hanno il loro significato, negarlo significa prendere in giro. Chiediamo un confronto vero: non ci stiamo a essere tirati per la giacca per fini elettorali e poi essere calpestati come forza politica. Così non ci sediamo nemmeno al tavolo".
Jacopo Ricciardi, membro della segreteria regionale di Rifondazione, attacca con l'arma dell'ironia: "E' evidente che ieri la Paita ha preso un colpo di sole. Fa sorridere l'ulteriore insulto verso la sinistra tacciata di voler far vincere la Lega e la destra becera, quando alle primarie le sono arrivati messaggi di sostegno da parte di persone come Alessio Salvo, storicamente vicino al Msi. E la toppa è stata peggio del buco: le alleanze o le vuoi o non le vuoi".

"Non ci volevo credere - aggiunge Andrea Ornati, di Sinistra italiana -: la segreteria avrà ben tenuto aggiornata la capogruppo regionale del lavoro che stava svolgendo. Ho apprezzato gli sforzi di Federica Pecunia, ha tentato un approccio serio, mettendo in discussione scelte passate e pilastri del Pd spezzino, Ben sapendo la difficoltà, e trovandosi di fronte a forze serie e responsabili. Abbiamo anche avviato un percorso che ci ha visti uniti come opposizione a Lerici. Ma in un colpo solo la Paita ha screditato il suo lavoro, con una fotografia della sinistra che non è reale. Vorrei capire cosa ha in mente di fare. Forse una parte del Pd ha capito di aver già perso e stanno mettendo le mani avanti per dare la colpa della sconfitta a qualcun altro? E' necessaria almeno una smentita da parte del segretario provinciale, una presa di posizione doverosa, anche per rispetto del suo lavoro".

Nicola De Benedetto, esponente locale di Sinistra italiana e membro del coordinamento regionale, parla di "attacco intollerabile e irricevibile". "Ieri sera - racconta - mi ha chiamato il nostro capogruppo, perplesso per i toni utilizzati, tanto più in un momento in cui le interlocuzioni sono già difficili. Noi abbiamo dimostrato che siamo a disposizione per lavorare per la città, dialogando seriamente con la società civile e con quella parte di Pd che non fa uscite di questo genere".

La porta si sta chiudendo, dunque. E le chiavi sono nelle mani di Federica Pecunia. Se riuscirà a riaprire il confronto (ed è tutt'altro che scontato), dovrà però fare i conti con alcuni punti fermi irrinunciabili.
Il primo è il no alle primarie. "Abbiamo visto come si risolvono: o vengono regolamentate per legge, oppure sono uno strumento pericoloso - affermano i cinque esponenti di sinistra -. E inoltre riteniamo fondamentale che il candidato sindaco abbia un profilo civico. Inoltre riteniamo che si debba esprimere un giudizio critico su questa amministrazione: se il tema è la continuità metodologica e delle politiche portate avanti in questi anni sarebbe impossibile avviare qualunque ragionamento, anche se i rapporti fossero migliori. Non ci dimentichiamo di una crisi di giunta risolta col manuale Cencelli, defenestrando una persona seria come Pollio, che era stato messo all'angolo. Il progetto non può e non deve essere tradizionale, non una coalizione di centrosinistra classica. Siamo chiamati tutti a un passo in avanti, questo non vuole dire rinnegare storie e simboli, ma ci serve un programma unitario di rottura forte. Occorre un civismo che non sia di facciata: nelle ultime settimane stanno spuntando venditori di fumo, mere operazioni di marketing ad opera di chi si fa una verginità dopo un passato ben noto. E comunque, prima di tutto serve un programma condiviso con la città e le associazioni".

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