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Ultimo aggiornamento: Giovedì 21 Settembre - ore 15.40

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Aggregazione Acam, la commissione frena sulle tempistiche

Audizione a Palazzo Civico. L'amministratore delegato Garavini: "Abbiamo un'opportunità, non è la nostra ultima spiaggia". L'opposizione: "Allora perché tanta fretta? Per le elezioni?". Si preannuncia battaglia, possibili sorprese.

Aggregazione Acam, la commissione frena sulle tempistiche

La Spezia - Talvolta economia e politica vanno in cortocircuito, come ha dimostrato l'enorme crisi che ha travolto il gruppo Acam a partire dal 2008. Altre volte proprio non vanno d'accordo, soprattutto per quel che riguarda i tempi. E' un po' quello che è venuto a galla ieri pomeriggio nella seduta della commissione Partecipate, quando al centro della discussione c'era proprio il percorso verso la delibera per l'aggregazione della multiutility spezzina con un altro gruppo industriale a seguito dell'interessamento manifestato da Iren.
L'amministratore delegato del gruppo, Gaudenzio Garavini, ha in testa un piano nitido, tanto complesso quanto lineare, sia nei modi che nei tempi: passaggi nei consigli comunali, gara ad evidenza pubblica e ritorno nei parlamentini spezzini per l'approvazione dell'accordo quadro. Tutto a partire "dalla seconda quindicina di febbraio", ha spiegato, per poter espletare le pratiche indicativamente entro maggio-giugno. Ovvero prima delle elezioni amministrative.
Una sicurezza frutto delle reali buone performance a livello aziendale (dal margine operativo lordo al suo rapporto con i costi operativi), che è però stata ostentata un po' troppo. L'aver di fatto salvato un'Acam sull'orlo del precipizio, portandola qualche passo indietro, verso la sicurezza, non consiglia comunque di mettersi a saltare di gioia ad occhi chiusi. La politica, pronta a replicare ad ogni virgola, non perdona.

Il primo passo falso dettato dalla sicurezza è stato quello di rivendicare, con un comprensibile sommesso orgoglio, le condizioni attuali dell'azienda. "Negli ultimi tre bilanci, a causa della cessione di Acam Gas i ricavi sono scesi da 210 a 120 milioni, ma il margine operativo lordo è calato percentualmente meno, del 9 per cento, a dimostrazione dei netti miglioramenti anche nella gestione aziendale. Dei circa 300 milioni di esposizione finanziaria ne sono stati cancellati 166, per metà attraverso le cessioni delle società del gruppo. Ne rimangono 134, 110 dei quali in capo ad Acam Acque. E nel confronto con 16 multiutility simili ad Acam la situazione attuale emerge chiaramente con un rapporto tra margine operativo e ricavi che per noi è quasi doppio rispetto alla media (29,4 per cento rispetto al 15,4). Dallo studio effettuato attraverso la società PricewaterhouseCoopers oggi il valore del gruppo è pari a 58 milioni, significativamente più alta del patrimonio netto, che ne vale 23. Segnale di un percorso di crescita che prosegue e che è stato possibile grazie all'impegno di tutta la comunità spezzina".
Un quadro per certi versi roseo che ha portato il manager emiliano a dire che "l'aggregazione non è l'ultima spiaggia, oggi non siamo più nelle condizioni di vederla come unica alternativa". Una fotografia assolutamente aderente alla realtà, che è però stata guardata in negativo dai consiglieri dell'opposizione: se non è un passaggio obbligato o necessario perché farlo e con tanta fretta?, hanno domandato Giulio Guerri, Edmondo Bucchioni, Giacomo Peserico e Pietro Antonio Cimino.

Una risposta, ancora una volta, viene dall'ambito economico. Ma anche dai vantaggi in termini di qualità dei servizi erogati e dal superamento del piano di riassetto figlio del 182 bis, che "prevede 40 esuberi nel 2017, quasi tutti tra i 100 dipendenti di Acam spa", ha spiegato Garavini. Uno spauracchio, quello del surplus dei lavoratori, che sarebbe superato con l'ingresso in un gruppo più grande, che permetterebbe di superare la situazione debitoria - con il benestare praticamente scontato delle banche - e di procedere con indispensabili investimenti per tutte le società del gruppo (eccezion fatta per Integra, che potrebbe andare verso l'assorbimento nella capogruppo per le funzioni informatiche e in Ambiente e Acque per quelle operative). Iniezioni di denaro che andrebbero a favore del rinnovo dei mezzi, al miglioramento delle isole ecologiche, delle reti idriche e fognarie. In definitiva ci sarebbe un netto miglioramento dei servizi per i cittadini. "Non è vero che le nostre tariffe sono le più alte d'Italia, né che i nostri servizi sono i peggiori, ma è altrettanto giusto ritenere la situazione attuale inaccettabile. Non siamo nelle condizioni del 2012, ma la situazione non è rosea. Le criticità c'erano e si sono viste, siamo nel mezzo del piano di ristrutturazione del debito, che potremmo superare rapidamente, accedendo a prospettive industriali oggi molto lontane. Sarebbe una manna, visto che abbiamo da discutere un indebitamento da 8 milioni che è stato congelato sino al 2018.", ha aggiunto l'ad di Acam.

Argomentazioni economiche inattaccabili. Ma l'opposizione ha insistito: perché ora, a tappe forzate, a ridosso delle elezioni e quindi alla scadenza del mandato? "Lasciamo che su un tema così importante e strategico sia il prossimo consiglio comunale, più legittimato dal punto di vista democratico, a decidere", hanno ribadito i commissari di minoranza.
La replica è giunta dall'assessore alle Partecipate Jacopo Tartarini: "Sino a quando dura il mandato siamo tutti in carica, noi amministratori e voi consiglieri di maggioranza e opposizione. Nel panorama nazionale ben poche aziende delle dimensioni di Acam resistono al turbolento mercato delle aggregazioni, consigliato e facilitato anche dalla normativa nazionale che ha rilevato la difficoltà endemica nel far tornare i conti in questo settore. Acam non ha capacità di investimento e si trova a dover far fronte alla questione degli esuberi imposti dal piano. Questa è la vicenda amministrativa degli ultimi dieci anni, se la sua soluzione andrà in porto sarà merito di tutti, anche di voi. Il mercato ha battuto un colpo, non è detto che questo ricapiti in futuro". Il riferimento, ovviamente, è relativo alla manifestazione di interesse avanzata dal gruppo Iren, che estende il suo mercato dall'Emilia al Piemonte, passando per Genova. "Avremmo potuto procedere con una trattativa privata - ha ricordato il dirigente comunale Massimiliano Curletto - ma abbiamo preferito dare all'azienda il mandato per una gara ad evidenza pubblica, perché potrebbe esserci l'interessamento anche da parte di altri soggetti e per effettuare un percorso che sia il più possibile trasparente".
"Sino a ieri ci si vergognava di questa Acam - ha concluso Garavini - oggi la volete tenere in vita a tutti i costi. I Comuni soci hanno tutta la documentazione per valutare il da farsi e i tempi sono nelle loro mani. Ma nel comparto aziendale i tempi non sono una variabile indipendente. L'aggregazione è un'opportunità".

Dalla maggioranza Roberto Masia ha acceso i riflettori sui lavoratori: "E' previsto un passaggio sindacale?", ha chiesto, ottenendo come risposta l'esistenza di un accordo di massima con le tre sigle confederali.
"Non ci si dimentichi delle garanzie per gli operatori della Maris - ha aggiunto Pier Luigi Sommovigo - e non dimentichiamo che se entreremo in un grande gruppo l'interlocuzione con il Comune sarà meno incisiva sulle scelte aziendali. Tuttavia questa è un'opportunità - memori anche dei 5 milioni che venivano messi sul piatto da Hera - sulla quale dobbiamo ponderare bene. Prendiamoci il tempo che ci vuole".

Questioni di merito e tempi. Questi i due cardini della discussione riassunti dalla presidente della commissione Tiziana Cattani che ha chiesto all'amministrazione di fornire tutta la documentazione possibile ai commissari e ha garantito tutti gli ulteriori passaggi necessari per arrivare ad esprimere "un parere consapevole".

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