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Ultimo aggiornamento: Venerdì 20 Gennaio - ore 23.30

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Acam, tu chiamale se vuoi... aggregazioni

Nei prossimi mesi i consigli comunali dovranno esprimersi sull'operazione proposta dopo la manifestazione di interesse di Iren, che potrebbe dover fare i conti con concorrenti. Le dimensioni dei due gruppi disegnano i contorni di una incorporazione.

Acam, tu chiamale se vuoi... aggregazioni

La Spezia - Entrerà nel vivo a gennaio l'iter per l'aggregazione tra il gruppo Acam e un altro player del mercato nazionale nel settore della fornitura dei servizi. In seguito alla manifestazione spontanea di interesse di Iren l'Assemblea dei soci ha deliberato l'approvazione della valutazione dell'ipotesi attraverso un percorso a evidenza pubblica che dovrà essere vagliato anche dai consigli comunali. Le giunte, in particolare quella spezzina, dovranno quindi fare i conti con i rispettivi organismi e di certo il clima, dalle parti di Palazzo civico si farà rovente, in considerazione del fatto che pochi mesi dopo si andrà al voto: maggioranze e opposizioni lavoreranno con il solo obiettivo di spuntarla le une sulle altre.
Se la procedura sarà licenziata con il favore dei consigli comunali verrà compiuto il passo successivo, quello che svelerà l'eventuale esistenza di un altro gruppo, oltre a Iren, interessato all'aggregazione con Acam. In quel caso si procederà con un meccanismo che metterà in concorrenza i diversi soggetti, quasi che si trattasse di un'asta.

La presenza di una pluralità di soggetti interessati ad acquisire la multiutility spezzina è lo scenario auspicato in riva al golfo, ma tutto da verificare. Nonostante un margine operativo lordo superiore alle aziende di dimensioni simili e un miglioramento della situazione finanziaria, infatti, l'interesse di Iren ha altre solide argomentazioni. Certamente l'appeal di Acam è motivato fortemente dalla contiguità della Provincia spezzina ai territori già occupati e a quello di Genova (sotto il profilo della raccolta dei rifiuti), pubblicamente definito l'altro obiettivo a breve termine del gruppo nato nel 2010 dalla fusione tra Iride ed Enia creando una mega municipalizzata che va da Parma a Torino. Da non trascurare anche il fatto che Intesa Sanpaolo sia una delle banche che vantano il maggior credito nei confronti del gruppo Acam e contestualmente il quarto azionista del colosso Iren, di cui detiene poco più del 3 per cento. Anche sotto il profilo industriale non mancano i vantaggi: l'imminente adeguamento dell'impianto spezzino di Saliceti per la produzione di Css da parte di Recos (detenuta a maggioranza dal binomio Iren-Ladurner) rientra pienamente nel disegno, visti la presenza di impianti di termovalorizzazione nelle disponibilità di Iren, in Emilia e in Piemonte.
Una aggregazione, dunque, dalle molteplici giustificazioni, compresa quella che sarebbe de facto un'incorporazione, viste le dimensioni incomparabili e gli oltre 150 milioni di esposizione verso i creditori che il gruppo Acam continua a portarsi dietro. Un buco che peserà non poco in sede di trattativa.

"Ai Comuni soci spezzini resteranno pochi punti percentuali, ma Iren è considerato un gruppo a guida pubblica, grazie alla presenza di un organismo che si chiama Patto di sindacato, composto dai primi cittadini dei Comuni principali. Inoltre la forma di iter di aggregazione scelta dai sindaci-soci di Acam - ha spiegato ieri in commissione comunale l'assessore al Controllo delle partecipate, Iacopo Tartarini - è macchinosa, ma trasparente. L'azienda spezzina ha disegnato il suo assetto futuro e lo ha messo in visione pubblica".

Secondo l'amministrazione spezzina per completare il salvataggio di Acam, dunque, l'ingresso nel gruppo Iren potrebbe essere il male minore, visto il peso riconosciuto alla parte pubblica. Ma le valutazioni dovranno essere fatte dai consigli comunali, che potrebbero bloccare tutto, facendo leva sulla salvaguardia dei posti di lavoro (gli esuberi di alcune società del gruppo sono una spina nel fianco difficile da rimuovere per Acam) e sulle tempistiche di discussione del piano.
"Attendere potrebbe essere un rischio - ha detto l'amministratore unico di Acam Acque, Luca Piccioli - perché nel mercato italiano questo è un momento particolarmente fervido per le aggregazioni, anche attraverso negoziazioni dirette, alla luce del sole, ma sicuramente meno coinvolgenti degli organismi pubblici. E le condizioni potrebbero cambiare, non necessariamente in meglio. In ogni caso saranno i consiglieri ad esprimersi. Se il percorso dovesse arrestarsi Acam Acque, che da tre anni produce utili invece che perdite, potrà comunque onorare il piano di ristrutturazione del debito, previsto entro il 2032". La società che gestisce il servizio idrico integrato è quella del gruppo Acam che nel periodo precedente alla crisi aveva collezionato il debito più elevato: oggi la cifra si aggira intorno ai 116 milioni di euro, in calo rispetto ai 127 di inizio anno.

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