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"Vietare velo islamico nei luoghi pubblici spezzini", Lega alla riscossa

Il consigliere comunale Federica Paita, esponente del Carroccio, incalzerà gli assessori Giorgi e Medusei per sapere quali mosse abbia in serbo l'amministrazione comunale.

`Vietare velo islamico nei luoghi pubblici spezzini`, Lega alla riscossa

La Spezia - Andata in porto la battaglia identitaria del crocifisso, la Lega nord continua a bazzicare il delicato rapporto tra religione e vita pubblica. A pochi giorni dall'ok (QUI) al simbolo della cristianità negli spazi comunali (e all'apertura di una riflessione nelle scuole finalizzata, eventualmente, a procedere con analoghe affissioni), ecco che dalle file consiliari del Carroccio si imbizzarrisce un altro cavallo di battaglia: il divieto di entrare nei locali pubblici a volto coperto. E' chiaro che il volto ce lo si può coprire anche con la maschera di Pippo o di Shpalman, ma l'interpellanza in questione (che troverà spazio nel consiglio in programma lunedì 20 novembre dalle 20.45), sottoscritta dal consigliere Federica Paita, tocca senza remore l'aspetto religioso della questione.

Prima di tutto nel suo testo - denominato 'Norme a difesa della pubblica sicurezza e a tutela della dignità della donna' - il consigliere Paita richiama quelle disposizioni di legge che sostengono la necessità di non coprire il volto in pubblico, per esempio l'articolo 5 comma 1 della legge 152 del 1975, che vieta "caschi protettivi o altri mezzi atti a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo". Poi l'esponente salviniana scende nel campo della religione. "Oggigiorno la diffusione dell'Islam radicale sta rendendo sempre più frequente, anche nel nostro Comune, la presenza in luoghi pubblici o aperti al pubblico di donne velate con burqa, niqab o chador, le quali sono, a questo modo, totalmente irriconoscibili". E ancora, "L'Islam radicale non ha alcun rispetto della donna né tantomeno alcun riguardo alle pari opportunità. Infatti in gran parte nel mondo musulmano la donna viene considerata antropologicamente inferiore all'uomo, sicché nelle famiglie di stretta osservanza islamica la donna, sia questa moglie o figlia, subisce le angherie della componente maschile della famiglia ed è spesso costretta a velarsi totalmente". Paita afferma che "una persona totalmente velata, non essendo riconoscibile, può costituire un pericolo per la pubblica sicurezza, giacché può non essere chi dichiara di essere e serbare intenzioni criminali", segnalando altresì che "il disprezzo nei confronti delle donne crea le basi culturali per le più odiose forme di violenza di genere, tra le quali lo stupro e il femminicidio" e che "con delibera di Giunta regionale n. 224 del 2017, Regione Liguria ha vietato l'ingresso nei locali pubblici di proprietà regionale ai soggetti con volto coperto, compreso chi utilizza burqa, niqab e chador".

E' da queste basi e riflessioni che il consigliere Federica Paita chiede agli assessori a Sicurezza e Pari opportunità - Gianmarco Medusei e Giulia Giorgi, anche loro esponenti leghisti - se Palazzo civico intenda deliberare una norma "a difesa della pubblica sicurezza e a tutela della dignità della donna", che vieti di entrare nei locali pubblici comunali a volto coperto, enunciando tale interdizione con apposito cartello. Paita chiede inoltre all'assessore se, contestualmente, ci sia la volontà di emanare una disposizione interna che preveda, in caso di volto coperto in luogo pubblico, "l'immediata richiesta di intervento delle forze dell'ordine competenti al fine di procedere con l'identificazione".

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