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"Un masterplan da fermare, mobilitiamoci"

Più di trecento persone si sono ritrovate sotto i locali del Teatro Civico dopo un tam tam frenetico. Si mettono in discussione le linee della proposta progettuale per il futuro dell'isola Palmaria.

si cerca un confronto col sindaco

La Spezia - All'Urban Center non ci sta più nemmeno uno spillo e non v'è dubbio che la sede originaria, la grande sala della Provincia, sarebbe stata molto più adeguata all'afflusso. Nei locali sotto il Teatro Civico si parla di isola Palmaria, del suo futuro, del contestato masterplan elaborato dopo le due fasi partecipative e presentato una decina di giorni fa nella sede della Regione Liguria. Una scelta, quella di farlo a Genova, che non era piaciuta a tanti da queste parti, vista come un modo per far cascare dall'alto, e da lontano, una scelta che sicuramente è fra le più delicate e dalla quale difficilmente poi si può tornare indietro. All'Urban Center convergono trecento persone, forse qualcosa in più, sulla scia dei lanci giornalistici di questi giorni e del tam tam sui social. Ad aderire entusiasticamente facce note e meno note della società civile, associazionismo, qualche volto politico, tanta gente comune, soprattutto residenti del capoluogo perché da Porto Venere, a ben guardare, i presenti sono una ristretta minoranza: questo divario, questo diverso modo di intenderla (e di esserci) è già un tema in sè, e non da oggi. Perchè in fondo le istanze rappresentate un po' da tutti erano valide anche soltanto un paio d'anni fa ma non trovarono riscontro nel comune che fino a prova contraria, comprende le isole dell'arcipelago. Non si colse insomma il senso di quella divaricazione di pensiero, che è poi ciò che differenzia nella politica delle scelte.

Di sicuro all'Urban Center il mirino di tutti è puntato sul masterplan cosiddetto "5 Bis" che avrebbe dovuto essere la summa degli scenari iniziali. Per ora un moto di partecipazione per dire un no generico al progetto e fermarlo prima che sia troppo tardi, sempre che non lo sia già; ma soprattutto, in prospettiva, l'intenzione di non fermarsi qui, coinvolgere più persone possibili per un prossimo incontro a breve giro di posta. Cosa faranno è presto per dirlo ma sono in tanti a parlare di ricorso. Laboratorio Palmaria, Italia Nostra, Legambiente, gli altri gruppi di azione solidale sono tutti presenti e saranno l'asse portante delle prossime iniziative. Fabio Giacomazzi, in questo caso nella veste di rappresentante di Legambiente, spiega il senso di questo incontro costruito all'improvviso ma che, per una volta, ha tradotto nella partecipazione reale, i fiumi di parole scritte che si leggono sui social: "Era importante incontrarsi, stare uniti ed aumentare alle prossime occasioni. La pressione numerica è forse l'unica forza rimastaci per intimorire gli amministratori. Siamo qui per dire che il masterplan è contraddittorio sin dal principio: la Marina Militare ha ceduto e non regalato al Comune quelle pertinenze. Si parla di restyling agli stabilimenti balneari militari e forse di un albergo, si parla di 3-4 milioni solo per questi interventi. Soldi che il Comune cercherà di recuperare cedendo quelle pertinenze a qualche privato. E' proprio la questione economica il grosso problema di tutto il progetto perchè questo siginifica che si apre un processo di natura essenzialmente immobiliare. Il gruppo Palmaria Sì/Mastperplan No sta aumentando ma useremo tutti i canali a disposizione per chiamare a raccolta le persone. Attacchiamoci a questo scoglio e andiamo avanti".

Mentre l'opposizione è in procinto di richiedere ufficialmente al sindaco Cozzani un consiglio comunale straordinario da tenersi sull'isola, ad essere messo in discussione è insomma l'approccio, anche in un senso più globale, legato al consumo del suolo, al rispetto dell'equilibrio della fauna (si pensi alle migrazioni di pesci ed uccelli che in Palmaria trovano un habitat unico), come ricordato da Lipu che su questi aspetti ha la massima competenza. La lista degli orrori (presunti, perché il masterplan non è così dettagliato), la farà il presidente di Italia Nostra La Spezia Luca Cerretti ha voluto aggiungere un altro pezzo del discorso: "Oggi l'isola è verde, buia ma non sporca come dicono. Certo è da migliorare ma di fronte al passaggio di consegne Marina Militare-Comune di Porto Venere, penso che lo scenario che elaborammo noi rimanga più convincente: di sicuro, lo diremo al sindaco. Ma ci sono tante cose, analizzandolo nel dettaglio, che mi lasciano perplessità a proposito di quel masterplan: ad esempio si parla di potenziamento dell'attività recettiva nella batteria o di pubblici esercizi di forma commerciale. Altre espressioni ambigue riferite ai corpi immobiliari del Terrizzo o quel nuovo molo al capo sud dell'isola, in pieno mare aperto. E che dire di quella vacua dicitura 'agricoltura multifunzionale'?" Una carrellata impietosa che si conclude con le utime tre contestazioni: "Non voglio nemmeno immaginare una Palmaria con mercati e punti vendita, così come mi pare davvero pericoloso l'inserimento dell'isola nel circuito marketing delle Cinque Terre quando sappiamo bene come sta andando quel modello. Infine la cremagliera per trasportare i turisti..."

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