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Ultimo aggiornamento: Giovedì 26 Novembre - ore 22.12

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"Tamponi e tracciamento, serve un salto di qualità"

Melley, Centi e Lanznaster, esponenti civici di centrosinistra, propongono un serie di interventi per uno screening di massa del territorio spezzino. Al sindaco: "Non esiste un 'modello Spezia', tutto è deciso a Genova".

Nove punti

La Spezia - Nove punti, per altrettante proposte di gestione dell'emergenza Covid-19 che, attraverso la stampa, vengono avanzate nei confronti del sindaco Pierluigi Peracchini e del presidente della Regione Liguria Giovanni Toti. Li hanno presentati questa mattina il capogruppo di Leali a Spezia, Guido Melley, il consigliere comunale e regionale, Roberto Centi, e la candidata alle ultime elezioni regionali, Francesca Lanznaster, nel corso di una conferenza stampa open air tenuta di fronte a Palazzo civico.

I tre esponenti del civismo di centrosinistra, come ha spiegato Melley, hanno voluto affrontare "un tema delicatissimo, quello della nuova recrudescenza dell'aumento dei contagi, che fa registrare dati critici nel Paese, ma anche qua in Liguria e alla Spezia. E per farlo - ha spiegato il capogruppo spezzino - ci siamo confrontati con medici e operatori del settore. Riteniamo che si debba evitare a tutti i costi un nuovo lockdown. A volte sembra facile dirlo e difficile farlo. Dismettendo i panni dell'impegno politico e indossando quelli del commerciante devo dire che sono molto preoccupato e anche per questo spero che la nostra proposta venga accolta dal sindaco e dalla Asl. E' troppo facile criticare quello che viene deciso dal governo, è chiaro che occorre agire su questo territorio".

Lanznaster ha elencato le criticità emerse nel corso della Fase 1 e puntualmente riemerse nelle ultime settimane.
"Non risultano dati trasparenti sui tamponi: non c'è distinzione tra quelli diagnostici e quelli di contatto, così non si può tracciare un quadro completo e comprensibile della situazione. L'unica postazione di screening è del tutto insufficiente. Ci sono decine di persone a casa senza tempi certi di attesa per i tamponi e per l'arrivo del responso. I call center sono intasati o non rispondono proprio. E questo succede per asintomatici ma anche per chi invece è a casa con tosse e febbre... I tamponi vengono processati con tempi troppo lunghi e nel frattempo il nuovo Dpcm ha ridotto la durata della quarantena a 10 giorni. Nelle scuole - ha concluso - ci sono quarantene nebulose di cui non si capiscono i criteri. Il Veneto ha istituto vere e proprie task force che operano nelle scuole per prevenire, e non inseguire, la diffusione del virus. E lo stesso discorso vale per i posti di lavoro".

Quali soluzioni possano essere messe in campo per risolvere parte di questi problemi lo ha illustrato il professor Centi.
"Ci vorrebbero più postazioni per effettuare tamponi. Per esempio - ha detto, allacciandosi all'intervento della collega - bisogna intervenire nei luoghi di lavoro dove è maggiore il rischio di contagi. Servono più punti anche per il cosiddetto test drive-through. Nel mondo della scuola la situazione è seria: gli istituti sono ben organizzati singolarmente, ma quello che è insufficiente è la gestione dei flussi di ingresso e uscita da quarantena e sorveglianza attiva. Serve una informazione maggiore, anche per le famiglie, che spesso si trovano a fare i conti con una burocrazia che è andata in corto circuito. Il Dipartimento di Prevenzione della Asl fa il possibile, ma ci sono sempre più classi in isolamento. Paghiamo la cronica carenza di personale sanitario della nostra provincia.
E in più c'è il problema dell'ingorgo nella somministrazione dei vaccini, col risultato che tra poco non si distingueranno più i sintomi tra l'influenza stagionale e il Covid-19. E tutto questo grava tantissimo sulle spalle dei medici di famiglia: è stato detto che i test antigenici saranno svolti da loro, ma non sono stati ancora messi in condizione di farli".

Per Melley, Centi e Lanznaster, che hanno ribadito la loro disponibilità a collaborare con l'amministrazione comunale e quella regionale, è necessario avviare un tavolo di confronto con sindacati e istituzioni per poter gestire nella maniera migliore la situazione e le problematiche che sorgono man mano.
"Sin dall'inizio - ha ricordato Melley - ci sono stati problemi nel tracciamento e nella trascrizione dei dati. Era fatto a mano, non esisteva un database, i macchinari si sono guastati... Non pensiamo che si possano fare miracoli, ma un salto di qualità sì. Anche perché fare un tampone 15 o 20 giorni dopo averlo richiesto serve praticamente a niente".
I tre esponenti del civismo di centrosinistra commentano poi le parole del sindaco Peracchini, che ha parlato poche ore fa di un "modello Spezia" che avrebbe fatto scuola a livello nazionale.
"Non c'è nessun 'modello Spezia' - dichiarano Melley, Centi e Lanznaster -. La decisione di creare quella sorta di 'zona rossa' nel Quartiere Umbertino due mesi fa è stata calata dall'alto, peraltro senza ragioni tecnico scientifiche chiare. Il problema è sempre lo spesso: il Comune è troppo supino nei confronti di Genova. Quest'ultimo Dpcm dà più potere ai sindaci, riconoscendo che sono loro la prima autorità sanitaria. Invece l'amministrazione spezzina aspetta la pappa pronta dalla Regione. Inoltre all'epoca dei fatti non è stato minimamente tenuto conto della varietà dei cluster di contagio, ma ci si è concentrati solamente sulla comunità domenicana. Del geocovid abbiamo soltanto sentito parlare, ma nessuno la mai visto questo sistema di tracciamento capillare, casa per casa... Se dovranno essere imposte chiusure di vie o piazze o altri provvedimenti circoscritti a determinate aree sarà necessaria una comunicazione chiara e trasparente. Abbiamo chiesto la documentazione che ha portato all'ordinanza sull'Umbertino, ma non ci hanno fornito nulla. Chiediamo con forza processi decisionali più chiari".

Le proposte per uno screening anti Covid di massa sul territorio spezzino di Melley, Centi e Lanznaster

A detta degli esperti, al di là dei comportamenti individuali e delle misure restrittive, per contenere l’emergenza Covid la funzione di screening e tracciamento è essenziale. I dati ufficiali parlano della Liguria come regione tra le prime nel rapporto positivi/ numero di abitanti e positivi/numero di tamponi effettuati.
Dobbiamo assolutamente invertire la tendenza, per salvaguardare il più possibile la salute pubblica, la scuola e le attività produttive, consapevoli che se dovesse presentarsi la necessità un nuovo lockdown sarebbe una extrema ratio e rappresenterebbe un forte rischio per la tenuta economica, sociale, culturale del Paese, del territorio e per l’equilibrio psicofisico dei cittadini. È stato perso già troppo tempo, a scapito della salute pubblica, della ottimizzazione dei costi della gestione sanitaria, dell’economia del territorio. Bisogna agire subito e bene.

Rileviamo una serie di criticità, in parte già evidenziate nel corso delle ultime settimane e molte pervenute da cittadini, lavoratori, imprenditori e operatori sanitari in prima linea:
non ci sono dati trasparenti su tamponi: quanti diagnostici, quanti da contatto, manca una mappatura del contagio divisa per zone della città e del territorio provinciale;
il camper per i tamponi situato presso la nuova biblioteca Beghi è assolutamente insufficiente per rispondere alle necessità della popolazione;
abbiamo raccolto decine e decine di segnalazioni di persone positive, asintomatiche o paucisintomatiche, ma anche con sintomi importanti e febbre alta, in quarantena presso il proprio domicilio, che hanno avuto difficoltà nel comunicare con Asl5, con telefonate continue senza risposta; hanno aspettato giorni per fare il tampone, per avere i risultati e che addirittura non sono stati contattati da nessuno della stessa Asl5 per effettuare le indagini sui contatti. Quindi come vengono effettuati i tracciamenti derivati da casi positivi?
ci sono difficoltà e ritardi consistenti per fare i tamponi in uscita, con prolungamento delle quarantene anche per persone ormai guarite; questo problema è stato attenuato solo in parte dal nuovo Dpcm con la riduzione della quarantena a 10 giorni e con un solo tampone negativo finale;
permangono troppe contraddizioni sulle quarantene scolastiche a causa della nebulosità delle norme e la scarsezza di mezzi di cui è vittima lo stesso Dipartimento Prevenzione;
la situazione sui posti di lavoro è grave; confusione, mancanza di controlli sul rispetto delle normative sanitarie anti Covid, mancanza di tamponi per lavoratori che sono entrati in contatto con positivi;
i vaccini antinfluenzali mancano anche per le categorie a rischio.

Abbiamo elaborato come gruppo LeAli a Spezia/Lista Sansa, consultandoci con medici ed operatori sanitari, alcune proposte da mettere a disposizione della città, del territorio e delle Istituzioni, con l’obiettivo di aumentare e migliorare lo screening di massa utile a contenere il contagio ed evitare la pressione sulle nostre strutture sanitarie già al limite:

1. Istituire postazioni di tamponi “drive-through” alla Spezia e Sarzana; aumentare il numero di camper per tamponi alla Spezia, a Sarzana, in Val di Vara, in Val di Magra ed a Levanto.

2. Istituire una task force per tamponi sui luoghi di lavoro, a partire dalle situazioni con più concentrazione di lavoratori.

3. I test antigenici rapidi svolti dai medici di famiglia non devono essere solo un annuncio: i medici chiedono spazi appositi e tutte le DPI necessarie per poterli effettuare: guanti, tute, caschi ecc. Al momento non sussistono le condizioni operative e bisogna crearle.

4. Fare test antigenici rapidi direttamente con squadre di sanitari a tappeto e direttamente nelle scuole, sul modello Veneto. Non è pensabile effettuare meno di 100 test al giorno su una popolazione di 30 mila unità tra studenti, docenti ed Ata (il 15 ottobre ne sono stati fatti 88 test di cui 25 al Falcomatà). Alla Asl3 lo stanno facendo, perché non farlo anche in Asl5?

5. Istituire subito un team per risposta telefonica utenti e per tracciamento contatti; assumere nuovi operatori e valutare anche accordi con call center.

6. Potenziare tamponi, cure e assistenze domiciliari.

7. Un piano straordinario ed immediato di assunzioni infermieri e tecnici di laboratorio.

8. Potenziare scorte tamponi, reagenti e vaccini anti influenzali.

9. Lanciare una campagna informativa istituzionale per utilizzo App Immuni a partire dai social del Comune della Spezia e degli altri Comuni.

La Asl 5, la Regione Liguria, il Comune della Spezia devono trovare risorse economiche ed umane per attuare queste proposte. Crediamo anche sia giusto ed utile costituire un tavolo permanente con maggioranza, opposizioni, sindacati sull’emergenza Covid.
Noi siamo disponibili a fare la nostra parte, nella emergenza bisogna superare le divisioni politiche e lavorare assieme. Chiediamo un riscontro al Sindaco e Presidente della Provincia Peracchini, al Presidente Toti, alla dirigenza di Alisa ed alla Asl5.

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