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"Servono idee in Comune e coraggio dalla Marina, ma oggi non promette bene"

di Massimo Federici

l'intervento dell'ex sindaco
"Servono idee in Comune e coraggio dalla Marina, ma oggi non promette bene"

La Spezia - "Come avevo anticipato nel mio primo intervento sull'area ex Magazzino Artiglieria e Difesa Chimica ritorno sul tema "servitù militari e base navale" per alcune considerazioni a più ampio spettro. L'ex Mardichi è stato concesso all'Agenzia delle entrate, non è chiaro se con il beneplacito del Comune o meno. Temo comunque che questo sia un capitolo ormai chiuso e sta di fatto che la Marina ha scelto per noi e che tra i cento possibili preziosi utilizzi ha scelto l'opzione meno sensata e meno utile per la città.

Ciò detto la questione del rapporto con la Marina Militare e il tema delle aree che la Forza Armata impegna sono comunque tornati a far parlare di sé con un recente intervento dell'Unione Industriali, con il no della Marina alla viabilità interna in occasione di partite dello Spezia giocate in casa, con un'intervista al sindaco Peracchini, con un'uscita dei Murati Vivi di Marola nonché con la "gara" tra parlamentari per attribuirsi le promesse assunzioni di arsenalotti.

Il tema della retrocessione di spazi e strutture militari a favore della città è annoso e parte dagli esordi di quel lungo declino occupazionale e funzionale che ha interessato dalla fine degli anni 70 la base navale spezzina. Gli anni ottanta videro la realizzazione di una importante "permuta" con lo scambio di beni immobili tra il Comune della Spezia, guidato allora dal sindaco Aldo Giacchè, e la Marina Militare. Fu allora possibile acquisire aree quali il Colombaio, l'area verde di Marola, strutture come l'ex panificio a Pegazzano e altro ancora. Dovremo però attendere gli anni dieci del nuovo secolo per una seconda significativa operazione con la retrocessione dell'Ospedale Militare e di alcuni capannoni in Arsenale per farne i laboratori del nuovo Polo universitario, di un' area alla radice del ponte Tahon de Revel, del molo Pagliari per destinarlo alle marine del levante, di alcuni edifici dell'Areonautica a Cadimare per gli usi sociali del borgo, del Campo Montagna e un'area a mare di circa seimila metri quadri dentro l'Arsenale per ampliare gli spazi destinati ai cittadini di Marola. Per inciso, il motivo per cui quest'ultima possibilità non venga sfruttata è un mistero: certo, occorre un investimento per rendere fruibile il nuovo spazio, ma sarebbe del tutto sostenibile specialmente se distribuito su un paio di anni. Non ne varrebbe forse la pena per poter vedere civili, bambini, famiglie, cittadini di Marola e non solo, all'interno di una base navale (!) per puri motivi di socialità, svago, sport etc? Davvero strana questa inedia.

Voglio accennare anche ad un'altra pagina importante che si è affiancata alla precedente nello stesso periodo e cioè quella dell'acquisizione di beni demaniali di straordinaria rilevanza che ora possono avere finalmente una destinazione d'uso. Penso alle mura cittadine ottocentesche, alle batterie e ai forti delle colline come il Pagliari, il Montalbano o il Parodi, tutti beni che abbiamo fatto trasferire al Comune attraverso il meccanismo del federalismo demaniale. La procedura per ottenerli prevedeva la presentazione di progetti di riutilizzo in senso turistico e/o culturale. E oggi è bello poter vedere quei progetti, come quello del parco delle mura o del forte Pagliari, iniziare a realizzarsi. La stessa operazione delle c.d. casermette da destinare al distretto della nautica, nonostante alcune minoritarie opposizioni, è un progetto strategico utilissimo in termini di lavoro e di qualificazione produttiva (... però, per favore, prima di dire "Spezia capitale della nautica" pensateci bene perché so che a Viareggio, a Genova e non solo si fanno delle beffarde risatine in proposito... ).

Tutta questa premessa "storica" per dire che, se pur con non poche fatiche e dispiego di diplomazie, è possibile trovare strade per ottenere risultati interessanti in questo ambito. Certo occorrono alcune condizioni di fondo, anzi potremmo dire che occorre una giusta congiunzione astrale. Gli ingredienti sono una forte volontà politica da parte di Comune e Regione, la presenza sul territorio di una guida della Marina "illuminata" e ovviamente un appoggio convinto da parte del Ministro della difesa. Non sono condizioni impossibili e anche con colori politici diversificati tra i vari livelli di governo la combinazione può essere comunque vincente, ciò che importa è avere idee chiare e progetti precisi pronti per essere spesi.
La situazione attuale non sembra però prometter bene. In Comune non esce una proposta originale e inoltre sembrano lontani i tempi in cui, con l'Ammiraglio Toscano e in seguito con l'Ammiraglio Camerini, si poteva ragionare (e progettare!) su ipotesi forti e coraggiose. Ne ricordo alcune: l'arretramento dell'Arsenale per quasi un centinaio di metri lungo il confine delle mura su viale Amendola. Questo lungo corridoio compreso tra viale Fieschi e Viale Italia concesso a un uso civile e/o misto avrebbe dovuto ospitare un grande parco museale di valore mondiale espandendo l'attuale museo tecnico navale con l'esposizione sia del sommergibile Da Vinci sia dell'immenso materiale che ora giace ammassato nei magazzini, la realizzazione di un grande parcheggio a servizio del museo e della città, la riqualificazione per renderlo fruibile del "laghetto" della vecchia sprugola, simbolo massimo della spezzinitá, infine uno sviluppo dei laboratori in uso al polo universitario con il trasferimento di almeno parte del Cssn. Questo e non solo questo perché l'area in considerazione è davvero grande.
Voglio poi ricordare anche il masterplan elaborato con Toscano che riguardava tutta l'area del ponente da San Vito a Cadimare presentato (e questo si chiama coraggio!) dallo stesso Dipartimento della Marina allo Stato Maggiore. Un progetto grandioso che prevedeva ad esempio la ricostruzione del molo Vanicella in fregio alla banchina Lagora. Insomma si discuteva sul serio e si trattava. Programmi ambiziosi certo, ma che poggiavano sulle importanti acquisizioni già incamerate e ai problemi si cercava di trovare soluzioni....e non complicazioni. Ricordo ad esempio il contributo di Camerini per accedere alla futura area a mare espansa per 6000 mq con una semplice riorganizzazione della guardiania di porta Marola o lo spirito collaborativo per risolvere il punto della viabilità in funzione degli incontri casalinghi dello Spezia calcio.
Non so se questi progetti siano o meno recuperabili. So che i tanti parlamentari e consiglieri regionali spezzini, di sinistra e di destra, dovrebbero occuparsi di ciò piuttosto che piantare bandierine sull'emendamento arsenalotti che non cambia certo il destino della base navale, ma ne prolunga solo i tempi di declino. Non lo dico per mero spirito polemico, ma con la speranza di vedere la costituzione di un gruppo di lavoro, una qualche forma di intesa tra i rappresentanti politici della città che sappia individuare terreni e obiettivi comuni di lavoro per la città. Ce n'è un bisogno drammatico in questa condizione di vuoto di iniziativa e di idee.
Idee, sogni, progetti. Ce ne sono stati altri che hanno preso forma, magari anche solo per sommi capi. Vale la pena citarli, tenendo presente che tra quelli succitati e questi che aggiungo nessuno di essi ne esclude potenzialmente un altro. Ognuno ha una sua autonomia e tutti quanti potrebbero integrarsi tra loro.

Il trasferimento delle attività presenti all'interno del compendio di Mariperman dentro le mura della Base Navale è uno di quei progetti che meriterebbe un'attenta considerazione anche in vista del Recovery fund. Trasferire Cssn e il centro Nato CMRE significherebbe liberare un'area di grande pregio, ricca di immobili oggi abbandonati, che potrebbe essere destinata a turismo, ad attività sociali e alla nautica.
Ma che fare delle grandi e immense infrastrutture all'interno dell'Arsenale oggi per nulla o molto poco utilizzate, che fare di quella risorsa di storia e sapere marinaro? Certo anche il vecchio e "visionario" progetto dell'Ammiraglio Nascetti di percorsi di visite turistica è sempre attualissimo, ma forse ancor più forte e "visionario" sarebbe realizzare dentro quelle mura una grande scuola navale, un centro per la formazione e l'aggiornamento nazionale e internazionale delle maestranze addette alla navalmeccanica, con punte specialistiche di livello universitario e post universitario intorno all'ingegneria navale, alla subacquea, alla difesa dell'ecosistema marino. Un centro di livello internazionale capace di attrarre corsisti e studenti da tutto il mondo rilanciando la grande tradizione della scuola navale italiana.
Ma forse questi non sono i tempi giusti per grandi sogni..."

Massimo Federici
ex sindaco della Spezia (2007-2017)

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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