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"Sanità, da Manucci difesa raffazzonata della pessima gestione della sanità ligure"

Interventi di Più Europa La Spezia.

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La Spezia - L’avvocato d’ufficio, sebbene nei film di solito venga interpretato da un giovane professionista alle prime armi, è un ruolo giuridico che richiede la stessa serietà e capacità del difensore scelto dal cliente. Nel caso di Manucci, candidato di FDI in consiglio regionale, la difesa sulla pessima gestione della sanità Ligure da parte di Toti ci pare eccepibile, raffazzonata e per nulla argomentata. Ricordiamo innanzitutto al candidato meloniano, che dal 2000 al 2020 la regione ha avuto due giunte di centro sinistra e due di centrodestra, per un totale di dieci anni per parte. Nel 2005 la giunta Burlando, per ripianare il buco da oltre 200 milioni di euro lasciati in eredità dal suo predecessore (che non poté dare la colpa a quelli di prima in quanto la sanità è competenza regionale dal 2001), fu costretta ad aumentare sine die il bollo auto del dieci per cento e l’IRAP alle imprese dell’uno per cento. Ciò premesso, e preso atto che la gestione della sanità nel decennio che vide Burlando alla guida della regione non è stata né positiva nè virtuosa, perlomeno nella nostra provincia, Toti negli ultimi cinque anni è riuscito ad affossarla definitivamente, facendoci addirittura rimpiangere quando Montaldo era assessore alla salute.
Cosa avrebbe da insegnare chi ha dato la gestione di una Asl ligure a chi non aveva i titoli per farlo in Lombardia? È a minima conoscenza del fatto che, oltre ad esserci nella ASL 5 duecento unità in meno in organico fra medici, infermieri e OSS, mancano i primari di ginecologia, pediatria e del dipartimento materno infantile? Proprio lei che appartiene ad un partito che a parole difende la famiglia tradizionale appoggiando anche i disegni di legge più reazionari, mentre a fatti è manchevole negli aspetti più importanti della vita, come quelli della salute, lasciando di fatto interi reparti dedicati ai bambini e alle puerpere senza primario, ha il coraggio di consigliare all’opposizione di tacere sulla sanità? Vogliamo parlare della gestione dell’appalto di un ospedale interamente, e sottolineo interamente finanziato, per la cui revoca dell’appalto all’impresa costruttrice la regione sarà costretta a mettere a riserva 50 milioni di euro, la cifra richiesta dalla Pessina come risarcimento?

O preferisce dare lezioni su come nella prima parte dell’epidemia non sono stati divisi gli ospedali fra non covid o covid free? O ancora, ci vuole spiegare il ruolo del direttore sociosanitario (uno per Asl), del fallimento di Alisa, o di come il turismo sanitario, a cui non si è riusciti a porre un argine, costi oltre 50 milioni di euro all’anno? Se fossimo in un’aula di tribunale il suo assistito sarebbe condannato, ma per sua fortuna stiamo solo dibattendo sulle pagine di un giornale on line. Conoscere, poi discutere, poi deliberare, è la sempre utile predica di Luigi Einaudi: ne faccia tesoro, caro Manucc,i prima di scrivere slogan senza argomentazione, e si ricordi tante volte è meglio tacere piuttosto che fare brutte figure.

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