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Ultimo aggiornamento: Giovedì 20 Giugno - ore 22.15

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"Riportiamo a casa i moderati che votano Lega. No a rimpasti spezzini"

L'assessore regionale Giacomo Giampedrone a tutto campo: "Alle comunali i risultati hanno dato ragione ancora una volta al centrodestra. Il progetto di Toti? Necessario". Sms a Toninelli: "Pontremolese, lì sì che c'è da fare la costi-benefici".

L'INTERVISTA
"Riportiamo a casa i moderati che votano Lega. No a rimpasti spezzini"

La Spezia - Elezioni comunali ed europee appena trascorse, elezioni regionali fra un anno, la concreta possibilità di elezioni politiche anticipate. In questo contesto CDS incastra una chiacchierata con l'assessore regionale a Infrastrutture e Ambiente Giacomo Giampedrone, tra le figure simbolo e gli avanguardisti della rinascita del centrodestra in Liguria.

Assessore, come commenta gli esiti delle comunali nello Spezzino? Avete 'guadagnato' qualche altro comune – Pignone, Rocchetta, Vernazza, perdendo tuttavia Deiva -, ma il centrosinistra ha tenuto le redini in territori popolosi quali Arcola, Bolano, Castelnuovo, Vezzano.

“I risultati hanno dato ragione ancora una volta al centrodestra in coalizione ampia, 'modello Toti'. Nel 2013 governavamo in sei comuni, dopo questa tornata siamo saliti a quindici e a Maissana c'è il ballottaggio che, in caso di esito a noi favorevole, ci porterebbe a sedici, cioè alla maggioranza dei comuni provinciali. Senza dimenticare che nel 'mezzo' abbiamo vinto alla Spezia e a Sarzana. Parlare di risultato positivo del centrosinistra credo sia frutto di una visione limitata. È vero tuttavia che sussiste una valutazione territoriale molto pregnante in alcune zone che hanno una storia di sinistra (e che hanno in parte votato in modo opposto tra Europee e Comunali, ndr), ma è altrettanto vero che il reale cambiamento è quello che abbiamo intrapreso noi in questi anni, e lo dimostreremo anche alle regionali 2020. Queste comunali sono state un'altra vittoria del centrodestra, con una tenuta di alcuni comuni tra Val di Magra a bassa Val di Vara che, se il centrosinistra non fosse riuscito a mantenere, sarebbe scomparso dallo Spezzino”.

Quindi niente rimpianti?

“No, anzi ringraziamo tutti quelli che si sono messi a disposizione dando il loro contributo. Ribaltare le amministrazioni uscenti non è mai semplice, e sono molto significative le vittorie che abbiamo ottenuto a Pignone, Rocchetta e Vernazza, dove il Pd era abituato a vincere con il settanta per cento e nel 2014 aveva eletto tra i consiglieri Burlando. Chiaro, non è l'indice demografico di Vernazza che ci fa esultare, ma il percorso che stiamo portando avanti. Dopo aver vinto a Spezia e Sarzana francamente non c'è molto da interrogarsi sulla svolta della provincia. E c'è un dato che mi fa molto piacere: dentro il grande risultato della Lega, a cui va riconosciuta l'attuale leadership del centrodestra, nei comuni dove governiamo il centrodestra oggi raddoppia i voti. Lo fa la Lega, lo fanno – tranne Forza Italia – le altre realtà della coalizione. Questo non è solo un buon esito alle europee, ma è anche sintomo del buongoverno regionale e comunale del centrodestra. Certo, evidentemente per trasformare questi consensi in voti amministrativi ci vuole ancora un po' di lavoro”.

Ecco, nominata Forza Italia, occorre parlarne. Il presidente Toti, con toni e contenuti non diversi da quelli già usati all'indomani delle Politiche, è tornato a ripetere il suo “Cambiare per non morire”. Che ne pensa?

“Quanto sta valutando in questo periodo il presidente Toti è giusto e necessario, frutto di coraggio e senso della realtà. Serve qualcosa di diverso rispetto a Forza Italia, occorre creare un nuovo soggetto aperto e plurale che faccia tornare a casa quei moderati che oggi si 'rifugiano' nella Lega o nel non voto. Un'operazione che farebbe bene anche al Carroccio stesso e a Fratelli d'Italia, perché aiuterebbe a raggiungere i numeri per un governo nazionale di centrodestra, che al momento non ci sono. Dar vita a una forza del genere – capace di toccare temi differenti dai cavalli di battaglia di Lega e FdI - consentirebbe inoltre a noi area moderata di non arrivare alle Regionali schiacciati sulla Lega – senza una lista del presidente, per intenderci. Forza Italia ha una lunga storia la cui importanza va riconosciuta, da me per primo, che sono stato nel partito e ho ricoperto l'incarico di segretario provinciale quando era Popolo della Libertà. Però io sono stato anche uno dei primi, sei anni fa, a capire che le cose non andavano, che bisognava fare qualcos'altro, scegliendo di contribuire a creare l'esperienza arancione che tanti risultati ha dato”.

Il boom europeo della Lega potrà portare a qualche ritocco nel governo comunale spezzino?

“Credo proprio di no. Il voto europeo servirà alla Lega per avere più europarlamentari e magari per modulare gli equilibri interni al centrodestra in vista delle elezioni regionali e delle prossime tornate amministrative. Non per apportare cambiamenti nel Comune della Spezia, dove conta il voto delle comunali 2018, quando la Lista Toti – Forza Italia e quella Peracchini insieme hanno preso quasi il 20 per cento. La Lega è la forza più antica del Parlamento, ma in questa nuova veste è molto giovane e a livello territoriale deve fare ancora un po' di strada, mentre le gambe civiche della coalizione – arancioni e popolari – sono le realtà più radicate. E arancio o popolari tendenzialmente sono i nostri sindaci. In ogni caso siamo una coalizione che ha sempre trovato il suo equilibrio, con ottimi risultati. Del resto, come accennato prima, se, ad esempio, le elezioni europee hanno fatto registrare a Sarzana – che ha una storia di sinistra – una maggioranza relativa di centrodestra, vuol dire che c'è un tessuto amministrativo di cui andare orgogliosi. Dati come questo, uniti al fatto che oggi governiamo nell'85 per cento dei comuni liguri – quattro anni fa era il 35 -, ci proiettano verso le Regionali in una condizione che migliore non potrebbe essere. Nel 2015 ci avremmo messo una firma. In questi anni in Liguria abbiamo fatto capolavori politici seguendo un percorso con pochi eguali in Italia. L'esperienza di coalizione larga che regge la Regione è stata sottovalutata dai big nazionali, Berlusconi in primis, quando invece sarebbe uno schema di gioco replicabile con successo su scala nazionale”.

Fra un anno ci saranno le Regionali, va bene. Ma in mezzo potrebbero incastrarsi le elezioni politiche. Si parla addirittura di un voto in autunno, o all'inizio del 2020.

“Non possiamo escludere questa eventualità. Noi in ogni caso dobbiamo essere pronti, motivo per cui Toti ha lanciato per luglio la grande costituente della nuova forza dei moderati. Vedremo chi ci sarà. La nostra taratura è sulle regionali, ma, nel caso arrivassero prima le politiche, sarebbe un errore non giocarsi la la carta Toti su scala nazionale, cosa che comporterebbe nuovi equilibri all'interno del centroestra nella scelta della guida della Regione. Se il nuovo movimento del centrodestra non dovesse nascere a livello nazionale, a livello regionale sarebbe assolutamente necessario costituire comunque una lista del presidente rivolta al voto moderato e capace di contendere alla Lega la leadership della coalizione. Altrimenti il prossimo consiglio regionale sarà come quello del Piemonte, cioè estremamente sbilanciato verso il Carroccio”.

A Spezia in questi giorni è caldo il dibattito su Enel, in particolare per la notizia della possibile futura installazione di una turbina per il gas metano. Un tema complesso, quello dell'area della Centrale Montale e del suo avvenire, in cui si intrecciano necessità di risanamento ambientale e prospettive di sviluppo industriale. Che succederà a Vallegrande?

“Le nuove tecnologie industriali vanno trattate con la giusta attenzione, i tavoli di confronto adeguati e le corrette interlocuzioni con una città che da troppi anni convive con il carbone e che oggi si aspetta scelte importanti da chi detiene l'area, scelte che sono frutto di una politica e di una strategia nazionali – e non mi dimentico che il ministro dello sviluppo economico si chiama Di Maio. Su Enel la città non può permettersi un dibattito quotidiano. Noi vogliamo una discussione seria che porti a ricadute positive per il territorio e per il futuro della città. Primo degli obbiettivi naturalmente è il sorpasso de carbone. Un minuto dopo sarà necessario ragionare sul futuro: i sindacati si sono espressi in maniera molto diligente per una riflessione a 360 gradi, il sindaco si è posto nel migliore dei modi interloquendo e assicurando che ogni azione dovrà passare attraverso un tavolo di confronto ed Enel sta trattando col governo riguardo alle politiche energetiche del Paese. In tutto questo la Regione può e vuole, come sempre, giocare il suo ruolo di raccordo, favorendo la sintesi tra le varie istanze”.

Non solo Enel, anche un altro grande tema che tocca il nostro territorio passa da scrivanie nazionali: la Pontremolese. Qualche spiraglio?

“Dipende molto dalle sorti del governo. Io di certo ne sono un grande sostenitore dell'opera, di cui si parla da tantissimo tempo, ma sono anche realista. Vorrei che la politica fosse seria e corretta con stakeholders e cittadini: se è vero che c'è un interesse del governo a rivalutare progettualmente quest'infrastruttura fondamentale per lo Spezzino, lo si dica e si agisca, fornendo la data entro la quale sarà presentato il progetto 'rivisto'. Altrimenti bisogna essere chiari, perché non possiamo parlarne per altri quindici anni e poi dire ai nostri figli che abbiamo scherzato. Forse la Pontremolese è una di quelle opere per le quali bisognerebbe fare l'analisi costi e benefici tanto cara ai Cinque stelle. Ho detto più volte al ministro Tininelli che mi farebbe piacere un passo in avanti in questo senso, gliene riconoscerei merito, visto che altri governi hanno fatto troppo poco o quasi niente”.

Le elezioni amministrative sono passate, sarà possibile un rasserenamento sul fronte biodigestore? Che ne pensa del vasto fronte che dice no all'inchiesta pubblica proposta dalla Regione, ritenendola un percorso inutile e non adeguato?

“Chi si chiama fuori dall'inchiesta pubblica fa male perché sarà un momento di vero confronto. Ma il tema va oltre il digestore, il punto infatti è che c'è una Regione che finalmente ha svoltato sulla differenziata crescendo di cinque punti all'anno, e che ora vuole chiudere almeno il ciclo dell'organico. Non possiamo continuare a portare fuori dalla Liguria l'85 per cento dei rifiuti, non possiamo continuare a fare i più furbi. Dove fare gli impianti? È una scelta delle Province a cui fanno seguito valutazioni tecniche e di impatto ambientale per capire se l'ubicazione va bene o no. A chi dice che la Regione deve decidere, rispondo che ha già deciso, stabilendo che in ogni provincia andrà un biodigestore da 60mila tonnellate annue. Se Saliceti, sito proposto da Iren, non andrà bene, la politica ne prenderà atto. Se il dibattito partisse dai presupposti che la Regione ha intrapreso la strada giusta sulla differenziata – quando siamo arrivati era al 32 per cento, ora supera il 40 – e che è giusto chiudere il ciclo dei rifiuti, ma ci sono dubbi sul sito Saliceti, ecco, sarebbe cosa ben diversa. Ma sostenere che il digestore è il male assolto e paragonarlo a un termovalorizzatore è sbagliato. Basta informarsi per capire che il digestore non brucia nulla né comporta elementi nocivi per la popolazione. Dire di no a tutto non porta a nulla. E la Regione si tira fuori dalle corse al niente".

N.RE

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