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Ultimo aggiornamento: Martedì 21 Agosto - ore 22.00

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"Ricordo e Memoria sono due facce della stessa medaglia"

Una conversazione sulle dottrine politiche del '900 con Paolo Asti, nel mese delle due ricorrenze figlie opposte della stessa storia: "Il valore assoluto è quello dell’antitotalitarismo". Su migranti, X Mas e la polemica sulla statua di Ciano.

L'intervista
"Ricordo e Memoria sono due facce della stessa medaglia"

La Spezia - Comunismo e Fascismo, termini ormai desueti o ancora fortemente radicati nella mentalità e, soprattutto, nei comportamenti degli italiani? Resta questo un interrogativo non banale visto che le due massime ideologie contrapposte in gran parte del '900 sono oggi motivo di discussione, spesso oltranzista per non dire becera, sui social media della penisola. Gruppi di persone che si fronteggiano a colpi di polpastrelli e già questo racconta abbastanza bene come cambiano i tempi. Ma c'è anche chi considera queste categorie superate e con esse tutto il carico di storia che si portano dietro, compresa la tradizione antifascista, che non è certo soltanto di derivazione falce e martello, e i vari distinguo. Ieri era il Giorno del ricordo, un momento di solennità civile istituito soltanto nel 2004 quando una legge dello Stato colmava una lacuna storica pesantissima, figlia di un post-guerra particolarmente vendicativo ancorché legato a ciò che era avvenuto prima di quel 1939. Ma a guardarli oggi, magari con gli occhi di chi è troppo giovane per conoscere il substrato, quegli avvenimenti paiono così macroscopicamente vicini da non riuscire quasi a comprendere il motivo in cui uno escluderebbe l'altro. Una conversazione con Paolo Asti, assessore alla cultura del Comune della Spezia, su questi temi, antichi ed attuali.

Giorno del ricordo e Giornata della Memoria finiscono per essere celebrazioni ideologiche. Al di là delle cerimonie formali, gli elettori di destra snobbano le manifestazioni sull'Olocausto e quelli di sinistra ridimensionano le ricusazioni delle famiglie degli esuli. Qualcosa che oggi non serve a nessuno.
"Ricordo e Memoria in questo caso sono due facce della stessa medaglia che, oltre a rimandarci a quanto è accaduto di più triste e drammatico in Europa, assume il valore di monito per il futuro e per i più giovani. Tra le due ricorrenze non può esistere un primato perché il valore assoluto è quello dell’antitotalitarismo. I campi di sterminio quanto le foibe rappresentano quanto di peggio gli uomini hanno compiuto nel novecento ma citare questi olocausti e non le vittime dei regimi comunisti".

La Spezia ha sempre accolto, non sempre in modo entusiasta: città partigiana, porta di Sion, ma anche luogo di destinazione ultima di centinaia di esuli istriani che qui hanno costruito le loro nuove famiglie, hanno impiantato le loro attività. Anche queste disponibilità dipendono dal benessere.
"Gli esuli istriani hanno sempre portato con grande dignità il peso della loro condizione e l’orrore della scomparsa di genitori e parenti letteralmente inghiottiti dalla terra. Gli spezzini hanno saputo accogliere questa popolazione defraudata della propria terra delle proprie case e dei loro averi comprendendo il prezioso contributo che nel corso degli anni hanno dato alla città e dando loro nuove prospettive di vita".

Eppure leggiamo tutti i giorni considerazioni che fanno paura, intimidazioni e minacce a chi fa politica, alla stampa, al mondo del sindacato, alle banche. Cosa fare? "
Le intimidazioni e le minacce ci sono sempre state. Ma come dimenticare gli anni di piombo in cui minacciata era la vita di migliaia di persone ogni giorno e in cui i telegiornali erano veri e propri bollettini di guerra. Oggi in molti parlano in modo superficiale, senza una minima conoscenza, basta ricordare il caso di quei giovani che in una trasmissione televisiva collocavano Hitler negli anni 80. Penso però che sia con l’esempio che con le parole si possa trasferire un messaggio sui comportamenti. Ecco perché per la Giornata della Memoria abbiamo coinvolto le scuole allo spettacolo teatrale: è importante utilizzare gli strumenti più efficaci per arrivare ai giovani. Dispiace che alcuni studenti non abbiano potuto partecipare e che tra questi sia brillata l’assenza totale degli allievi dell’Istituto Fossati e non certo per causa loro. Per quanto concerne la dialettica attuale, esiste una distanza fra politica e cittadini che abbiamo il dovere di colmare tutti i giorni. I tempi si allungano ma il dialogo è fondamentale se si vuole evitare una tensione non certo utile all'amministrare. Ma dopo la fase dell’ascolto deve subentrare il momento delle decisioni perché amministrare significa prima di tutto compiere delle scelte”.

Spesso e volentieri abbiamo fatto appello alla sobrietà istituzionale. Sempre che abbia ancora un significato.
“Oggi spesso si finisce per andare sopra le righe ma spesso la reazione è generata dalla provocazione. Sobrietà nel fare gli amministratori è compiere scelte con il buon senso dei padri di famiglia. Dove il merito è premiato e i bisogni non sono dimenticati.

Cosa non le va dell'antifascismo odierno?
“Ho conosciuto Nello Quartieri, ero un ragazzo e la sua è stata una lezione di vita. Per il comandante Italiano i valori fondanti erano quelli della democrazia e della libertà. Ignazio Silone in una pagina dell’Avanti dell’ottobre del 1945 scriveva che vinto il fascismo si doveva superare l'antifascismo in quanto i valori dei partiti che avevano ispirato gli antifascisti durante il fascismo erano ben superiori a quelli dell’antifascismo stesso. Parlo di equità, benessere, libertà e giustizia. Senza i primi non potevano esserci i secondi. Oggi sento le stesse frasi ripetute da chi le ha ascoltate dai padri e dai nonni ma nel frattempo la nostra democrazia si è consolidata e settanta anni di vita della Costituzione ne offrono la prova concreta. Oggi c’è una democrazia più che solida, dotata dei giusti anticorpi”.

Ecco perché in consiglio comunale avete rigettato il documento proposto a suo tempo da Melley?
“In realtà abbiamo votato un documento contro i totalitarismi e non soltanto contro il fascismo. Perché in quanto antitotalitaristi siamo anche antifascisti mentre per molti non vale il contrario. Crediamo che sessant’anni dopo si debba superare la nozione di antifascismo e rimanere sui concetti democratici libertà benessere equità. C’è una società che vive grandi difficoltà e come succede in questi casi diventa più difficile per tutti. La carità cristiana e la solidarietà laica tengono in piedi il Paese cercando di arginare la sempre maggiore povertà che riguarda, ormai è un dato di fatto anche gli italiani. Sul tema dei migranti posso dire che lasciare la propria terra è il più grande dei sacrifici. Se la tua terra è un deserto è e resta comunque il posto più bello del mondo in quanto casa tua. E’ li che bisogna operare per impedire che i fenomeni di migrazione continuino ad essere la tragedia di questo inizio millennio ”.

La statua di Ciano rimarrà al suo posto?
“L’amministrazione non ho mai pensato di metterla in una pubblica piazza. Non esiste il bisogno di trasformare un’opera d’arte in una provocazione. Credo che la statua meritasse di essere vista magari con una collocazione di fronte al museo navale. Non credo che in questo ci sia qualcosa di offensivo: l’importante e che rimanga nell’ambito dell’Arsenale. Semmai costituirebbe un monito al fascismo ma non c’è bisogno di nasconderla.”.

E sulla X Mas di Borghese, altro tema divisivo, che idea si è fatto?
“ Junio Valerio Borghese rappresenta le due facce della stessa: atti di eroismo ma anche atti di guerra, non ammissibili in ambiti civili. Va ricordato in una lettura più globale ma di sicuro non ci sarà mai una assoluzione per quei crimini nonostante questo non va dimenticato il suo eroismo. La X si è coperta di gloria con storie che hanno reso grande la nostra Marina. Almeno fino a quando non c'è stata la divisione tra Repubblica sociale italiana e alleati: in quel contesto era difficile capire chi stava tradendo”.

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