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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 19 Settembre - ore 22.25

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"Renzi ora dia contributo anche riflettendo su errori"

Orlando a 'Un giorno da pecora': "Quando a Spezia guidavo i Ds eravamo al 36 per cento, ora Pd al 20". Un occhio a Roma: "Non auspico saldature Cinque stelle-Lega, ma proposte Berlusconi sono irricevibili".

"Renzi ora dia contributo anche riflettendo su errori"

La Spezia - Un Andrea Orlando rilassato e pieno di ironia ha fatto tappa oggi a Radio Uno, ospite di Geppi Cucciari e Giorgio Lauro a 'Un giorno da pecora'. Un'ora e mezza di chiacchiere tra battute e riflessioni su post elezioni e stato di salute del Partito democratico. Non senza qualche riferimento spezzino. Per esempio quando il ministro uscente ha ribadito che avrebbe voluto candidarsi nel levante ligure ("A casa mia"), invece di essere dirottato a Reggio Emilia in virtù di liste "fatte in modo determinante da Renzi". O ancora, quando Lauro ha chiesto a Orlando con chi ce l'avesse Lotti quando ha definito "imbarazzante sentire pontificare sui risultati elettorali persone che non hanno mai vinto elezioni in vita loro", il Guardasigilli ha sentenziato: "Non credo ce l'avesse con me. Io quando guidavo i Ds nella mia città eravamo al 36 per cento, ora il Pd a Spezia è al 20. E in Liguria governavamo quasi tutti i Comuni, ora meno della metà, e abbiamo perso anche il capoluogo. Inoltre, quando c'erano le preferenze, io sono sempre stato eletto come primo".

Convinto che si sia approdati a un doppio bipolarismo - "Uno degli inclusi: Pd e Forza Italia; uno degli esclusi: Cinque stelle e Lega" -, Orlando ha definito, in ottica governo, "non auspicabile una saldatura tra Carroccio e pentastellati", ritenendo al contempo "irricevibile" la richiesta di appoggio del Pd a un governo di centrodestra a cui pensa Silvio Berlusconi. "Una cosa che non mi sorprende, Berlusconi rischia di essere cannibalizzato", ha precisato l'esponente Pd, aggiungendo infine che nei confronti di grillini e Lega c'è "una distanza consistente sul tema dell'Europa". Un'Europa che "è un modello di società. Non quello della flat tax, ma quello dello stato sociale, che ha un costo, ma che prevede che se vai al pronto soccorso non devi mostrare la carta di credito. Non mi piacciono modelli come gli Stati Uniti o la Russia di Putin". Tornando alle elezioni, Orlando ha affermato di essersi augurato "un risultato più significativo per il centrosinistra nel suo insieme. Speravo in un risultato migliore di 'Liberi e uguali', insomma uno scenario diverso, anche con un'affermazione più significativa delle forze centriste nell'ambito del centrodestra. Invece c'è stato un drenaggio verso Cinque stelle e Lega".

Uno sguardo al partito. "Rifondarlo? Mi piace la parola usata da Zingaretti: rigenerazione. Martina? Sta facendo uno sforzo da incoraggiare e sostenere sperando che apra una fase nuova". Sul perché della sconfitta elettorale Orlando non cerca alibi: "Non abbiamo dato un segnale sufficientemente forte sul tema delle diseguaglianze sociali, mentre paradossalmente, in merito, hanno parlato chiaramente - demagogicamente quanto si vuole, ma chiaramente - destra e Cinque stelle". Primarie per il futuro segretario? "Non le escludo - ha detto il ministro spezzino -, ma se ci arriviamo prima ci deve essere una discussione nel merito, in cui non si parli solo di chi deve comandare, ma anche del ruolo che il Pd è chiamato a svolgere".

Per quanto riguarda Renzi, sentito telefonicamente in questo post elezioni ("Ci siamo chiariti su alcune dichiarazioni"), Orlando non pensa che debba "stare fermo, al contrario adesso deve dare un contributo anche riflettendo sugli errori commesse. Ha un forte ruolo politico e credo lo avrà anche in futuro. Ma è chiaro che non può essere lui il riferimento unico".

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