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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 16 Gennaio - ore 10.10

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"Per l'Europa, contro l'ignoranza dei nazionalpopulisti"

E il sogno di una Spezia con bus elettrici e gratuiti e una spiaggia dalla Morin. La versione di Paladini, Goretta e della 'cellula' liberale e radicale spezzina.

"Superiamo il 4 per cento"
"Per l'Europa, contro l'ignoranza dei nazionalpopulisti"

La Spezia - Muove anche da Spezia la spinta per un'Europa e un'Italia liberali, democratiche, progressiste, riformiste. Una partita ben descritta venerdì sera al Circolo Fantoni nel corso della presentazione di Più Europa La Spezia, riferimento locale del soggetto che ha partecipato alle elezioni politiche dello scorso 4 marzo e che si appresta ad affrontare sotto l'egida dell'Alde, l'Alleanza dei liberaldemocratici, la tornata europea del 26 maggio. Una realtà, Più Europa, sostanziata da tre partiti – Radicali Italiani, Forza Europa e Centro democratico – e dal movimento dei 'nativi' piueuropeisti. Nel fine settimana 25-26 gennaio, a Milano, il congresso da cui uscirà il segretario.

“Per risolvere i problemi del nostro Paese – ha esordito Giacomo Paladini, coordinatore Più Europa La Spezia - è necessario investire sulla ricerca e sull'innovazione, credere nella tecnologia - senza mai separarne le applicazioni dalla coscienza critica -, mettere il merito davanti al manuale Cencelli. E credere in quella che è forse rimasta l'unica parola sana della politica: riforma. Riformare è un verbo molto diverso da altri con lo stesso prefisso - ritornare, ritrovare, riproporre, rifondare - perché questi presuppongono di ripartire da capo, dallo stesso punto da cui si era partiti una volta. Il loro scopo è il passato, la ricerca del conforto nei ricordi, senza guardare al futuro. Riformare, invece, presuppone che, se qualcosa non funziona, si possano cambiare anche le fondamenta di quel percorso. E la parola riforma va sempre associata ai valori liberali, democratici e progressisti che in questo Paese devono essere assolutamente quelli di chi avrà responsabilità di governo in futuro”.

No quindi a “disastrose e prepotenti ricette di pancia” tipiche “dei nazionalpopulisti, con i quali non ci sono possibilità di dialogo. Sono riusciti a far passare l'idea che la preparazione di una persona, la sua cultura, la sua intelligenza siano requisiti accostabili a comportamenti mafiosi e corrotti. Questi comportamenti sono diventati la loro cifra, senza vergogna. I nazionalpopulisti colpiscono con volgarità gli avversari, trasformano l'ignoranza in arma di difesa dei più deboli e mirano a demolire ogni autorità in qualunque campo della conoscenza, anche quando questa è riconosciuta e comprovata. E, fatto ancora più grave, vogliono utilizzare lo Stato per risolvere tutte le questioni, cercando di fare più debito per spese correnti insostenibili, buttando via in questo modo il futuro dei giovani che si ritroveranno un domani a farsi carico degli errori di oggi”. Da Paladini – nella vita architetto – anche una riflessione sull'urbanistica, grande tema da rilanciare nel segno del "corretto uso di tecnologia e informatizzazione e mettendo al centro il concetto di manutenzione, poco rivendibile elettoralmente, ma la cui mancata applicazione è tra le cause del declino strutturale e infrastrutturale italiano”.

Di fronte alla platea – una trentina di persone, tra queste l'ex assessore Diego Del Prato -, è poi intervenuto Renato Goretta, storico tesserato radicale già presidente di Atc. “Alle Europee – ha esordito il manager spezzino – Più Europa dovrà superare lo sbarramento del 4 per cento, altrimenti l'esperimento sarà fallito. Partiamo da numeri interessanti, soprattutto nelle grandi città, tra gli under 35 e – senza chiaramente volerne fare una questione di titolo di studio – tra gli universitari. La media nazionale è del 2.5 per cento. Ognuno di noi trovi dieci persone e le faccia iscrivere a Più Europa, le faccia votare per Più Europa. Serve un impegno straordinario per superare questo momento straordinario in senso negativo”. Uno sguardo all'oggi gialloverde, partendo da lontano: “La fine dei partiti non mi è mai piaciuta. Avranno avuto tanti difetti, avranno in certi casi generato una classe politica degenere, ma hanno anche fatto sintesi e selezione. Politici non ci si improvvisa. Improvvisazione che vediamo oggi al governo, le cui redini sono tenute da due forze che avevano programmi molto diversi e che stanno insieme per fame di potere”. Netto il no al superamento dei concetti di destra e sinistra. “Sono nati con gli Stati generali della Rivoluzione francese, non saranno due sciagurati come Di Maio e Salvini a cancellarli. Magari oggi si declinano diversamente – sovranisti più verso destra, europeisti più a sinistra, del resto Più Europa alle politiche era col centrosinistra -, ma la distinzione resta”.

Goretta all'imminente congresso non sceglierà la mozione radicale di Marco Cappato. “Mi ci fidanzerei, ma non lo sosterrò – ha spiegato -. Non perché non sia d'accordo con lui, ma perché ora serve un po' di cinismo. I temi etici, le grandi battaglie di Cappato, sono quelli che mi appassionano di più. Ma sono percepiti come elitari. Quindi – ripeto, cinicamente – occorre fare un passo indietro in questo senso: ora mettiamo davanti a tutto l'Europa, sui temi etici ritorneremo un istante dopo. Battiamoci per un'Europa che è realtà di pace, in cui idealmente la sovranità nazionale dovrebbe essere sempre meno. Un'Europa che è entità politica, e non burocratica, come spesso viene considerata in Italia: questo perché negli anni in Europa abbiamo spesso mandato tecnici incapaci, emanazione di capre politiche, con il risultato di subire alcune scelte di Bruxelles”.

Gran finale con rapido dibattito, divertenti aneddoti pannelliani e il miraggio di una “Spezia tra vent'anni con trasporto pubblico interamente elettrico e gratuito e una spiaggia lungo la Passeggiata Morin”.

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