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Ultimo aggiornamento: Sabato 18 Novembre - ore 16.48

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"Pd e sinistra uniti sono competitivi". "Centrodestra sulla strada giusta"

Le opinioni di Giacomo Giampedrone e Federica Pecunia sul momento politico che emerge anche dall'esito delle elezioni siciliane.

`Pd e sinistra uniti sono competitivi`. `Centrodestra sulla strada giusta`

La Spezia - Le urne siciliane hanno premiato il centrodestra. Un esito che non ha sorpreso i più, un po' per i sondaggi precedenti al voto, un po' perché dal 2015 a oggi le affermazioni elettorali del Pd e della sinistra si contano sulla punta delle dita e quasi sempre nei rarissimi casi in cui il centrosinistra si presenta unito. La vittoria a mani basse di Renzi alle Europee del 2014 sembra lontana anni luce. E se a livello amministrativo, fatte salve grandi città come Roma o Torino, il Movimento cinque stelle incassa spesso batoste sonore, nelle consultazioni regionali e nazionali svolge senza timore e con risultati da urlo il ruolo di terzo polo.
Il quadro politico, dunque, prosegue nel solco tracciato negli ultimi, secondo una china che sembra ormai incontrovertibile. Solo l'imponderabile periodo della campagna elettorale può portare a sorprese.
Abbiamo chiesto un commento sul momento politico emerso a livello siciliano e nazionale a Federica Pecunia, segretario provinciale del Partito democratico, e a Giacomo Giampedrone, braccio destro di Giovanni Toti che col suo modello di centrodestra miete successi elettorali in Liguria da oltre due anni.

Giacomo Giampedrone
Seguendo il trend degli ultimi anni, il centrodestra ha colto una vittoria anche in Sicilia. Lo schema unitario è decisivo, e le spaccature a sinistra e la crisi del Pd aiutano. Chi sembra non perdere colpi è il Movimento cinque stelle. Con quali aspettative il centrodestra si avvicina alle Politiche della prossima primavera? Sentite già la vittoria in tasca?
“Credo che in Sicilia avremmo vinto comunque, perché Musumeci è una persona stimata e perbene, presidente della commissione Antimafia di quella Regione con i voti di tutti, anche delle opposizioni. Il centrodestra unito ha dimostrato di essere una macchina vincente, non solamente in Sicilia, anzi la Sicilia è la prova del nove rispetto alla matematica della politica, dopo aver vinto la Liguria, Genova, Savona, La Spezia, Sesto San Giovanni, Monza, Lodi, Pistoia, grandi centri governati normalmente dalla sinistra. Per questo sono convinto che il centrodestra unito, dopo i successi alle elezioni amministrative e regionali, sia un modello pronto anche per le politiche. Per affrontarle serve una coalizione forte e solida, poi servirebbe una federazione e in prospettiva un partito unico. Non si tratta di sentirsi la vittoria in tasca, si tratta di saper mettere al primo posto la volontà di costruire programmi chiari e credibili, condivisi da una coalizione nella quale ogni anima possa comunque esprimere la propria sensibilità. In questo senso sì, il centrodestra ha certamente intrapreso la strada giusta e resta l’unica forza politica in grado di interpretare un reale cambiamento per il nostro Paese”.

Con una squadra che sembra affiatata, rimane da dirimere la questione della leadership. Berlusconi si è rimesso in forma, ma da tempo si pensa che debba procedere all'investitura di un successore. Salvini ha una forte presa su una fetta di elettorato, ma non tra i moderati. Come pensa che andrà a finire?
“Tutti possono concorrere alla guida del centrodestra, ma quello della leadership è veramente l’ultimo problema. Berlusconi comanda Forza Italia ed è il fondatore di questo centrodestra: senza la sua discesa in campo e il suo sdoganamento della destra, oggi non saremmo qui. Allo stesso tempo, mi stupirei se Salvini non rivendicasse per il suo partito la guida della coalizione, così come Giorgia Meloni rivendica l’eredità della destra nella storia italiana. Io eviterei di iniziare mettendo l’antenna sul tetto, senza aver prima costruito le mura della casa. Partiamo dalle fondamenta, mettiamo insieme una squadra di persone che abbiano la fiducia dei cittadini, presentiamoci univocamente al Paese e poi penseremo anche al nome del leader. D’altronde chi avrà più consenso nel Paese sarà colui che interpreterà il centrodestra. Questa è la regola della democrazia”.

Federica Pecunia
Sicilia, esito negativo. La caduta libera del Pd sembra inarrestabile. Da solo il partito, ormai sempre più sgonfio anche a causa di continui addii, non è in grado di vincere e fare alleanze sembra ormai una chimera... Come poter guardare alle politiche e alle amministrative sarzanesi con ottimismo?
“Il Pd in Sicilia perde pur mantenendo i voti delle regionali 2012, che avevamo vinto in un quadro di alleanze diverso e con il centro destra diviso tra due candidati che allora si spartirono il 44%. Purtroppo anche l'astensione al voto resta la stessa di 5 anni fa. Non si capisce perché a fronte di tutto questo ci debba essere una messa in discussione della leadership del segretario ma nemmeno perché il risultato della sinistra debba azzerare le velleità di costruire una alleanza. Non ci devono essere alibi, ma nemmeno processi. Le liste del centro sinistra tutte insieme avrebbero raggiunto il 32% non ancora sufficiente a vincere, ma certo necessario a rendere più sicuro l'elettorato. Il voto disgiunto, per Micari 100 mila voti dati a un altro candidato, è stato significativo della volontà di votare chi risultava davvero essere in grado di vincere. Ma il problema non pare essere di fatto la Sicilia. Se il centrodestra si presenta unito vince, ma anche il centrosinistra, se unito, è competitivo ed io dico favorito. Allora si parta da questo dato per costruire un quadro di alleanze programmatiche che mantengano nei partiti di riferimento le loro differenze,ma che trovino un unita di intenti, quella di non far correre il rischio di lasciare il Paese in mano a forze di destra e anti sistema. Renzi ha detto sì alle primarie e ha anche aperto a una coalizione ampia.
Sarzana sta lavorando all'interno del partito per far svanire i sogni del centrodestra ligure di conquistare un altro Comune. E il partito tutto sarà al loro fianco in questa battaglia, memore di tutte le precedenti esperienze, per tornare a vincere e farlo con l'orgoglio di cui ci dobbiamo riappropriare. Il Pd a Sarzana è forte e unito, grazie al lavoro segretario Vasoli, che ha contribuito a mettere insieme minoranza e maggioranza del partito per lavorare ad una conferenza programmatica, su cui avviare un percorso di aggregazione e arrivare ad ampliare una coalizione che già ad oggi esiste e che va dal centro moderato, alla sinistra di Campo progressista, passando dai socialisti e dalle forze civiche. E poi a Sarzana abbiamo governato bene: gli Impavidi riaperti, i lavori al Laurina, la Casa della salute sono esempi di buon governo. Partiamo dai risultati e dai contenuti per migliorare la nostra proposta coinvolgendo i cittadini nella costruzione della Sarzana del futuro, per il bene dei sarzanesi. Per i nomi c’è tutto il tempo. Stiamo sperimentando il governo di destra da quasi tre anni in Regione, in alcuni Comuni della nostra provincia e da alcuni mesi sul Comune capoluogo. Ieri abbiamo tenuto un incontro sul nuovo Piano sanitario regionale, sufficiente già per capire quale sia l’indirizzo politico che li guida: più tasse ai più poveri, meno servizi, liste di attesa più lunghe e l’umiliazione di aver declassato il nuovo ospedale a Dea di I livello senza nemmeno aver tentato una progettualità già avviata che garantisse alla nostra provincia con un nuovo ospedale anche nuovi reparti e dunque più servizi ai cittadini. Vogliamo questo per Sarzana? Lo dico anche agli amici della sinistra”.

C'è chi prospetta una possibile riunione del centrosinistra solo con un passo indietro di Renzi. I renziani sono pronti a farsi da parte pur avendo la maggioranza?
“Non so che cosa il segretario dirà lunedì durante la direzione nazionale. Ma so su che cosa si è svolto il congresso del 30 aprile. Su tre piattaforme politiche che hanno visto sfidarsi i candidati alla segreteria, con proposte diverse di una visione di partito differente, che però ha regole comuni e soprattutto valori comuni. Renzi è stato eletto nuovamente segretario del Pd ed è quindi il leader naturale di fronte a una nuova sfida elettorale. Questo non significa non volere alleanze,anzi i segnali che già da settimane vengono dal Nazareno vanno proprio nel senso della più grande apertura e condivisione. Ora capiamo come il Partito intenderà procedere, ma una volta individuata la strada avanti tutti insieme perché se saremo capaci di rivendicare i risultati ottenuti, costruire un progetto riformista per il futuro del nostro paese, continuare a parlare di lavoro e diritti, giovani e sviluppo economico sono certa che sapremo dare il meglio di noi e anche di avere gli strumenti per parlare agli elettori, insieme a tutti i partiti che vorranno condividere questo cammino. Io non sono per banalizzare un risultato, tutt’altro, se ne discuta, ma non lasciamo altre occasioni a Berlusconi e ai Cinque Stelle: sono loro i nostri veri avversari. Parliamo delle riforme, parliamo di quali effetti hanno prodotto, parliamo di cosa possiamo e vogliamo ancora fare. Tutti insieme. Nei fatti non solo con le parole”.

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