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Ultimo aggiornamento: Domenica 18 Agosto - ore 21.48

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"Napoleonica da ripensare radicalmente, anche insieme alla Marina"

L'assessore regionale Giampedrone parla di viabilità, difesa del suolo, infrastrutture, Protezione civile e rifiuti. "Le Province hanno deleghe pesanti, vanno finanziate o riformate".

L'intervista
"Napoleonica da ripensare radicalmente, anche insieme alla Marina"

La Spezia - Per alcuni è il delfino di Giovanni Toti, per altri ne è il braccio destro. Quel che è certo è che dalla vittoria delle Regionali del 2015 Giacomo Giampedrone ha assunto il ruolo di guida del centrodestra moderato spezzino. Le deleghe che ha ricevuto dal governatore (e compaesano amegliese) d'altronde sono di primissimo piano e l'aver condiviso sin dall'inizio il percorso vincente di candidatura e campagna elettorale di Toti è un merito che l'ex sindaco di Ameglia ha scelto di spendere con grande attenzione. Che si tratti di infrastrutture o di equilibri in vista della prossima tornata amministrativa, tra Deiva e Ortonovo Giampedrone ha sempre l'ultima parola.
Gli abbiamo rivolto alcune domande sull'attività amministrativa che sta svolgendo in Regione. Le questioni politiche saranno oggetto di una seconda chiacchierata.

Partiamo dalla viabilità, delega che la vede spesso sul territorio. La Regione sta sostenendo numerosi cantieri, soprattutto in Val di Vara.
"Stiamo intervenendo sulla viabilità in quanto connessa alla difesa del suolo. In alcuni casi per una perdurante assenza di iniziativa politica, in altri per mancanza di visione, come nel frangente della Ripa. Si tratta di un investimento di 8 milioni di euro che prevede in particolare la messa in sicurezza del versante e la realizzazione della galleria paramassi. Discorso simile per Rocchetta Vara, dove procediamo alla realizzazione del nuovo ponte investendo 1,2 milioni di euro e apportando una decisa mitigazione del rischio idraulico: la struttura non avrà campate all'interno dell'alveo evitando così di poter occludere lo scorrimento delle acque. Lo stesso vale per il ponte sul Pogliaschina a Brugnato. A questi lavori si sono aggiunti di recente il finanziamento dell'intervento aggiuntivo in seguito al maltempo di ottobre per la Strada dei Santuari e la strada provinciale 566 per il suo ripristino. Da questo elenco emerge chiaro un tema: le Province hanno competenze ampie in termini stradali, ma hanno una cronica scarsità di risorse. Do atto al presidente Giorgio Cozzani di avere una attenzione particolare sull'argomento, che conosce a fondo. Ma, ahimè, il cambio di governo non è corrisposto con una inversione di tendenza nel ruolo che viene dato alle Province: o si attribuiscono fondi a questi enti oppure serve cambiarne la destinazione e rivederne le competenze. Passato il momento referendario e la bocciatura, serve fare una riflessione. Ci troviamo quasi sempre a parlare di arterie provinciali, la regione non ha competenze dirette e dovrebbe al massimo accompagnare la fase progettuale, ma invece ci troviamo a finanziare quasi tutti i cantieri. Siamo contenti di dare risposte a necessità reali dei cittadini, ma ragionando politicamente non posso che sottolineare questo vulnus".

Ma non c'è solo la Val di Vara. Un'altra emergenza è rappresentata dalla Napoleonica. Pensa di poter fare qualcosa per il Ponente del golfo?
"Quello della Napoleonica è un problema enorme. In questo caso credo vada ripensata questa arteria e lo si dovrebbe fare con l'ausilio della Marina militare. Al precedente governo avevamo proposto di trasferire la strada tra le competenze statali, proprio per le difficoltà della Provincia e per poter contare su Anas e sulle sue capacità progettuali. E' una strada altamente pericolosa e trafficata, ad alto interesse turistico e lavorativo: ha tutte le caratteristiche che potevano portare all'inserimento nella linea nazionale. Per prima in Italia Regione Liguria ha trasferito circa 300 chilometri di strade provinciali allo Stato, ma sulla Napoleonica la trattativa è fallita perché Anas ha preso in considerazione solamente arterie in grado di creare una linea nazionale composta da strade che avessero come caratteristica l'interregionalità. E questa la napoleonica non la potrà mai avere, finendo a Porto Venere. Nell'immediato non ho richieste dalla Provincia su questa infrastruttura, mentre l'abbiamo per il Ponte di Cavanella, per il quale ci siamo resi disponibili a lavorare. Per la Napoleonica ritengo serva un ripensamento generale, non possiamo intervenire per la manutenzione ordinaria di strade che non ci competono".

E riguarda alla variante Aurelia? Ci sono sviluppi?
"Le ultime novità risalgono a prima di Natale. Lo spacchettamento in lotti, realizzato grazie alla collaborazione tra la Regione, il Comune, Anas e il ministero è stato una buona scelta. Certo un lotto solo non è sufficiente, mi è stato assicurato che subito dopo si procederà con il secondo, quello più a Levante. Non entro nel merito della valutazione del fronte di frana sopra l'abitato di Carozzo, anche perché secondo alcuni doveva essere previsto un percorso diverso. Anas farà le riflessioni necessarie. Con la riattivazione dei cantieri negli altri due lotti ci sarebbe comunque un buon impulso per rimettere in moto il comparto dell'edilizia locale, anche perché si tratta di interventi che hanno un valore di 50/60 milioni ciascuno. Per il terzo quello che conta maggiormente è non creare situazioni di pericolosità per chi ci abita. Le notizie che si susseguono sono abbastanza positive, attendiamo il bando di gara e che, anche grazie all'aumento delle risorse da parte di Anas, questo cantiere iniziato male e proseguito peggio possa finalmente arrivare a una conclusione positiva".

Con il ministero c'è un dibattito aperto su Tav e Terzo valico. Ma anche lo Spezzino ha la sua Tav: la Pontremolese.
"La Pontremolese è peggio della Tav, se ne parla da decenni ma nessuno l'ha mai messa davvero al centro dell'attenzione. Vuoi perché le altre Regioni hanno esercitato potere di lobby politica a favore di altri territori. Ma c'è una differenza enorme tra Tav, Terzo valico e Pontremolese. Siamo stati in piazza e la nostra posizione è chiara, ma si parla di opere che hanno avuto una gestazione progettuale e di cantiere piuttosto lunga e per questo il Movimento cinque stelle le taccia di aver perso la loro potenziale redditività. Io credo di no: se un'opera serve e se ci sono i cantieri aperti, al massimo si può avere una revisione progettuale. Non si può buttare tutto al vento. La Pontremolese, invece, rientra in quella fattispecie che il ministro Toninelli ha detto tante volte di voler sostenere: nonostante sia attesa da anni si tratta di una infrastruttura nuova, da pensare e strutturare, e che ha certamente una impostazione interregionale, che va nell'interesse del Paese. Per questo mi sono permesso di inserirla nell'elenco di quelle prioritarie che si presenta al ministro al momento dell'insediamento. Abbiamo perso molte occasioni, sentendo tanti bei discorsi, anche da parte di ministri spezzini. Parliamo di quello sviluppo ferroviario che sta tanto a cuore ai grillini e per il governo potrebbe essere l'occasione di distinguersi rispetto a quelli precedenti, sia di centrosinistra che di centrodestra. Sarei il primo a riconoscere il merito al ministro Toninelli, al Movimento cinque stelle e alla Lega".

Un'altra delega che l'ha vista molto impegnato è quella alla Protezione civile, organismo che è cambiato radicalmente negli ultimi anni.
"Il cambiamento radicale che la nostra Protezione civile ha portato di fronte al sistema nazionale, dove ora è presa a esempio, è uno dei fiori all'occhiello della nostra giunta. Dal sistema di allertamento, alla colonna mobile, dalla riorganizzazione generale del sistema alla sala operativa aperta 24 ore su 24 sono davvero molti gli elementi che ci contraddistinguono come modello da imitare. Fare bene protezione civile non significa che gli eventi non accadono, come abbiamo visto a fine ottobre. Ma vuol dire essere preparati. Purtroppo c'è stata una vittima ad Albissola, una donna che si trovava per strada, ma rispetto a 185 comuni colpiti e un evento dalla vastità forse mai vista non ci sono stati altri feriti. E questo grazie al grande lavoro che c'è stato dietro. E lo stesso vale per l'emergenza del Ponte Morandi, inimmaginabile, ma affrontata con capacità tali che il dipartimento nazionale ha deciso di affiancarsi al dipartimento regionale e non di sostituirlo nella gestione della situazione. Ci è stato riconosciuto così il grande lavoro svolto sul territorio".

A proposito del maltempo di fine ottobre: i Comuni stanno ancora attendendo un sostegno degno di tale nome...
"Le risposte in termini economici per una delle più grandi emergenze maltempo del nostro territorio, che dal 2011 a oggi non si è mai risparmiata un'emergenza, senza dimenticare il Morandi. I 6,5 milioni arrivati sino a oggi, ai quali si aggiungono gli 8 per le opere a mare, non sono assolutamente sufficienti per fronteggiare i 150 milioni di danni al patrimonio pubblico e per ristorare le casse dei Comuni che hanno già sostenuto gli interventi in somma urgenza. A questo si uniscono all'incirca 400 milioni di danni al patrimonio privato, per un totale che supera il mezzo miliardo di euro. Serviranno come minimo 100 milioni per poter fornire le risposte più urgenti. All'interno della Legge di bilancio sono presenti 800 milioni del fondo di Protezione civile e 470 milioni del decreto fiscale destinati alle undici Regioni colpite dal maltempo. Le risorse devono però essere trasferite al commissario e ci aspettiamo che questo accada entro il 31 gennaio, nell'ambito del riparto dei fondi. Solo così una regione duramente colpita come la Liguria potrà ripartire. Si sta ragionando anche della possibilità di ottenere un sostegno dal Fondo sociale europeo, ma i tempi di arrivo di quei denari sono troppo lunghi per poter aiutare davvero i sindaci dei Comuni colpiti: loro hanno bisogno di risorse oggi".

Ciclo dei rifiuti: la crescita della raccolta differenziata è evidente, ma ci sono partite ancora aperte, come quella degli impianti. In provincia si parla molto del biodigestore. Come pensa di agire?
"I dati dell'incremento della raccolta differenziata dall'entrata in vigore delle nostra legge del 2015 parlano chiaro. Avevamo ereditato un pacchetto rifiuti basato sulle discariche e definito 'arcaico' dalla commissione bicamerale d'inchiesta. Al nostro insediamento abbiamo attivato un sistema di obiettivi virtuosi che vedono le amministrazioni premiate quando li centrano, al non raggiungimento dei quali i Comuni vengono penalizzati. Ma la penalizzazione economica viene reinvestita a favore delle stesse amministrazioni, sotto forma di fondi vincolati per il sistema della raccolta differenziata. Così abbiamo guadagnato 10 punti e abbiamo raggiunto una percentuale da territorio civile, anche se Genova fa ancora fatica. Poi c'è il tema impiantistico, secondo passo dopo l'incremento della raccolta. I biodigestori che sono previsti nel Piano d'ambito regionale sono una necessità che non ha niente a che vedere con la termovalorizzazione, rischio che vogliamo continuare a evitare a tutti i costi, e ci permetteranno di chiudere il ciclo dell'organico, che rappresenta il 30 per cento della nostra produzione. Questo ci consentirebbe di ragionare con altre Regioni per il materiale residuo da trattare negli impianti adeguati. Non dimentico che nella provincia della Spezia era prevista una nuova discarica di servizio, bypassata dalla riapertura di Scarpino, classificata come impianto al servizio della provincia spezzina. Questo non viene mai sufficientemente sottolineato, ma è importante, perché permette di non prevedere altre discariche nello Spezzino: è stata una grande scelta della giunta regionale che riguarda solamente Spezia. La Provincia ha approvato un Piano con i siti idonei e c'è un nuovo gestore del servizio di raccolta, ora sarà necessario che si facciano le dovute valutazioni, indipendentemente dalla collocazione. Tutte le province dovranno avere un impianto di trattamento dell'organico. Garantisco che il provvedimento sarà sottoposto a Valutazione di impatto ambientale: niente sarà lasciato al caso – anche se parliamo di processi chimici che nulla hanno a che vedere con i termovalorizzatori. I Piani provinciali sono stati stesi con osservazioni già sottoposte a Valutazione ambientale strategica. E aggiungo che se ci sarà richiesta si potranno fare anche percorsi di inchiesta pubblica. Questo deve essere il dibattito, non quello al quale stiamo assistendo in cui si sostiene solamente di non volere l'impianto nel proprio territorio. Infine c'è il tema tariffa: con una buona percentuale di raccolta differenziata e gli impianti di trattamento ci sarà una prevedibile sostanziale riduzione".

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