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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 16 Gennaio - ore 14.09

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"Jacobin" per voltare pagina e superare i cinque minuti di odio sui social

Approda all'Arci del Canaletto la presentazione del secondo numero del giornale socialista.

"Jacobin" per voltare pagina e superare i cinque minuti di odio sui social

La Spezia - “Giovane e di sinistra”. Il climax sembra quasi parodistico visto il periodo non proprio favorevole alla gauche italiana, anzi alle mille gauche italiane. Nelle stanze di un vero circolo Arci di quartiere, quello del Canaletto, le segreterie provinciali di Rifondazione Comunista e Sinistra Italiana presentano il secondo numero di “Jacobin Italia”, il giornale socialista nato negli Stati Uniti, approdato recentemente anche nel Belpaese. Il tour di autopromozione della versione italiana del giornale che dice di rivolgersi “a lettori che non si accontentano dei cinque minuti di odio sui social”, passa dunque anche dalla Spezia e forse non è casuale che avvenga in una periferia molto abitata e complicata, oltreché storicamente proletaria. Una rivista trimestrale che per ogni uscita affronta un tema monografico, con un sito di appoggio che possa contemplare l’attualità: “Se per autodefinirsi ci dobbiamo chiamare giacobini, cioè praticamente tornare a trecento anni fa, è per provocare - spiega Lorenzo Zamponi, uno dei redattori della rivista - Abbiamo allontanato l’asticella per parlare in modo ampio di cosa sia la sinistra oggi. Una sinistra che però non può dimenticare la necessità di esercitare il conflitto. Esiste una divisione netta nella società e questa vuole essere una barricata, anche se una barricata trasversale. Ci sono partiti e tradizioni diverse e infatti molti della nostra redazione ne fanno parte. Tutti quanti però sono accomunati contro il pensiero dominante nelle sue diverse forme”.

Insiste Zamponi, chiarendo alcuni aspetti che contano quando si parla di editoria che si occupa della politica: “Non siamo un soggetto politico, veniamo e abbiamo tuttora esperienze diverse, la rivista non è di area nè ha un soggetto politico di riferimento. Proviamo anzi a fare insieme una battaglia per le idee”. Pluralismo è la parola più usata da Zamponi convinto del fatto che non può esistere progresso individuale senza una consapevolezza collettiva: “Non è un giornale o una rivista a cambiare la storia di un paese. Il nostro scopo è misurarsi con il pensiero dominante, magari sprovincializzando il dibattito, cercando di incentrarlo anche sui temi che si discutono all’estero. E poi innovare un po’ le voci di chi fa la battaglia delle idee dentro la sinistra, portando a partecipare una nuova generazione. Non siamo al congresso di Lotta Continua del ‘72, e’ giusto che si volti pagina”.

Una rivista pluralista ma senza un direttore (anche se formalmente c’è, per legge), approccio inconsueto e coraggioso. Oltre duemila abbonamenti sottoscritti, buoni riscontri in libreria per i primissimi numeri e una struttura in divenire. Che vuole crescere con chi la costruisce: “Se paghiamo chi scrive? Il discorso non vale per tutti: chi collabora, per esempio un professore universitario, e non ha bisogno non viene pagato”. Vivere in un paese senza sinistra” è stato il titolo, piuttosto indovinato, del numero d’esordio: “Non potevamo non fare i conti con questo aspetto: il socialismo è l’alternativa al sistema economico vigente. Cosa pensiamo del Pd di Renzi? Noi ci poniamo sia contro il neoliberismo sia contro i nazionalismi: sia quelli originali sia quello che parte da sinistra. Se siamo all’anno zero per la sinistra, non vuole dire che non ci sia movimento, persone che si impegnano giornalmente ma che magari non trovano un punto di riferimento comune. Per venticinque anni si è parlato di Berlusconi e ora ci si pone come se non ci fosse mai stato: è chiaro che il governo attuale sia conseguenza di quel periodo in cui è passato al contrario il concetto che fosse la sinistra la parte dominante e non lui con le sue televisioni”.

Fa.Lug.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

La presentazione di Jacobin


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