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"Il vero apparentamento lo dobbiamo fare con il popolo del centrosinistra"

Fra primo e secondo turno, parla il Ministro Orlando: "Per fare un dispetto al Pd, vale la pena consegnare la città alla Lega? Se vince Manfredini sarà cambiamento radicale: nei metodi, negli atteggiamenti, nelle persone".

`Il vero apparentamento lo dobbiamo fare con il popolo del centrosinistra`

La Spezia - Ad una settimana dal voto ormai i giochi, nel senso delle nuove alleanze apparentate, sono fatti. Il centrodestra di Pierluigi Peracchini che irrobustisce la sua compagine con gli ingressi civici di Guerri e Cucciniello, contro il centrosinistra di Paolo Manfredini, che correrà con lo stesso schieramento di liste del primo turno. E a parlare questa volta è il Ministro della giustizia Andrea Orlando, sceso in città l'ultima volta nel giovedì pre-elettorale per supportare il candidato socialista. Ai taccuini di CittadellaSpezia, il guardasigilli è chiamato a commentare gli esiti della scorsa domenica elettorale, analizzandone gli effetti immediati, calibrando i propri pensieri, traducendoli con quelli dell'elettorato.

Domenica si torna al voto per il ballottaggio con il centrodestra in vantaggio. Obiettivamente si aspettava quel risultato e questo divario?
"Sì, perché il centrosinistra è arrivato nelle peggiori condizioni possibili, con una divisione del campo che non ha eguali in nessun altro comune andato al voto in questa tornata. Il centrodestra, invece, è riuscito a unire tutte le sue componenti".

Da una parte centrodestra coeso, che converge su pochi e chiari temi basilari, che già avevano messo in discussione l'amministrazione precedente. Dalla vostra parte la necessità di una discontinuità nella... continuità di governo. Più facile partire da sfidanti in questo contesto.
"La destra spezzina non ha nessun progetto, mette insieme populisti, fascisti, berlusconiani e dirigenti sindacali uniti solo dalla critica alle amministrazioni precedenti. Non basta per governare una città. Noi, con umiltà, dobbiamo raccogliere la domanda di profondo cambiamento che è venuta non solo dal netto ridimensionamento del Pd, ma anche dal successo delle liste civiche riconducibili al centrosinistra, che hanno indicato un'esigenza di cambiamento".

S', ma in generale l'impressione è che l'elettorato storico del Pd abbia saltato l'appuntamento con le urne dopo due anni di litigi interni, fortissimi. Perché dunque dovrebbe andarci adesso?
"Intanto diciamo che il Pd è arrivato unito a questo appuntamento, evitando di riproporre schemi che lo hanno logorato. Ma la domanda da fare a un elettore democratico, progressista, anche critico con il Pd è questa: per fare un dispetto al Pd, vale la pena consegnare la città alla Lega? Io credo che alla fine in molti si porranno questa domanda".

La sconfitta del Movimento Cinque Stelle, che rimangono in quota solo in poche città al voto, sembra un segnale di ritorno al passato da parte dei cittadini. Quel tonfo però non è stato clamorosamente colto dalla sinistra, all'opposto della destra.
"Non mi pare che neppure la destra abbia raccolto, se non in alcune aree del Paese, il voto grillino. La destra nella nostra città ha avuto anche percentuali più alte di quelle che ha ottenuto a questo primo turno. E non mi farei neppure eccessive illusioni sul fatto che la sconfitta dei 5 stelle alle amministrative corrisponda a un segnale di fine di quel fenomeno.
Diciamo la verità, le candidature messe in campo dai pentastellati e il modo in cui si è arrivato ad esse ha inciso profondamente su quel risultato".

Apparentamenti difficili, impossibili alla luce dei fatti per il centrosinistra, soprattutto per come ci si è arrivati nelle parole, nei toni, nelle prese di distanza. Qual è il sentimento su cui si dovrebbero costruire oggi ipotetiche alleanze credibili per l'elettorato?
"Il vero apparentamento noi lo dobbiamo fare con il popolo del centrosinistra: quello deluso, distante, arrabbiato, dicendo con chiarezza che se vincerà Manfredini si aprirà una stagione nuova per la città e per il centrosinistra con un radicale cambiamento dei metodi, degli atteggiamenti, delle persone, dei contenuti".

Un'altra impressione è che i temi storici della sinistra italiana, antifascismo in testa, non abbiano più l'energia persuasiva di un tempo perché le famiglie devono fare i conti con una realtà durissima soprattutto per le nuove generazioni.
"L'antifascismo resta un valore fondante della nostra Repubblica. E nella nostra città, medaglia d'oro alla Resistenza, costituisce ancora un discrimine che non può lasciare indifferenti nella scelta tra centrodestra e centrosinistra. Però questo certo non basta, la vera parola d'ordine con la quale dobbiamo caratterizzare la nuova stagione di governo è eguaglianza sociale. La crisi ha aumentato le distanze tra chi ha e chi non ha; la nuova amministrazione comunale dovrà partire dalle esigenze degli ultimi".

La questione della partecipazione e' un altro argomento centrale. La politica tutta se lo è posto solo dopo che e' venuto a mancare il consenso ma alla fine a decidere e' sempre e comunque un'oligarchia.
"Lo smantellamento delle circoscrizioni non è stata una buona idea, in ogni caso anche le forze politiche dovranno dedicare tempo ed energia all'ascolto e al confronto con i cittadini. Sostengo questo da anni e ho provato anche a mettere in moto percorsi di partecipazione che andassero in questo senso. Manfredini ha fatto di questo un tratto caratterizzante della sua campagna elettorale, anzi diciamo che di gran lunga è stato il candidato meno autoreferenziale".

L'invasione dello straniero si ripresenta ciclicamente nella storia come uno spauracchio. E tutte le volte in questi momenti di riflusso, e ciò che succede in tutto il mondo lo dimostra, sono le forze cosiddette moderate a cogliere maggior consenso.
"Non definirei la LePen o Salvini dei moderati. Noi dobbiamo saper gestire in modo ordinato e garantendo sicurezza i flussi migratori, ma dobbiamo sempre ricordate che dietro chi agita la paura c'è la tentazione di limitare la libertà di tutti. Ci sono infezioni autoritarie, pulsioni razziste. Dietro Peracchini c'è la Lega, c'è Salvini. Peracchini è il volto buono di una destra estremista".

Destra, sinistra, progressismo, conservatorismo, parole di derivazione otto-novecentesa che oggi si mescolano spesso confusamente nelle pieghe di una politica che è molto più complessa di un tempo. Come orientarsi per parlare alla gente in modo credibile e senza slogan?
"Ascoltando un discorso di Donald Trump o di Matteo Salvini".

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