Città della Spezia Liguria News Genova Post Città della Spezia La Voce Apuana
LA REDAZIONE
Telefono redazione La Spezia 0187 1852605
Fax redazione La Spezia 0187 1852515
PUBBLICITA'
Telefono pubblicita La Spezia 0187 1952682

Ultimo aggiornamento: Lunedì 17 Giugno - ore 09.46

previsioni meteo la spezia
Facebook Città della Spezia Twitter Città della Spezia Instagram Città della Spezia

"Il malessere è la forza di Salvini, la sinistra deve lottare per i diritti sociali"

Nicola De Benedetto ha raccolto il testimone di Giacomo Pregazzi alla guida di Sinistra italiana. La sua analisi del risultato delle ultime elezioni e del momento politico locale e nazionale.

L'intervista di CDS
"Il malessere è la forza di Salvini, la sinistra deve lottare per i diritti sociali"

La Spezia - Da meno di una settimana Nicola De Benedetto è il nuovo coordinatore di Sinistra italiana. Subentra a Giacomo Pregazzi, che ha presentato le sue dimissioni nelle scorse settimane. Volto noto della sinistra nel territorio delle Cinque Terre e membro degli organismi regionali e nazionali del partito, De Benedetto analizza con lucidità i contesti politici anche grazie alla formazione filosofica (è docente della disciplina alle scuole superiori). Lo abbiamo intervistato sul suo nuovo ruolo e sul momento locale e nazionale.

Ha raccolto il testimone lasciato da Pregazzi. Cosa l'aspetta?
“Sarò coordinatore sino al congresso, che si svolgerà in autunno se non ci saranno sorprese dal punto di vista elettorale”.

Se ne aspetta?
“Bisogna vedere: nessuno dei due schieramenti vuole rimanere con il cerino in mano ed essere identificato come quello che ha fatto cadere il governo. La situazione è molto delicata”.

Sinistra italiana alle ultime Europee non ha centrato l'obiettivo del 4 per cento insieme alle altre forze politiche de La Sinistra, ma a Riomaggiore, dove vive lei, le cose sono andate diversamente: lì avete ottenuto il 5 per cento.
“I risultati migliori li abbiamo ottenuti dove non abbiamo esagerato con prospettive autoreferenziali e propaganda. La gente vuole serietà sui comportamenti politici, non slogan e riflessioni elettoralistiche superficiali. Chiede attenzione ai temi che la riguardano direttamente e che sono in fase di caduta come la salute, l'istruzione, il lavoro...”.

Crede sia possibile farlo con una delle piattaforme costruite negli ultimi anni dalla sinistra?
“Non è più possibile concepire la politica come la sommatoria di sigle. La sinistra deve riprendere la sua autonomia rispetto ad aspetti deleteri come la propaganda”.

Da dove crede che dobbiate ripartire?
“Siamo in una situazione dove la crisi delle ideologie ha portato a una insufficienza di visione del mondo. E mentre la destra ne ricompone una spesso fatta di logiche semplicistiche e regressive, ma di immediato incasso elettorale, la sinistra attraversa un momento complesso, anche perché è strutturata in tanti gruppi e troppe anime. In altri Paesi si è sopperito a questa situazione con l'appartenenza a una identità nazionale e di valori, mentre noi ci siamo mossi in un contesto complicato dopo la caduta del Muro di Berlino. I singoli temi non hanno la forza di offrire una visione, bisogna ripartire da un nuovo orizzonte”.

Nello specifico?
“Partiamo in maniera seria dai bisogni delle persone, dai diritti sociali: dal lavoro, dall'assistenza sanitaria, dalla complessità delle periferie, dall'abbandono del nostro Paese da parte di migliaia di giovani preparati. Ci serve capacità di dialogo: non possiamo etichettare come analfabetismo o insufficienza culturale l'aver perso il contatto con l'elettorato. Siamo noi che dobbiamo sopperire alle possibilità di confronto e andare incontro ai problemi delle persone. Questo è il ruolo della politica”.

Ha parlato di sanità, un tema che alla Spezia rappresenta un problema annoso. La scorsa settimana solamente 200 persone hanno partecipato alla manifestazione organizzata dai comitati del settore e dalle associazioni dei medici. Un risultato assai deludente...
“Ormai i cittadini sono abituati a non sentirsi soggetti politici attivi e non si sentono rappresentati dalla classe politica. Devono entrare nei partiti e riprendere il controllo di quello che non funziona, altrimenti andremo necessariamente verso una società fatta di disuguaglianze. E chi è che è destinato a perdere i diritti se non gli esponenti delle classi più deboli? Le persone devono tornare a difendere le loro prerogative, bisogna ribaltare questo schema di distacco dalla politica. E questo si fa anche in piazza, l'unico modo per ricostruire le classi. Non si può consentire che si gestisca il sistema sanitario in base alle correnti di partito perché è logico che le ripercussioni saranno avvertite dai pazienti: un ospedale in crisi perenne scarica le sue contraddizioni sull'utenza”.

La protesta corre sui social, in compenso...
“Sui social network si assiste a un meccanismo di atomizzazione della società che finisce per fare gioco al sistema. Si tratta di strumenti costruiti per non consentire una condivisione dialettica: il messaggio nasce e finisce con l'utente. Queste piattaforme si possono utilizzare in modo parallelo anche per affrontare questioni reali e importanti, ma un ospedale o una scuola che cade a pezzi si difendono scendendo in piazza e chiedendo attenzione e risorse”.

Ritornando alla sinistra italiana: crede sia possibile creare una proposta comune?
“Credo si debba partire da queste considerazioni per offrire una proposta comune. Dobbiamo unire due canali: da una parte contenere e combattere le forme di regressione dei diritti sociali alle quali stiamo assistendo e dall'altra capire i motivi che le hanno generate. E non dobbiamo pensare che i ceti popolari siano persi”.

Quali sono state le cause?
“Politiche economiche completamente sbagliate, che hanno avuto come conseguenze malessere e paura, cardini delle politiche della Lega di Salvini e giustificazioni degli attacchi agli ultimi degli ultimi”.

Si riferisce ai governi Pd?
“Certo, al governo Pd ma anche a quello precedente di Monti. Austerity, riduzione del costo e delle tutele del lavoro sono responsabili del disorientamento e malessere nell'elettorato. E in queste condizioni non si possono interpretare gli effetti che può avere la crisi di un sistema perché una società funestata da 20 anni di reality, ferita nei suoi diritti sociali come salute e lavoro può produrre reazioni imprevedibili. E la cosa peggiore è attaccare i ceti popolari invece di comprendere le responsabilità che abbiamo avuto nel determinare la loro rabbia. Questo non giustifica atteggiamenti di chiusura e ostilità nei confronti di chi è più debole ma deve portare a cercare di diventare una società più equa. La nostra battaglia deve essere indirizzata a ridurre le cause delle paure altrimenti non ci potrà essere alcun orizzonte di solidarietà. Dobbiamo garantire ai ceti medi e popolari che siamo lì a fare battaglie per i loro diritti”.

C'è chi ritiene che Salvini, come Renzi, non durerà molto alla guida del Paese. Lei cosa pensa al riguardo?
“Non sarà un fenomeno di passaggio a meno che non andiamo a intervenire su quello che crea malessere. Quello per Salvini non è un voto liquido, il consenso non si scioglierà come è accaduto nel caso di Renzi, che aveva basato il suo successo sulla creazione di aspettative, che non si sono realizzate”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Notizie La Spezia









































Testata giornalistica iscritta al Registro Stampe del Tribunale della Spezia. RAA 59/04, Conc 5376, Reg. Sp 8/04.
Direttore responsabile: Fabio Lugarini.
Contatta la redazione

Privacy e Cookie Policy

Per la tua pubblicità su Cittadellaspezia sfoglia la brochure

Liguria News