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Ultimo aggiornamento: Giovedì 18 Aprile - ore 22.50

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"Guerri e Caratozzolo da che parte state? E che fine fa il gruppo?"

Dalla maggioranza e dall'opposizione piovono critiche e domande sul destino del gruppo e sulla collocazione dei due esponenti.

Vicenda pirandelliana

La Spezia - Le questioni interne al gruppo "Per la nostra città con Giulio Guerri" hanno scaldato la seduta del consiglio comunale di ieri, convocata per l'approvazione della delibera sulla nomina del Collegio dei revisori dei conti per il triennio 2019 - 2021. Intervenendo sull'ordine dei lavori, infatti, alcuni consiglieri hanno chiesto che Massimo Caratozzolo e Giulio Guerri facessero chiarezza sull'attuale collocazione del gruppo, sulla scia delle dichiarazioni rese alla stampa negli ultimi giorni.
A porre per prima il tema è stata la capogruppo Pd Federica Pecunia che ha interrogato il presidente del consiglio Guerri su quale sia al momento il suo gruppo di appartenenza, accusandolo anche di aver convocato ancora una volta la seduta di consiglio nel corso di una conferenza dei capigruppo che vedeva l'assenza di gran parte dell'opposizione. "Non sta ricoprendo il suo ruolo rimanendo super partes. Lei è di fatto un membro della maggioranza e non sta tutelando la minoranza", ha detto Pecunia.
A rincarare la dose, andando all'attacco dell'altro esponente di "Per la nostra città con Giulio Guerri" è stato il capogruppo di Toti - Forza Italia, Fabio Cenerini: "Come mai l’idealista, l’onesto, il moralizzatore - ha detto rivolto a Caratozzolo - si mette in una posizione così ambigua, insostenibile e imbarazzante? Semplicemente per i soldi. Parla di un percorso partecipativo ma ha già preso la sua decisione e si è accorto che aderendo al gruppo misto non sarà più capogruppo e potrebbe dimezzare le commissioni se non scordarsele, e con esse i gettoni di presenza. Per mantenere i suoi privilegi, ora prova a scappare col simbolo: portandoselo all’opposizione potrebbe continuare la pacchia, ma nel simbolo c’è scritto “Per la nostra città con Giulio Guerri”, Guerri che era candidato sindaco, quindi il simbolo è di chi l’ha creato e non di chi lo vuole usare per i suoi interessi di bottega, oltre al fatto che il simbolo è parte integrante dell’accordo elettorale e dell’apparentamento col centro destra e proprio in virtù del premio di maggioranza scattato con la vittoria di Pierluigi Peracchini Caratozzolo siede in consiglio comunale".
Intervento tecnico per Sauro Manucci, capogruppo di Fratelli d'Italia, che ha chiesto di chi sia, alla fine, il simbolo. "Non è possibile che all'interno di un gruppo siedano un membro della maggioranza e uno dell'opposizione. Uno tra Guerri e Caratozzolo dovrà andare nel gruppo misto. Al di là del voto tra i sostenitori della lista, se davvero ci sarà, è il capogruppo che ha il diritto di spostare il simbolo dalla maggioranza all'opposizione e dunque, anche se è assurdo, quasi ridicolo, dovrebbe essere Guerri a passare al misto". Dopo che il segretario generale Sergio Camillo Sortino aveva informato l'aula di non aver ricevuto alcuna comunicazione ufficiale sulla volontà di Caratozzolo di lasciare la maggioranza, Manucci ha fatto notare come convocando una conferenza stampa per annunciare l'imminente cambio di casacca il consigliere si sia automaticamente posto al di fuori della compagine di governo.
Chiamata in causa a più riprese in quanto unico consigliere del gruppo misto, anche Patrizia Saccone ha esposto la sua opinione dicendosi d'accordo con la posizione di Manucci e, pur stigmatizzando l'atteggiamento di lotta e di governo del duo Guerri-Caratozzolo per gran parte della consiliatura, ha chiesto di non tralasciare le vicende interne al singolo gruppo.

Caratozzolo ha infine ribadito l'intenzione di lasciare la maggioranza nei prossimi giorni e ha invitato chi lo interrogava sul destino del simbolo e del gruppo a leggere quanto pubblicato dalla stampa negli ultimi giorni.

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