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Ultimo aggiornamento: Venerdì 18 Agosto - ore 21.04

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"Cssn a San Vito e arsenale come museo e zona industriale insieme"

Il mosaico delle aree militari secondo il centrodestra: partendo dal Piano Brin, per il quale le risorse arrivano al rallentantore, vengono posti diversi obiettivi, da centrare in 15 anni.

`Cssn a San Vito e arsenale come museo e zona industriale insieme`

La Spezia - Le risorse necessarie sono molte e le disponibilità attuali sono scarse, per questo il centrodestra spezzino si dà 15 anni per centrare gli obiettivi in fatto di riassetto delle aree militari e del polo della Difesa presentati questo pomeriggio all'Nh hotel.
Un progetto denso di contenuti, quello esposto dal project manager Michele Boggio, che ha messo a disposizione di Pierluigi Peracchini le sue conoscenze nel settore.
"Tutto ruota intorno al Piano Brin, i cui finanziamenti stanno arrivando col contagocce. Dalla valorizzazione e le permute di aree come Mariperman e quella adiacente alla Banchina Scali, la Marina può ottenere i fondi necessarie per razionalizzare e rilanciare la base navale e far girare l'economia cittadina per anni", ha spiegato.

Gli obiettivi elencati vanno dalla ristrutturazione dell'arsenale con officine polifunzionali in cui consentire alla Marina di operare in sinergia con le grosse industrie locali (Fincantieri, Leonardo, Mbda e Intermarine) per la manutenzione delle navi militari, anche grazie alla copertura di almeno due dei bacini esistenti, al rafforzamento della base attraverso un presenza più numerosa e qualificata di scafi militari, per avere più lavoro dalle manutenzione e più equipaggi che contribuiscano al benessere del tessuto economico locale. Al lavoro in continuità per la creazione del Polo marittimo spezzino all'ex ospedale Falcomatà, sede dell'università e del Dltm, si vuole unire la presenza di centri di ricerca e realtà come Rina e Cetena, mentre per il Cssn si pensa al trasferimento nell'area delle Vasche di San Vito, liberando così lo spazio sulla costa di Levante a favore della cantieristica nautica, che in quel lato del golfo presenta già numerosi stabilimenti di grande importanza. Un'altra area sulla quale Boggio ha posto l'attenzione è quella compresa tra la porta principale dell'arsenale e la Banchina Scali, poco utilizzata e adiacente alla città, da utilizzare per iniziative industriali o economiche. Infine è stato proposto un percorso museale navale a forte richiamo turistico, anche attraverso la trasformazione di unità prossime alla dismissione in musei galleggianti.

Una serie di tasselli di un mosaico complessivo, alcuni di nuova concezione, altri meno, come ammesso dallo stesso Boggio, che ha però sottolineato la logica di sistema con un obiettivo finale dichiarato e unitario.
"Per tutto questo è indispensabile agire in accordo con una Marina che oggi come non mai è disponibile a parlare dell'utilizzo delle aree. Queste - ha aggiunto - non devono più essere viste come un motivo di contesa tra la città e l'amministrazione della Difesa, ma come un bene da utilizzare per un interesse comune, richiamare investimenti e dare lavoro alla città.
Per la riqualificazione delle aree pregiate si potrebbe mettere in campo un modello simile a quello utilizzato per il nuovo ospedale, inserendo quindi gli spazi all'interno della trattativa, come valore sul quale gli investitori creano in un secondo momento ulteriori occasioni di sviluppo".

"Dobbiamo dare risposte occupazionali ai giovani, alle imprese e all'indotto - ha detto Peracchini -. L'arsenale oggi è ridondante: una superficie di 70 ettari usati in minima parte. Lì possiamo raccogliere le aziende per la manutenzione delle navi e contrastare con la qualità la concorrenza sleale. Serve anche la riqualificazione del personale civile: senza non ci sarà futuro. Ma non dobbiamo perdere di vista le nuove economie, come quella turistica: l'arsenale è anche patrimonio storico e architettonico. Vogliamo creare una società con la Regione, il Comune e il ministero per gestire il Museo navale, ampliato e con il sottomarino come attrazione, da riqualificare con un fondo straordinario regionale. Pensiamo a un percorso turistico che dall'ingresso arrivi sino al ponte girevole, in stile Cape Canaveral, dove i turisti visitano la base mentre il personale lavora".
Peracchini sogna che la nuova Garibaldi dual use rimanga nel golfo e punta a combattere il depauperamento dell'industria della difesa avviato dalla riorganizzazione del gruppo Finmeccanica, mentre sulle carenze di personale in arsenale ha riconosciuto che "la competenza è del ministero. Noi - ha proseguito - possiamo solamente lanciare il messaggio dell'importanza del personale tecnico. Ma per dare risposte occupazionali efficaci occorre fare assunzioni mirate. Questa è una battaglia da portare avanti, per un modello che non può non prevedere investimenti".

Per gestire il progetto Boggio ha previsto un Tavolo tecnico permanente che veda coinvolti tutti gli attori, dalla Marina ai Comuni del golfo, dall'Autorità portuale alla Camera di commercio, dai sindacati alle aziende della difesa, ricalcando quanto proposto dalla Uil negli anni scorsi.

"Per la prima volta - ha commentato l'assessore allo Sviluppo economico Edoardo Rixi - si ragiona per mettere a sistema un'area sino ad oggi non messa a sistema con il resto della città. Questo è un progetto di visione, in cui l'amministrazione deve fare da facilitatore. E con questo vogliamo dimostrare che il futuro si può costruire anche qua".
L'ultima parola al presidente della Regione, Giovanni Toti: "Abbiamo le idee chiare, le nostre non sono parole al vento. Certo questo è un piano ambizioso, ci vogliono volontà e condizioni che permettano di realizzarlo, ma di sicuro non possiamo accettare il declino del settore industriale e militare. Non si vive più di una sola produzione, oggi le città che producono ricchezza hanno modelli sinergici, e qui ci sono le condizioni ottimali per crearne uno. La Spezia può diventare come Honolulu e San Diego, dove la Marina militare, l'alta tecnologia e il turismo convivono".

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