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Ultimo aggiornamento: Venerdì 28 Luglio - ore 18.45

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"Campagna elettorale sbagliata, Manfredini ha fatto anche troppo"

Ad una settimana dalla sconfitta spezzina Cavarra osserva: "Un errore pensare di voler vincere guardando solo a sinistra. Non potevano bastare due comunicati dall'alto del ministero".

`Campagna elettorale sbagliata, Manfredini ha fatto anche troppo`

La Spezia - “Manfredini ha fatto, oggettivamente, tutto ciò che poteva, mostrandosi un candidato serio e credibile ma non poteva bastare”. Così Alessio Cavarra ad una settimana dal voto che ha decretato la storica vittoria del centrodestra alla Spezia aumentando tensioni e malumori all'interno di un Pd che due anni fa non aveva saputo cogliere il primo segnale arrivato con la sconfitta delle regionali. “Gli errori sono stati troppi – ammette oggi il sindaco di Sarzana - e si sono protratti troppo a lungo. A partire dalla scelta di un candidato all'ultimo minuto utile quando ci sarebbe, invece, stato bisogno di rafforzare la candidatura in un tempo giusto. Per non parlare poi del fatto che, proprio in ragione della matrice maggioritaria, il nostro partito avrebbe dovuto esprimere al suo interno una candidatura. Il fatto che non sia successo è stato letto come un elemento di debolezza insanabile”.
Un'analisi che tocca anche le figure di punta del partito: “Sono stati poi sbagliati i modi di una campagna elettorale caratterizzata da chi ci ha messo troppo la faccia, finendo per offuscare l'autonomia del candidato, da chi non ce l'ha messa per niente, pensando che bastassero un paio di comunicati stampa inviati dall'alto del ministero e da chi poi ha utilizzato la campagna elettorale per fare qualche iniziativa pubblica, tweettando, il giorno dopo, il post di Franceschini, così da scaricarsi ogni responsabilità. Per non dire poi che in due anni di mal governo della Regione non abbiamo fatto una seria opposizione lasciando in solitudine i nostri consiglieri regionali Paita e Michelucci. Le responsabilità sono oggettivamente di tutti. Cercare oggi nel segretario provinciale del partito il capro espiatorio – aggiunge difendendo Pecunia - di una sconfitta annunciata francamente mi pare un atteggiamento destinato a non portarci da nessuna parte. Proviamo a fare tutti insieme una riflessione, facendo tutti un passo indietro. Le ragioni di una così cocente sconfitta non possono essere addebitate alla responsabilità di un singolo, lo sappiamo tutti. Proviamo a tornare a pensare a quel partito a vocazione maggioritaria che ci ha fatto ottenere grandi risultati e che, lo ripeto, sono arrivati solo quando abbiamo provato a costruire sulle idee comuni una piattaforma politica vincente, non sulle appartenenze. Dobbiamo provare ad essere più organizzati sul territorio, rendendo nuovamente protagonista la base del nostro partito che è anche il motore del nostro elettorato, mettendoci tutti a disposizione con umiltà e senso del sacrificio. Solo così torneremo ad essere un riferimento per i cittadini e potremo ricostruire quella forza, oggi soffocata dai personalismi, che il Pd ha dimostrato di avere”.

Da renziano della prima ora il sindaco di Sarzana – atteso domani da una altro consiglio comunale infuocato – allarga il suo intervento anche alla situazione nazionale: “Il Partito Democratico non può condizionare la sua azione politica alla legge elettorale di turno. Il Pd – afferma - nasce come un grande partito a vocazione maggioritaria e tale deve rimanere a prescindere dalle modalità di voto scelte ovvero un partito baricentro di un' alleanza di centro sinistra, calato nella realtà dei problemi e delle necessità dei cittadini, che lasci da parte le ideologie e che sappia farsi carico di quel cambiamento che, a più a riprese, gli elettori ci hanno dimostrato di chiedere con forza. L'idea del Pd renziano era proprio questa e fu grazie a questo messaggio che riuscimmo a raggiungere il 40% dei consensi. Da lì in poi, anzi che stringersi intorno a quello straordinario risultato e cercare, tutti insieme, di accrescere ancora quella forza elettorale, è partita una campagna di logoramento quotidiano di quel progetto e del suo leader da parte di molti che non hanno saputo mettersi da parte e lavorare per costruire anzi che per distruggere, tanto a livello nazionale quanto a livello locale. Con fatica Renzi ha cercato, e in parte vi è riuscito, di costruire una piattaforma di riforme che tenesse in considerazione l'esigenza di concretezza dei cittadini ma non è stato sufficiente perché pian piano il partito stava perdendo progressivamente la sua forza maggioritaria, privilegiando, per esempio, la tattica elettorale delle alleanze a sinistra. E nel momento in cui anzi che sostenere l'azione riformatrice di Renzi molti, che per trent'anni hanno avuto la possibilità di cambiare le cose, hanno iniziato a osteggiare la leadership del partito indebolendo il partito stesso mettendo in atto la la logica suicida del “muoia Sansone con tutti i filistei”, ecco che i cittadini ci hanno voltato le spalle. Ed è, in estrema sintesi, ciò che è accaduto anche a livello locale. E' stato un errore – conclude - pensare di voler vincere guardando esclusivamente a sinistra, basta sommare percentualmente i risultati registrati dalle liste di sinistra per capire che quella non può essere la strada”.

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