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"Calata Paita, Molo Garibaldi, dragaggio e retroporto: il porto è preda dell'immobilismo"

"Calata Paita, Molo Garibaldi, dragaggio e retroporto: il porto è preda dell'immobilismo"

La Spezia - Sergio Landolfi, già presidente dei doganalisti spezzini e referente logistica portuale provinciale di Fratelli d’Italia, congiuntamente al coordinatore provinciale Davide Parodi e al gruppo consigliare del Comune di La Spezia, Maria Grazie Fria e Sauro Manucci, espongono alcune riflessioni e preoccupazioni sul futuro del porto di La Spezia.

"Abbiamo visto in questi ultimi giorni una serie di incontri organizzati sul porto, logistica e turismo, ma sta di fatto che ancora oggi siamo fermi e con un crono programma mai partito per la realizzazione delle opere, che dovrebbero completarsi, secondo i piani di ADSP, entro dicembre 2023.
Già il primo step - rimozione dei binari da Calata Paita, con inizio lavori gennaio 2019 e fine lavori gennaio 2021 è saltato ed in porto non si vede nulla e nessun cantiere. Anche il successivo step è saltato - ampliamento ad est del molo Garibaldi, con inizio lavori aprile 2019 e fine lavori marzo 2021.

Il viale San Bartolomeo è sempre nel caos per i lavori non ancora ultimati delle barriere fonoassorbenti. Ci sono state alcune impreviste problematiche relative alla tenuta del muro esistente che hanno richiesto approfondimenti tecnici. Non si parla però di date previste per fine lavori.
Il dragaggio è fermo e le misure attuali del pescaggio non sono ancora effettive e quindi una nave deve arriva con pescaggio max di 13,20 metri o 13,50 metri dietro autorizzazione della commissione in Capitaneria di Porto con nave in sicurezza: cioè con tre rimorchiatori, due piloti e meteo favorevole per entrare solo di giorno.

Questo significa un aumento dei costi per le compagnie di navigazione costrette a trasportare meno contenitori per il rischio di non avere l'autorizzazione all'entrata nel nostro porto. Il retroporto di Santo Stefano Magra è fermo: doveva partire nell'estate del 2018 poi slittato a dicembre 2018 e ora non se ne parla più. Questo è un grosso danno per il ns. porto. L’Agenzia delle Dogane ha già installato uno scanner importante ed ancora inutilizzato.

Le marine del Canaletto e Fossamastra saranno trasferite quanto prima, ma per ora non sappiamo ancora date di riferimento. Le associazioni di categoria non si fanno sentire se non appoggiando il coro di voci partite da ADSP e seguite poi da altri enti e sindacati, della pericolosità alla regionalizzazione portuale di La Spezia, allarmismo prematuro atto ad allontanare il problema reale della stagnazione ed immobilismo del nostro porto.

Se le infrastrutture non vengano ultimate celermente si rischia di far scappare i clienti e ompagnie di navigazione. “E’ necessario quindi creare una vera sinergia tra porto e città per non perdere occasioni importanti per il futuro, non dimenticandosi mai che intorno all’indotto “porto” girano numerosi posti di lavoro per la nostra città”.

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