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"Basta autoassolversi, la sinistra torni a parlare con le parti sociali"

LA chiamata di ORLANDO
"Basta autoassolversi, la sinistra torni a parlare con le parti sociali"

La Spezia - “Quello odierno è un punto di partenza utile perché sarebbe inutile in questa fase iniziare a discutere soltanto all’interno delle forze politiche: la tendenza sarebbe anche oggi quella di auto-assolversi come succede nel Pd dove si da la colpa alla gente che non ha capito. Questo è il senso della discussione di oggi, aperta alle parti sociali, alla società civile”. Dopo la disfatta del 4 marzo, l’ennesima in ordine di tempo in un’escalation che pare senza fine, il centrosinistra spezzino si ritrova al centro Allende per un convegno dal titolo al quanto evocativo. E tocca proprio ad Andrea Orlando, ministro della giustizia uscente, che ha fortemente voluto l’incontro “Sinistra dove sei?” introdurre i motivi dell’adunata “Dems” alla quale non mancano esponenti di tutta la sinistra (e della Cgil) ma che non vede in platea nè la segretaria provinciale Federica Pecunia nè alcuna componente “paitiana” del Partito Democratico. Il che rende abbastanza l’idea della situazione: “Se i destinatari delle riforme non si sentono protagonisti, diventa inevitabile la cesura. Se ne può uscire in due modi: o costruendo un campo di forze simili aspettando che Salvini si mangi un pezzo di Forza Italia. E’ una via, simile a quanto accaduto in Francia con Macron, che presenta elementi di razionalità ma rischia non soltanto di cancellare la parola sinistra ma prevede un idea di illuminismo dall’alto che non prevede il riscatto di chi sta peggio; l’altra strada è quella di capire come costruire un’alleanza sui valori, sugli obiettivi fondanti, con la gente. Lega e M5S hanno vinto non solo perché portatori di populismo, perché si sono caricate del problema sociale: il salario di cittadinanza pone una questione sentita, indipendentemente dalla sua eseguibilità. Dobbiamo tornare a studiare perché spesso si confondono le aspettative con la realtà. Continuano a parlare di riformismo, magari stando alla finestra aspettando che gli altri sbagliano e la vicenda di Roma dimostra che un comune può anche amministrare malissimo ma continuare a tenere un livello di consenso sufficiente in mancanza di una vera alternativa. A Spezia sono successe cose simili: il centrodestra non aveva mai fatto un risultato del genere, governa questa città nel completo immobilismo. Ma la sconfitta storica del centrosinistra non ha avuto come seguito una discussione seria: perché c’è stata una rottura con il popolo, con le periferie?”. La tavola rotonda prosegue con il contributo di Lara Ghiglione, segretaria della Camera del Lavoro che rimarca le distanze fra il principale partito del centrosinistra e il più grande sindacato italiano, la Cgil: “Alle ultime elezioni il 33 per cento dei nostri iscritti ha votato il M5S, il 10 per cento la Lega. C’è di più: l’87 per cento dei disoccupati e oltre il 70 per cento dei precari non ha votato centrosinistra. Il progresso va gestito: se noi non riusciamo a prevenire gli esiti rischiano di creare nuove disuguaglianze. Abbiamo delle proposte, come la contrattazione anticipata, cercando di rivedere il tempo di lavoro come accade in Germania. Ma anche riorganizzando il lavoro, con ad esempio l’opzione della formazione”.

Guido Melley, uomo che aderì con convinzione all’esperienza ulivista, riavvolge il nastro parlando del Pd, innanzitutto dopo la candidatura civica del 2017: “Il Pd ha perso il radicamento, mi fa male vedere in Corso Cavour gazebo di altre forze, penso alla Lega nella quale naturalmente non mi riconosco. Un partito, non contendibile, che si è trincerato nei cerchi magici senza avere più la capacità di comunicare col mondo esterno. La piega del “muoia Sansone con tutti i filistei, e’ sotto gli occhi di tutti. Il centrodestra invece sta insieme, malgrado se le dicano di tutti i colori. Non che si debba stare insieme per forza ma nemmeno separati. La storia lo racconta: aver rotto un modello di coalizione che funzionava, evidentemente si paga”. Melley centra poi il suo ragionamento sul locale: “Mi candidai perché sentivo quel vento che spira ancora e che in parte è motivo della sconfitta alle amministrative. La mia era innanzitutto una proposta al centrosinistra poi le strade sono andate diversamente. Finì un modello di coalizione e nel mentre il rapporto fra la giunta e la città nell’ultimo periodo si è del tutto guastato. Oggi il centrosinistra è all’opposizione, stiamo provando a stare insieme. Ci saremmo aspettati da parte del Pd una discussione interna fino ad oggi mancata, ma d’altro canto e la rigenerazione di un partito che a livello nazionale appare bloccato. Sarzana non fa stare sonni tranquilli mentre invece c’è l’esperienza di Porto Venere dove si è trovata una compattezza in tutto il centrosinistra. Invito Andrea Orlando ad esserci un po’ di più, sul suo territorio perché è da qui che si può ricominciare”. Unica eccezione “paitiana” è il sindaco di Riomaggiore, Fabrizia Pecunia, il paese dove alle ultime politiche il Pd ha perso meno in provincia: “Ho bisogno di un Pd forte per fare il sindaco che è un mestiere difficile. Le Cinque Terre sono piccole ma hanno una rilevanza nazionale: avere un appoggio governativo in questi anni è stato determinante per la mia amministrazione. Non è solo una questione di finanziamenti, ma di politiche chiare su ad esempio la gestione degli spazi, sul tema dell’ambiente. A Riomaggiore abbiamo ricostruito tutto dalle ceneri: un circolo che ha avuto visione e mi ha permesso di vincere. Ci siamo aperti alla società civile, io stesso nel 2011 ho iniziato un percorso politico che non avevo mai intrapreso. Le risposte nei valori, nei valori del centrosinistra: il clima è cambiato e ci sono dei segnali netti che arrivano dalla società. Ci sono cambiamenti radicali da affrontare, velocissimi, ci sono i problemi di chi non ce la fa ad andare avanti. In passato la politica ha saputo superare queste paure, costruendo diritti importanti. C’è chi invece queste paure le cavalca, c’è chi addirittura ci specula sopra: su questo la sinistra deve trovare il modo di fare sintesi avendo il Pd come punto di approdo di tutta la sinistra. Sono molto contenta di essere qui oggi ma è necessario che il Pd ci sia tutto quanto, nessun escluso: solo insieme possiamo riuscire ad arrivare all’obiettivo”. Per l’Anpi c’è il presidente provinciale Pucci: “Nel 2006 ci siamo aperti a tutti gli antifascisti, non solo i partigiani, non solo i patrioti che furono protagonisti della Resistenza. Anche noi facciamo politica, e vogliamo rimarcare che in questi anni la sinistra ha parzialmente abdicato alla sua funzione storica. Si deve tornare ad essere partiti che guardano alla solidarietà e non allargarsi verso quella che può essere un ipotesi di populismo”.

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