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Ultimo aggiornamento: Giovedì 17 Agosto - ore 23.40

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"A Spezia estremizzato il metodo Renzi"

Basile e Veschi escono dal Pd: "Nessun margine per riformare il partito dall'interno". L'ex segretario: "Orgoglioso di Andrea Orlando".

`A Spezia estremizzato il metodo Renzi`

La Spezia - Al netto dei tendeziosi e spacconi travisamenti del mental coaching aziendalista, Sun Tzu, ne "L'arte della guerra", spiega che il conflitto, quando è inutile, va evitato. E' un po' quello che devono aver pensato l'ex segretario provinciale del Pd Moreno Veschi e l'ex assessore alla cultura Luca Basile. Orlandiani di lunga militanza dem, i due hanno deciso di rompere con il partito e passare ad Articolo 1 - Mdp, convinti che ormai la battaglia dall'interno sia cosa inutile. Molto meglio lavorare alla costruzione di un soggetto a sinistra del Pd abbastanza forte da costringere i dem a correggere il tiro. Un tiro che, per Veschi e Basile - e per tanti altri - si è incamminato verso un centrismo suicida non estraneo a politiche di destra per quanto concerne il mondo dell'economia e del lavoro.
Temi, questi, snocciolati oggi al Caffé Cantieri nel corso della conferenza stampa che ha ufficializzato la fuoriuscita del duo. Una sala affollata, puntellata da non pochi volti Pd. C'era anche Emiliana Santoli, già parlamentare di Rifondazione e Pdci. Ospite d'eccezione Roberto Speranza, coordinatore nazionale di Articolo 1. Oltre a temi di valenza nazionale, Veschi e Basile hanno naturalmente proposto riflessioni e letture politiche di sapore spezzino, utili a spiegare meglio i moventi del loro cambio di casacca.

"Inizialmente il Pd voleva mettere assieme le diverse culture del riformismo - ha spiegato Veschi -, ma Renzi ha rottamato quest'idea. Oggi il Pd non è più pluralista e non ha capacità di sintesi: c'è la linea imposta dal segretario e non c'è alcuna mediazione con coloro che a questa linea si oppongono. Ciò si riverbera anche a livello locale, dove la minoranza all'interno del partito non può raggiungere risultati incisivi. Autocritica dopo le sconfitte? Non ce n'è stata. Una volta se si perdevano tre o quattro punti percentuali si apriva un ampio dibattito". Ancora l'ex segretario: "Spesso si rappresenta il Pd come un partito percorso al suo interno soltanto da una lotta tra bande. Non è così, non c'è soltanto lo scontro tra i vari comitati elettorali. Ma ci sono divisioni politiche profonde. Divisioni sul modo di governare che io, come segretario, ho vissuto sulla mia pelle, in prima persone. Sulla partecipazione della gente al governo, sui sindaci che non devono essere uomini soli al comando che attuano il programma senza verifiche con la cittadinanza. Dentro il Pd questo scontro dura da anni e non trova soluzione perché il partito non è in grado di fare sintesi. Perciò serve un soggetto esterno che obblighi i democratici a cambiare politica". Veschi si è infine detto "orgoglioso di aver sostenuto all'interno del Pd prima Gianni Cuperlo e poi Andrea Orlando. E sono fiero che uno spezzino grazie alle sue capacità abbia raggiunto incarichi istituzionali tanto importanti. Alla minoranza interna al Pd auguro di riuscire a ottenere risultati". Un confronto interno al quale tuttavia Veschi ha deciso di non prendere più parte. "Ho sostenuto il 'Sì' al referendum nonostante la megalomania di Renzi, ho supportato fino in fondo la candidatura a sindaco di Paolo Manfredini, facendo volantinaggio, senza perdere un minuto. Ma poi ho detto basta, non ce la facevo più, non ce la facevamo più. In questo momento il Pd dall'interno non può cambiare".

"Il metodo Renzi è stato portato agli estremi per quanto riguarda le logiche di governo spezzine - ha dichiarato Basile facendo riferimento all'operato dell'amministrazione Federici -. Vigeva l'idea che si potesse governare facendo a meno della mediazione politica e senza costruire il governo cittadino in modo concertato. Con decisionismo - spesso maschera di insicurezze -, arroganza quasi insopportabile, disinteresse per la partecipazione democratica e per i problemi quotidiani, seguendo la mitologia illuministica del governo dall'alto. Ecco, sta qui una delle vere ragioni della sconfitta alle elezioni amministrative. Nel tono di sufficienza, nella rottura del rapporto con il popolo, un legame che era sempre stato la forza del centrosinistra". Secondo Basile "anche in campagna elettorale non si è riusciti a dare un'idea di scarto rispetto allo stile degli anni precedenti. Questa traduzione spezzina del metodo Renzi ha lavorato nel tempo. E oggi non possiamo fare altro che constatare come i margini di riformabilità del Pd siano assai rarefatti per non dire inesistenti. Per quanto noi apprezziamo la posizione di chi, dall'interno del partito, cerca di portare avanti una linea alternativa a quella di Renzi".

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